Felicità: quali conclusioni?

Insomma, tutta questa discussione sulla felicità? A cosa è approdata?
Secondo me, è innegabile che se si raggiunge un obiettivo importante per cui ci si è impegnati, ci si sente felici. Tuttavia, è altrettanto evidente che è una gioia che non dura in eterno; anzi se cambiamo sistema di valori potremmo addirittura pentirci di quello che prima ci rendeva felici; e di conseguenza divenire infelici.
Allora bisogna evitare a tutti i costi di cambiare sistema di valori? Vorrei proprio vedere chi riesce a ragionare secondo uno scema dimostratosi evidentemente sbagliato! Forse non lo ammetterà, ma nel suo intimo soffrirà, pensando di aver sbagliato. La sola soluzione sarebbe forse chiudersi nel proprio piccolo mondo, minimizzando le possibilità di vivere esperienze che ci facciano cambiare idea: secondo la teoria anche in questo modo è ugualmente possibile essere felici. Però è rischioso: chi è al buio sarà abbagliato dal primo raggio di luce. Fuor di metafora, chi vive una vita sempre uguale, ad esempio in un villaggio isolato, sarà sconvolto fin dalle fondamenta non appena si accorgerà che esiste il mondo, fuori.
Si può allora adottare il comportamento opposto, al fine di "vaccinarsi": se fin da giovani si è aperti alle più differenti esperienze, si potrà scegliere una via che abbia il minimo di probabilità di rivelarsi un vicolo cieco.
Tutto ciò è però un po’ assurdo. In fondo, si fonda sul presupposto che il concetto di "felicità" sia stato creato dalla natura per ricompensare i nostri sforzi nel proseguire la specie, e dunque spingerci nella direzione voluta: ad esempio avere una buona posizione sociale ed una buona moglie. Per questo la risposta tipica alla domanda "cosa farai per essere felice?" è, dopo "bho?", "trovare un buon lavoro, e una famiglia unita".
Tuttavia il sistema, come sempre, degenera (in senso non necessariamente negativo), e il risultato è che si può essere felici in molti altri modi. Il che non è neppure male, perchè il fatto di poter essere felici solo continuando efficacemente la specie non è molto eccitante.
Alcuni ipotizzano dunque che sia posibile una felicità più umana, forse più "filosofica", senza traguardi da raggiungere, senza vane battaglie: è la felicità delle piccole cose, delle gioie di ogni giorno, l’essere soddisfatti di ciò che si è senza rodersi il fegato nel pretendere la luna.
Io spero che abbiano ragione.
E voi???

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2 risposte a Felicità: quali conclusioni?

  1. Mauriz ha detto:

    Doc, sono Mauriz.
     
     
    Il mio non è un commento diretto a questo articolo ma al tuo blog.
     
    devo ammetterlo, Doc.
     
    IO TI AMMIRO SUL SERIO!
     
    Spakka conoscerti!
    Bella
     
     
    Mauriz😀

  2. Gianluca ha detto:

    …non sono convinto da questo tuo articolo così tanto Pascoliano…
     
    ciao! 

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