poesia

Sapete cosa sia un Limerick?
Si tratta di una breve composizione di cinque versi, ed è veramente utile per iniziare a fare poesia: infatti, nonostante sia adatto soltanto a continuti semplici perchè obbliga ad una estrema sintesi, insegna a rispettare metrica e rime senza richiede troppo impegno.
Insomma, è un po’ quello che è il Pascal in informatica.
Come forse avrete capito, sono la mia ultima mania, e ne ho composti parecchi. Purtroppo per la maggior parte non posso pubblicarli per esplicito divieto dei soggetti, ma eccovene un esempio:
 
 O mio albero colorato,
 per gli occhi sei prelibato;
 ma non scordare
 di celebrare
 Gesù Cristo oggi incarnato!
 
Ho composto anche due sonetti e sto lavorando ad un terzo. Ho scoperto che non è difficile come sembra, basta un po’ di buona volontà: sono sicuro che anche voi potreste comporre ottime poesie!
Ma ho composto anche una poesia più lunga, con lo stesso schema metrico della Commedia:

Racconta di un mio sogno:

Di essere al Fermi ho sognato,
con le sue grandi finestre quadrate
e ed il muro di cemento formato.
 
Ma oltre il muro che vedendo state,
acquitrinosa piana si stendeva,
su cui molte case eran situate.
 
Tutto il complesso gran muro cingeva,
con torri grandi e con filo spinato,
un forte cancello il passo sbarrava.
 
Via Emilia correva su un suo lato,
ma di là Bologna era sì lontana
che per andarvi non bastava un fiato.
 
Tutto intorno stava una verde piana,
fatta di dolci, boscose colline,
ma deserta come grande savana.
 
Direi ch’esso in tutto era affine
A un cupo campo di concentramento,
perso ad Oriente, del mondo alla fine.
 
S’apprese la notizia con sgomento:
i Turchi l’Italia invaso avevano;
veniva invitto il loro schieramento!
 
Gli alunni uniti, pur tra il gran baccano,
decisero di non piegarsi loro:
da sé un esercito unito formano.
 
Alla Preside si strinsero in coro,
perché altri poteri non si trovava;
ma per le corna non teneva il toro.
 
Potere sol formale essa aveva,
ma per ciò i docenti furon con noi;
ma il comando dal carisma muoveva.
 
Del triennio gli alunni, dunque noi,
si nominaron subito ufficiali,
l’esercito organizzarono poi.
 
Ecco i Turchi, fieri come cinghiali:
fuori dalla scuola schierati andammo,
per sconfiggerli in battaglie campali.
 
Turchi antichi di fronte ci trovammo:
in testa avean colorati turbanti,
di aver contro sciabole constatammo!
 
Noi meglio armati eravam degli astanti,
fucili avevamo dalle armerie
che la scuola possedeva abbondanti.
 
Ma più forti eran le lor fanterie,
perché molto addestrati e numerosi;
non ci serviron le filosofie.
 
Subito ci attaccarono impietosi,
la nostra linea in due divisero,
benché noi resistessimo animosi.
 
Ma sul colle un gran cannone misero
due nostri coraggiosi professori,
e presto molti nemici uccisero.
 
Alla vista ritrovammo gli ardori,
e rinvigoriti contrattaccammo;
al fine ci trovammo vincitori.
 
Trionfanti nella scuola rientrammo;
mi ricordo che io ero ferito,
ma la mia piaga presto curammo.
 
Ricordo ben me stesso, già guarito,
vagante in corridoi ed aule vuote
mentre pria di gente lì era gremito.
 
Dei mitra sentivo le tristi note;
come la vita è incerta constatavo,
quando della sorte giran le ruote.
 
Intanto la mia ronda terminavo,
mi recai nel piazzale della scuola,
là la Fefu che parlava notavo.
 
Ella veloce spargeva parola
che quel giorno il suo compleanno era,
di festeggiarlo aveva la fola.
 
Volea dei turchi passar la frontiera,
sfruttando la temporanea vittoria,
e a Bologna arrivar per la brughiera.
 
Stavo per dar l’approvazione mia,
ma poi capii che nulla sapevamo
di cosa a Bologna in quel tempo fia.
 
Finche gli eventi non conoscevamo,
era meglio per noi restare uniti;
la scuola ben difender potevamo.
 
All’improvviso i guai parver finiti:
più i turchi al fuoco non rispondevano,
dai dintorni sembravano spariti!
 
Tutti nella vittoria speravano,
e veloce ottimismo si diffuse:
noi ancora armati allegri giocammo.
 
Ma le mie ansie non erano chiuse:
perché mai se ne sarebbero andati?
Dov’eran finite le armate intruse?
 
L’Italia li aveva allor ricacciati?
Oppur l’Europa ci aveva soccorsi?
O solo essi s’erano accampati?
 
Forse eran tutti su Bologna corsi,
senza della nostra scuola curarsi;
ciò avrebbe reso vani i nostri sforzi!
 
O sconfitti avean deciso di darsi?
E come mai poi li avevamo vinti?
Da ciò una lezione poteva trarsi?
 
Mentre ero perso in questi labirinti,
gli orologi sulle sette eran fermi,
e svegliandomi scoprii che eran finti!
 
Poco dopo, il registro confermi,
la solita giornata ho incominciato,
in un ben meno periglioso Fermi!
 
NOTA: non ho nulla contro chi viene dalla Turchia, il sogno era cosi! 

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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