Io e Izzo

Sicuri che non sia venerdì 17?

Stranamente no: è il 24, ed è sabato. Shabbat, il giorno del riposo per gli ebrei. Ma perché tiro in ballo anch’io gli ebrei? Sta di fatto che difficilmente potrei immaginare una giornata meno riposata di quella di oggi.

 

Si comincia con l’ora di francese. Tutto bene finché il prof interroga; ma poi, non mi ricordo proprio perché, lo sento dire “ma avete mai pensato che nella Genesi il personaggio della donna è molto più positivo di quello di Adamo?”

Ma si, avevo sentito reinterpretazioni in questo senso, anche da parte di cattolici. In effetti, il serpente punta subito Eva, e solo dopo una lunga discussione la convince: Adamo segue a ruota.

Non significa forse che era lei la vera difficoltà per il diavolo, molto più forte di quanto fosse l’uomo?

Ma avevo accettato queste visioni come pure speculazioni, un po’ il divertimento di far dire ai testi qualcosa malgrado i loro autori. Qualcuno ha scritto anche un libro in cui Gesù, dopo la resurrezione, cambia idea, e mette in pratica il comando “amatevi gli uni gli altri” con l’amor carnale. Non mi sono punto scandalizzato: finché si tratta di un gioco, di una licenza poetica, non ha proprio alcun peso.

Tra l’altro, stiamo parlando della Genesi: un testo che, pur essendo considerato “ispirato” al pari degli altri, va chiaramente preso con le molle, anzi una tripla serie di molle e cuscinetti; perché se crediamo alla cacciata dall’Eden perché non credere alla creazione in sette giorni, e al mondo piatto compreso tra “acque di sopra” e “acque di sotto”?

Non ci sarebbe stato, insomma, alcun problema, se la cosa fosse finita lì.

Ma, “E perché?”, chiede qualcuno.

“Ma perché”, è la risposta, “è lei che sente il fascino dell’albero della Conoscenza, che è bello, e perciò è bene che lei ne abbia mangiato, anche se poi Dio l’ha punita; è lei che ha quell’insoddisfazione, quell’inquietudine tipica degli uomini che ci porta a superare i nostri limiti. Mentre Adamo è solo un babbeotto che obbedisce e basta.”

Eh no! Che storia è questa?

“Prof”, ho detto, “Questo possiamo dirlo noi oggi, ma facendo forza al testo: perché è impossibile che un ebreo di mille anni prima di Cristo considerasse positivo trasgredire un comando divino! Ciò che Eva ha fatto, e poi anche Adamo, non poteva essere per l’autore che male, anzi “il male” per definizione!”

E qui il prof è partito in una tirata sul fatto che noi siamo chiusi alle novità, che la chiesa ci ha condizionato ad una visione chiusa e reazionaria, e via dicendo.

Può darsi che io sia stato un po’ categorico nel dire la mia opinione, certo rispettare l’opinione altrui non è spesso facile: ma diamine, si può discutere su perché la Gioconda sorrida, ma se uno pretende che io mi convinca che in realtà è un maschio, io mi inalbero eccome! E se è stato sbagliato da parte dei cristiani medioevali forzare Seneca o Virgilio ad essere cristiani ante litteram, ancorpiù sarà sbagliato oggi forzare un antico ebreo ad essere un femminista con due o tre millenni di anticipo!

E ancora la cosa avrebbe potuto finire qui; senonché per sfortuna ha sentito la Sara sbuffare “e basta!”. E qui, apriti cielo.

Certo, bisogna anche mettersi nei suoi panni: è chiaro che, se lui si sente investito della missione di aprire le nostre piccole menti obnubilate alla visione di tutti gli scheletri che la Chiesa cattiva nasconde nei suoi ampi armadi, sentirsi dire “ancora?” è un’offesa intollerabile al suo credo, è un rigurgito dell’ignoranza che si rifiuta di aprirsi alla luce.

E anch’io ho le mie colpe: gli ho già chiesto scusa per aver detto, preso dalla discussione, che nelle ore di francese gradiremmo far francese invece che parlare sempre di ebrei: accusa che lui ha potuto a ragione contestare come oggettivamente falsa. Ma è soggettivamente vera, perché non essendoper nulla normale che si cada su questo argomento con questa frequenza, l’impressione che chiunque ne ricava è che se ne parli in continuazione –benchè cronometro alla mano questo sia falso-.

Forse dovrebbe anche lui provare a mettersi nei nostri panni.

Lo sappiamo già cos’erano i ghetti, e fino a quando sono rimasti in vigore, sappiamo quanto gli ebrei sono stati perseguitati, e quante false accuse la Chiesa ha loro lanciato, sappiamo cosa sono i pogrom, quali vessazioni stabilivano le leggi razziali, quanti innocenti sono morti ad Auschwitz e Birkenau.

Certo ci sono alcune cose che non conoscevo, come il fatto che ancora nel 1923 il giornale dei gesuiti accusasse gli ebrei di uccidere i bambini per berne il sangue, o che già nel  1400 in Spagna si parlasse di “limpieza de sangre” e gli ebrei fossero considerati “per natura perversi”.

Tutto questo aiuta a definire meglio l’ampiezza della follia in cui l’intera Europa era sprofondata lentamente, fino alla clamorosa catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, e il ruolo certo non sminuibile che la Chiesa ebbe nel precipitarvela: ma non cambia il quadro d’insieme. 

È bene conoscere la verità, ma non vedo l’utilità di rigirare il dito nella piaga di cose che appartengono fortunatamente al passato: altrimenti parlando della Germania dovremmo bollarla come patria della follia nazista, la Francia come paese dei nobili fannulloni e parassitari, o a scelta dei contadini rivoluzionari e sanguinari, l’America come sterminatrice degli indiani.

So bene che la chiesa ha sbagliato più e più volte nella storia, e certo non solo riguardo agli ebrei -che dopo tanti anni sarebbe ora di lasciare in pace-: ma dopo il Concilio Vaticano II tante cose sono cambiate, e diverse volte il Papa stesso ha chiesto scusa per gli errori dei propri predecessori.

Se proprio vogliamo criticare la Chiesa, facciamolo per la sua posizione un po’ troppo chiusa al dialogo sulle nuove realtà sociali quali i Pacs, e magari per la sua bizzarra opposizione ai contraccettivi: liberissimi, ma allora giustizia vuole che non si dimentichino alla leggera tutte le opere di carità spirituali e corporali in paesi lontani e vicini e l’impegno costante per il progresso sociale e la pace tra i popoli.

Del resto, la Chiesa riconosce apertamente di essere una “santa prostituta”: prostituta, sì, perché inevitabilmente costituita da uomini, con le loro debolezze, le loro ottusità, i loro piccoli e grandi egoismi; ma con la continua tensione verso la santità di Cristo, per quanto lontana da essa spesso potesse essere, e per quanto in disaccordo si possa essere sulle strade scelte per raggiungere il fine.

 

Detto tutto questo, è chiaro che finché dice cose vere, saremmo davvero in una dittatura se esistesse una legge che possa imporgli di tacere.: ma mi concederete che, se io cominciassi a cogliere ogni minimo pretesto per dirvi, poniamo: “Ma lo sapevate che i mongoli hanno nella sola Cina decine di milioni di persone?” “Ma non vi hanno detto che Gengis Khan ha oggi 16 milioni di discendenti, frutto dei sistematici stupri nelle terre conquistate?” “Ma vi rendete conto che nel 1241 solo la morte do Ogodai salvò l’Europa dall’invasione mongola, che era giunta fino alla Polonia e all’Adriatico?” “Ma ci pensate che lo scopo della maggior parte delle guerre dell’Impero Mongolo non furono causate dal desiderio di bottino, ma dalla semplice missione di annientare ogni oppositore, con l’ordine per i soldati di “non lasciare cosa viva: né uomo, né bestia, né pianta”?”.

Nessuno potrebbe dire che questo sia falso, e non credo che esista una norma che mi impedisca di dirvi queste cose: ma credo anche che dopo un po’ mi preghereste di cambiar disco! Soprattutto se nel dir questo sottintendessi un desiderio di provocare sdegno nei confronti dell’odierna Mongolia.

 

Mentre scrivo queste cose, sono appena tornato dalla Chiesa dei Santi Martiri Vitale ed Agricola, da 1700 anni muto memoriale del tempo in cui migliaia di persone furono barbaramente trucidate dalla più civile nazione del mondo, per l’unico motivo che erano cristiane.

E questo in conseguenza di pregiudizi assolutamente ridicoli: ma non ci è lecito riderne, non solo perché hanno portato alla morte di tanti innocenti, ma perché sono sorprendentemente simili, anzi spesso identici a quelli che l’Europa  -comprese, sì, i le gerarchie ecclesiastiche- avrebbero rivolto, sappiamo con quali atroci esiti, contro gli ebrei.

 

Ma alla fine, guardando i nostri bambini sorridenti, per i quali la chiesa è un’occasione unica per ritrovarsi al sabato pomeriggio a giocare insieme, non meno che per ricevere un’educazione alla bontà e all’amore -cosa sarà utopistica, ma farebbe un gran bene a questa società-; non posso fare a meno di pensare, con Cicerone e Macchiavelli, che se la religione non esistesse bisognerebbe inventarla.

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