Felicità

Cos’è la felicità?
Perchè, sapete, tutti ne parlano; ma sarebbe il caso di sapere di cosa tiamo parlando prima di sbandierare una via per raggungerla!
Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, ciascuno ha diritto a raggiungere la felicità. Bene. Come dire che ho il diritto di sapere secondo quale regola sono disposti i numeri primi: se fossi il più grande genio della matematica di tutti i tempi e fossi in grado di scoprirlo, nessuno me lo imedirebbe. Ma naturalmente non lo sono.
Pensandoci un po’, si può concludere che si è generalmente felici per un miglioramento della propria condizione. Aggungerei anche che la felicità è tanto più grande quanto più grande è il miglioramento, quanto più ci siamo impegnati per raggungerlo, quanto più sembrava improbabile il successo.
Ma il problema non è, in effeti, questo. Cos’è un miglioramento?
Si ha un miglioramento quando ci si avvicina al raggiungimento del proprio obiettivo. Ehm, quale obiettivo?
Pare proprio che dobbiamo trovare uno scopo per la nostra vita…
A pensarci bene, una soluzione c’è: lo scopo della nostra vita è raggiungere il bene più grande per noi stessi (anche quando facciamo del bene agli altri lo facciamo per sentirci bene noi, o almeno per conquistare per noi stessi il paradiso).
E quale bene maggiore della felicità? Dunque lo scopo della vita è la ricerca della felicità!
Argh: contraddizione!
Che senso ha dire che la felicità è il fine della nostra vita, se abbiamo sostenuto che la felicità viene dall’andare verso tale fine???
Questo equivale a dire che la felicità viene dal raggiungere la felicità: sei felice per il fatto di essere felice, indipendentemente da tutto il resto. Non ha senso!
Il Cristianesimo ha una risposta.
Il fine dell’uomo è la felicità, ma per trovarla deve avere come proprio obiettivo il fare la volontà di Dio.
Ma c’è un piccolo problema: perchè fare la volontà di Dio dovrebbe dare la felicità?
Si danno due casi: o la felicità è esterna alle azioni richieste da Dio, o è interna ad essa.
Nel primo caso, il contratto è più o meno questo: "Io ti chiedo di comportarti in un modo che sembra stupido, e lo sarebbe se non fosse che io ho deciso che se lo farai ti darò la felicità.". Potrebbe anche essere, ma non mi convince troppo.
Nel secondo caso, invece, il compotamento richiesto dà la felicità di per sè, e Dio ce lo ha semplicemente rivelato.
Ma questo significa che il fine il raggiungimento del quale dà la felicità non è nè la felicità nè il fare la volontà di Dio, ma il fine a cui porta questo comportamento, indipendentemente dal fatto che Dio esista o no. Ma perchè questo fine dovrebbe dare la felicità?
Ritorniamo, in pratica, all’ipotesi atea.
Mah.
Eppure molte persone sono felici. Anche non sapendo dire quale sia il loro scopo nella vita.
A questo scopo giova ricordare che siamo animali. Razionali, a volte.
Qual’è il fine degli animali? Ovvio: assicurare la sopravvivenza dei propri figli, e più in generale della specie.
Si scopre allora che l’amore serve a generare i figli.
Essere belli serve a dimostrare di poter fare figli sani (recenti studi dimostrano che la bellezza è proporzionale alla fertilità); essere ricchi serve a dimostrare di poter mantenere i figli; essere simpatici (nel senso profondo di avere comunanza di emozioni) serve a dimostrare di poter formare una famiglia unita, senza attriti che nuocerebbero all’allevamento dei figli. E quasi tutte le cose che facciamo servono a diventare o mostrarci più belli, più ricchi o più simpatici.
Allora la felicità consiste nell’assicurare la continuità della specie? Non è molto entusiasmante…
A ben guardare, però, non tutto ha come fine la riproduzione. Monaci che vivono in contemplazione, medici che vanno in Africa a curare gratis, o anche persone che si buttano con il parapendio o collezionano francobolli, non fanno alcun utile per sè, e neppure i propri figli.
Eppure spesso questo li rende felici. Ciò mi fa nascere un sospetto.
In fondo, se è andare verso lo scopo cher riteniamo il più importante per noi ci rende felici, non importa affatto che questo scopo sia sensato! Se pensassimo che la cosa che ci darà la felicità è collezionare tappi di bottiglia, saremo felici ogni volta che aggiungeiamo una nuova rarità alla nostra raccolta, e quando l’avremo completata saremo gli uomini più felici del mondo.
Salvo poi disperarci a cinquant’anni accorgendoci di aver sprecato la vita a fare una cosa totalmente inutile. Però intanto siamo stati felici. E non l’avremmo sprecata ugualmente, la vita? Passata, è passata.
Ma certamente ci dispereremmo, penseremmo di essere stati degli stupidi, riterremo di non essere stati "veramente" felici; in poche parole saremmo terribilmente infelici.
Questo apre una nuova prospettiva anche in caso di esistenza di Dio: forse ha scelto di ordinarci di comportarci in un certo modo per fornirci un obiettivo da raggiungere. Ma il bello di questo obiettivo è che non ci chiederemo mai se abbia senso o no, salvandoci dal pericolo suddetto! Continueremo ad essere felici cercando di raggiungerlo (naturalmente, essendo un ideale di perfezione, non c’è pericolo che lo raggiungiamo), e moriremo felici. Per questo ci perdona quando non andiamo in quella direzione: non importa che la raggiungiamo, ma che siamo felici cercando di raggiungerla.
Avrà avuto i suoi motivi per scegliere questo, ma la cosa fondamentale è che ce l’avesse indicato lui, e non si possa discutere!
In questo caso, però, ora che abbiamo scoperto il trucco… non possiamo più essere felici!
Vabbeh, ormai questo articolo l’avete letto, e vi ho condannato all’ifelicità perpetua… hihihi…

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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3 risposte a Felicità

  1. Gianluca ha detto:

    IO, oltre a denunciare Dò per plagio di idee, e deriderlo per i banali errori di battitura, aggiungo di essere del tutto contrario all\’ultimo periodo… non mi va di dare spiegazioni, la max gliene parlo doma.

  2. Michele ha detto:

    Concordo con l\’ultima riga se non per quel L\’ETTO che fa veramente cadere in un baratro tutta la tua dialettica.Sta di fatto che secondo me la felicità non è niente di quello che dici,se la felicità fosse un avvicinarsi al fine o il raggiungerlo come potresti svegliarti certe mattine cn un sorriso stampato e certe altre con un inca**atura da far paura?Secondo me la felicità è l\’accontentarsi,noi siamo felici solo quando ci rendiamo conto che la nostra vita è questa e non ci imponiamo di cambiarla e smettiamo di farci delle continue pare mentali pensando a cosa sarebbe successo se o cosa succederà tra..ecc…Insomma secondo me la felicità deriva semplicemente dal capire che siamo fatti così e non possiamo fare niente x la nostra vita se nn migliorarla un po\’.Riassumendo quindi noi nn dobbiamo smettere di sognare cose che ci renderebbero felici ma lo saremo solo quando ci rassegneremo a quello che siamo e ci accetteremo.Se ci pensi è veramente felice solo quella persona che prende la vita per quello che è e nn aspetta chissà che cosa,semplicemente vive la sua vita e si rallegra di piccole cose di cui però non sente continuamente la mancanza.P.s.mamma mia che riflessione filosofica,mi sto facendo paura!

  3. Michele ha detto:

    Concordo con l\’ultima riga se non per quel L\’ETTO che fa veramente cadere in un baratro tutta la tua dialettica.Sta di fatto che secondo me la felicità non è niente di quello che dici,se la felicità fosse un avvicinarsi al fine o il raggiungerlo come potresti svegliarti certe mattine cn un sorriso stampato e certe altre con un inca**atura da far paura?Secondo me la felicità è l\’accontentarsi,noi siamo felici solo quando ci rendiamo conto che la nostra vita è questa e non ci imponiamo di cambiarla e smettiamo di farci delle continue pare mentali pensando a cosa sarebbe successo se o cosa succederà tra..ecc…Insomma secondo me la felicità deriva semplicemente dal capire che siamo fatti così e non possiamo fare niente x la nostra vita se nn migliorarla un po\’.Riassumendo quindi noi nn dobbiamo smettere di sognare cose che ci renderebbero felici ma lo saremo solo quando ci rassegneremo a quello che siamo e ci accetteremo.Se ci pensi è veramente felice solo quella persona che prende la vita per quello che è e nn aspetta chissà che cosa,semplicemente vive la sua vita e si rallegra di piccole cose di cui però non sente continuamente la mancanza.P.s.mamma mia che riflessione filosofica,mi sto facendo paura!

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