Melissa P.

Ho letto Melissa P. E devo dire che è un libro interessante.

 

Certo, la prima reazione è stata: ma non è verosimile!

Un mondo che non saprei come descrivere se non come “allucinato”. Un universo dove lo schema di relazione tra un ragazzo ed una ragazza è:

1)      Aggancio.

2)      Scambio dei numeri.

3)      Appuntamento.

4)      Sesso.

5)      Ritorna al punto 3.

 

Non esiste, non ha senso!

 

Ma che brutto mondo sarebbe se tutto il pianeta si comportasse così, con il sesso senza regole. Dove sparirebbero la criniera del leone, la ruota del pavone, i colori dei pappagalli, le luci delle lucciole, i canti degli uccelli? Tutte queste cose sono belle, ma sono belle per attirare le femmine: se queste non facessero problemi a concedersi, sparirebbero. Un animale piccolo, marrone e muto è molto più al sicuro dai predatori di uno appariscente, colorato e dalla bella voce: ma è molto più brutto!

No, non può essere!

 

Eppure, sul retro della copertina sono riportati i pareri dei lettori, tra cui una ragazza che scrive: “ho passato esperienze simili alle tue”. E mi viene in mente il caso della quattordicenne che ha fatto sesso con un sedicenne nel bagno della discoteca. Ha commesso lo stesso errore di Melissa: cercare di conquistare il cuore di un uomo dandogli il proprio corpo. Ed ha fallito miseramente.

Ma forse forse, a ben guardare, anche più vicino a me…

Ad Estate Ragazzi, a Sant’Antonio, con il pretesto di controllare come procedeva il laboratorio di braccialetti, mi sono inserito in una conversazione di tredicenni. Uno, ad un certo punto, mi chiede: “ma tu, hai mai baciato?”. Alla mia risposta, negativa, sfodera un’espressione tra la sorpresa e la compassione, e chiede: “perché?”. Ed io: “intanto, per baciare bisogna essere in due…”. “E allora? Prendi la L**** (nome di un’animatrice): lei te la dà!”. “Ma io non ci tengo a baciare L****”, ho replicato, “voglio dire, se non c’è nulla dietro, che senso ha?” “Beh”, ha detto, “intanto hai goduto!”

Mi hanno chiamato, interrompendo così questa demenziale conversazione.

E a San Vitale, un giorno che eravamo in vena di pettegolezzi sugli A-A (aiuto animatori), mi è stata riferita la frase che R**** (quindicenne) avrebbe detto a proposito di G**** (tredicenne): “So che mi va dietro, ma non mi ci metterei mai insieme: al massimo me la faccio!”

Mi è rimasto impresso, per un motivo particolare: è la cosa che avrei detto anch’io, contro i miei princìpi, nella sua situazione: con una ragazza simile, è difficile far diverso.

E se si aggiunge che una mia compagna di classe ha rischiato di restare incinta…

 

Eppure, mi rifiuto di pensare che la situazione sia così tragica come la dipinge il libro.

Innanzitutto, se i baci ultimamente si danno con tanta facilità in bocca che sulla guancia, mi pare comunque raro che si faccia sesso tanto per fare; generalmente si aspetta una storia con una certa solidità. Che magari sarebbe stata considerata poco più di un’avventura anni fa; ma ciò che conta è ciò che ne pensano i protagonisti. Non mancano poi eccezioni, ma sono generalmente causate da situazioni di non-controllo; come essere ubriachi in discoteca.

E poi, non credo che gli uomini siano tutti così cinici: a meno che –certo- una non vada a cercare i trentenni pedofili sul web… Non pochi ragazzi, invece, si sono ritrovati nella situazione inversa: innamorarti seriamente di una ragazza che voleva solo divertirsi.

E se gli atteggiamenti alla Daniele non sono rari, è evidente che alle ragazze in fondo non dispiace: altrimenti questi ragazzi sarebbero sempre soli, e alla fine cambierebbero atteggiamento; mentre avviene piuttosto il contrario.

Lungi da me, naturalmente, affermare che non ci siano problemi; o perfino dare la colpa al comportamento femminile troppo disponibile, come taluni fanno.

 

Ma analizziamo il problema dal punto di vista biologico.

Innanzitutto, è fondamentale riconoscere che il desiderio di fare sesso è fondamentale e geneticamente radicato sia nei maschi che nelle femmine: perché è indispensabile alla riproduzione.

Esiste però una fondamentale differenza tra maschi e femmine: mentre un uomo è biologicamente perfettamente un grado di fare 365 figli l’anno, 366 in quelli bisestili, senza particolare sforzo, per la donna un figlio significa nove mesi di gravidanza (fisicamente faticosa e con il rischio sempre presente di morire di parto); più anni di cure al figlio.

Perciò è del tutto naturale che, tradizionalmente, siano gli uomini a prendere l’iniziativa; e le donne –essendo coloro che più hanno da perdere-, a frenare fino a quando non ci siano le condizioni migliori per allevare i figli: il matrimonio. Che, a ben vedere, è l’assicurazione, per la donna che l’uomo non l’abbandonerà con i figli a carico, ma al contrario li proteggerà e manterrà; per l’uomo che quei figli sono proprio suoi, e non darà pane e poi eredità al portatore dei geni di qualcun altro.

Naturalmente, per garantire la sopravvivenza dell’istituzione “matrimonio”, tutte le culture lo hanno rivestito di un manto sacro; il che è stato utile al proprio scopo, ma ha condotto a situazioni paradossali, come Sant’Agostino che avrebbe voluto sposarsi a 16 anni per poter fare sesso senza rimorsi. Ma tutto questo oggi non ha più senso: a noi interessa la sostanza.

Il modello del matrimonio ha retto per qualcosa come diecimila anni. Se talvolta c’era chi non lo rispettava, erano generalmente i troppo poveri e i troppo ricchi. Ma queste due categorie non hanno mai rispettato troppo le regole della società: i primi perché dalla società non sono a loro volta rispettati, i secondi perché se ne sentono al di sopra.

La vera svolta avvenne ai primi del Novecento, con l’invenzione del preservativo in lattice, economico e facile da usare. Il suo effetto dirompente fu “congelato” dal tabù sul suo utilizzo (che la Chiesa mantiene ancor’oggi); ma esplose con la Rivoluzione Sessuale negli anni Sessanta.

Da allora l’atto sessuale non è più necessariamente l’inizio di una famiglia; e il sesso è divenuto qualcosa che si fa per piacere, non diversamente da un buon pranzo, o da un’iniezione di cocaina.

Liberate dalla responsabilità della maternità, le donne si sono sentite libere di raggiungere la parità con i maschi, e di ricercare il piacere che anch’esse desiderano.

Ma c’è un problema: il desiderio è calibrato in modo da superare di poco la barriera della responsabilità della gravidanza, che è enorme; ma ora che questa è abbattuta, il desiderio è del tutto sproporzionato.

Questa è la causa dei guai di Melissa, e di chissà quanti altri (inclusi i vari Roberto e Fabrizio, naturalmente, vittime di sé stessi).

Si immagini, per visualizzare la situazione un tubo a “T” rovesciata, sospeso sulla piazza di un paese in festa. Alle due estremità ci sono due colonne contenenti due serbatoi, collegati alla sua asta orizzontale. Due pompe li mantengono a livello costante, poco più alto della sommità del braccio verticale della T. Questi serbatoi rappresentano il desiderio, maschile e femminile. L’acqua, che da essi esce sotto pressione, si espande per il tubo orizzontale. I due flussi si scontrano sotto il braccio verticale, e l’energia dell’incontro dà loro la forza di risalire –pur se a fatica- questo condotto, che rappresenta una relazione seria e responsabile, e di uscirne alla cima. Là, grazie ad appositi fori, saranno trasformati in tante goccioline, che dipingono un arcobaleno sulla piazza.

Il preservativo, però, ha aperto una falla sotto al tubo orizzontale. Ora l’acqua, scontrandosi, non risale più, ma ricade a cascata, allagando la piazza.

 

La falla non fa che assecondare ciò che la fondamentale la natura del flusso d’acqua vuole, cioè cadere verso il basso. Ma così facendo gli impedisce di divenire arcobaleno per la gioia dei passanti, e lo fa finire ingloriosamente in un tombino.

 

Per fortuna, noi non siamo acqua. Siamo un fluido che possiede la ragione, e può opporsi alla gravità –pur sentendola in tutta la sua forza-: perciò nulla vieta che, da qualunque apertura si sia passati, ci si possa produrre in magnifici spruzzi. Ciò che spero, e in parte credo, già i miei coetanei facciano.

 

Basta non farsi negligentemente trascinare nel vortice che si precipita verso il basso…

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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