Merenda

Conoscete "Donne ch’avete intelletto d’amore"?
Bene, e allora:
 

O voi ch’avete al buono alcun favore,

voglio con voi della mia torta dire,

non perché sappia dove vo a finire,

ma poetare del tutto vanamente.

Io dico che sentendo il süo odore,

fame sì forte mi si fa sentire,

che pur volendo la linea smagrire

tutta la mangerei immantinente.

Ma non voglio parlar sì lungamente

che la canzone mia vi sembri ostile,

ma scriverò del suo sapor sottile

più di quanto vorrei brevemente

uomini e donne presenti, con vui,

che non è furbo rivelarla altrui.

 

Vecchietta clama in domestica porta

E dice: “Amica, da qui si diffonde

un odorino che mal si nasconde,

e l’appetito m’ha risveglïato.”

Il condominio, che più non sopporta

di non gustarla, n’ha voglie profonde,

ciascun vicino in gran preghi s’effonde.

Ma noi siamo difesi d’ogni lato,

che Mamma della torta ha dichiarato:

“Cari miei, voi soffrirete in eterno

il disïo di lei, estate e inverno.

Di là v’è alcuno che affila il palato,

e che dirà nel Fermi: “O liceali,

io  mangiai torta che non ha eguali!”

 

Mia torta è disiata ovunque volgo:

or voi di sua bontà darvi ad intendere.

Chi in culinario certame contendere

vuole, ne richïeda la ricetta,

poi ch’essa sia nei nobil sia nel volgo

i più affamati disiri sa accendere.

Ma quale indegno se ne ardisse prendere

assaggerà presto giusta vendetta:

sì gran piacere per la gola getta

che ogni stomaco rozzo se ne pére.

Soltanto pance pure e poi sincere

come la mia, han diritto a una fetta.

Anche maggior grazia da lei c’è data:

non può morir di fam chi l’ha assaggiata.

 

D’ea dice il Gusto: “Cosa commestibile

Come può essere così gustosa?"

Poi la riassaggia e l’opinione sposa

che è bello credere a questa illusione,

ancorché sia in effetti impossibile…

Color di cioccolata ha quasi, ascosa

la crema nella sfoglia saporosa:

essa è misura d’ogni perfezione.

Appena è cotta dona elargizione

d’effluvi più odorosi che fïori

che feriscon le nari a chiunque odori

e della torta danno annunciazione:

fra le sue fette ogni bontà si trova,

però a toccarmele soltanto prova…

 

Canzone, par che le stanze sian tante:

perciò ora al pubblico fa’ un bell’inchino,

saluta tutti con un sorrisino,

e tra gli applausi abbandona la scena;

le donne cerca poi cui parlò Dante

e lor presentati qual sorellina

di colei che cantò donna divina,

sì che t’accolgano con gioia piena.

Ma se mi vuoi servire, teco mena

la mïa supplica di uom dolente,

ché a cantare di torta inesistente

il mio appetito più non si frena:

sia cotta dunque, e mi sia porta,

una gustosa, ma reale, torta!

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Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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