Civilità Cicliche

Vi siete mai chiesti perchè una civiltà cresce, conquista il mondo, si copre di gloria; poi entra in crisi e in pochi secoli sparisce come neve al sole?
Non è strano? Una civiltà che ha raggiunto un progresso civile e tecnologico incomparabile con quello dei popoli vicini, tanto da sottometterne la maggior parte, come può lasciarsi sconfiggere da essi invece di continuare a sfruttare il vantaggio per accrescere il divario?
Beh, è evidente che ci dev’essere qualcosa che è generato dal progresso e che, prma o dopo, mina alla base il progresso stesso.
Io ho una teoria al riguardo.
Immaginate una comunità primitiva. I suoi membri vivono una vita durissima; non solo perché il cibo scarseggia, ma anche perché si sottopongono a crudeli prove di coraggio e massacranti addestramenti militari.
Prendete ad esempio Sparta, in cui, per avere la forza di tenere sottomessi gli iloti, gli spartiati passavano la vita nelle caserme, dove facevano una vita non molto più comoda di quella dei loro schiavi.
Chiaramente, nessun uomo potrebbe sopportarlo, ma se così non fosse la comunità non potrebbe reggere la concorrenza con le altre e sarebbe spazzata via; per garantire la sopravvivenza dell’ordine sociale che a sua volta le permette di esistere, la comunità ancora le proprie leggi ai miti, gli unici in grado di persuadere gli uomini a fare quel che devono.
Ma poniamo che questa comunità, in virtù proprio di questa disciplina e a prezzo di inumani sacrifici, riesca a prevalere sulle altre; cominci ad appropriarsi delle ricchezze, e anche della cultura dei vinti. Diventi, insomma, una grande e ricca civiltà.
Credete voi che i suoi cittadini, ormai abituati al lusso, potrebbero accettare di continuare a vivere secondo la maniera spartana predicata dalle leggi originali? No di certo, tanto più che, una volta sviluppata la filosofia, capirebbero che i miti su cui queste leggi si fondavano non stanno in piedi. Bisognerà quindi che si organizzi secondo principi nuovi. E qui cominciano i problemi.
Perché la filosofia si preoccupa principalmente di verificare che una teoria non cada in contraddizione, ma fin’ora nessuno è riuscito a trovarne una tale. Perciò si finisce per pensare che tutto è soggettivo e relativo, che non esistono certezze, che non esistono regole, ma ognuno è libero di decidere per sé. Cioè ognuno può fare ciò che vuole. E qui la frittata è fatta, perché la filosofia comincia a non occuparsi più di capire il mondo in generale, ma di capire come ottenere obbiettivi molto meno elevati, come vincere le elezioni.
Questo è ciò che è successo ad Atene con i sofisti.
E poco dopo Atene è stata battuta da Sparta, perché i suoi generali si preoccupavano più della propria carriera politica che della vittoria della patria. Gli spartani, al contrario, bandirono il progresso per mantenersi fedeli ai valori antichi, e vinsero.
Ma continuarono a fare una vita da cani, e quando la loro potenza militare fu spezzata, non ne rimase traccia.
Ad ulteriore esempio, alla fine della repubblica, a Roma, i divorzi erano frequenti quanto oggi, e le donne avevano una libertà senza precedenti: erano state distrutte le leggi antiche. Ma anche la lealtà alle istituzioni andò a farsi friggere insieme alla morale, e la conseguenza furono le guerre civili. Perciò nacque l’Impero: per riportare ordine.
La prosperità economica e lo sviluppo culturale continuarono per due secoli, perché la società segue con ritardi notevoli le evoluzioni della politica, ma ormai la direzione era quella: l’affermazione del cristianesimo non fu che l’ultimo e necessario atto della formazione di un nuovo ordine, che non è detto fosse migliore del precedente ma arginò il caos.
Quando nel V secolo Ippazia, donna-scienziata esponente della civiltà classica, fu crudelmente massacrata dai cristiani perchè sospettata di essere contraria al vescovo, la civiltà romana potè dirsi finita, e il timer della storia ripartiva.
Un discorso analogo poterbbe valere, ad esempio, per i comuni: dopo aver distrutto l’ordine feudale nel 1100 e instaurato la democrazia, si trasformarono in signorie nel 1400 per porre un freno alle guerre civili; dopo sempre due secoli, nel 1600, si erano ritrasformati in monarchie e la prosperità economica se n’era andata.
Ora siamo nella fase della prosperità e del relativismo, e se qualcuno ha idee per evitare che la storia si ripeta si faccia avanti.
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