riflessioni sulla Domenica delle Palme

Ieri, domenica delle Palme, abbiamo letto il vangelo della Passione di Cristo. Fin qui niente di strano: ma, leggendoli in sequenza, mi è caduto l’occhio su questi due passi:
 
"Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo è tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se egli non fosse mai nato!" (Matteo 26,24)
 
"Rimetti la spada nel fodero, perchè tutti quelli che mettono mano alla spada moriranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?" (Matteo 26,52-54)
 
Non è certo un problema originale questo: fin dall’origine ci si è interrogati su Giuda. Perchè, come può essere punito per il suo atto, se da secoli era stabilito -ed anzi necessario per la salvezza del mondo- che facesse quel che ha fatto? Eppure Gesù lo maledice nel modo più crudo, e morirà suicida: segno certo, per la cultura dell’epoca, di dannazione eterna.
 
Più in generale: i teologi hanno sempre difeso l’assoluta libertà dell’uomo, a prescindere.
Perchè? Perchè naturalmente se non fossimo liberi non sarebbe giusto premiare coloro che hanno fatto la scelta giusta, e punire chi ha fatto quella sbagliata: non ci sarebbe proprio nessuna scelta. Perciò, poichè Dio è infinitamente giusto, non è possibile che faccia una cosa del genere. Ma poichè ha promesso la gioia eterna ai giusti e la punizione eterna ai peccatori (ed è anche infinitamente sincero, quindi non può mentire), allora vuol dire che è oggettivamente possibile dividere l’umanità in giusti e peccatori. Quindi siamo liberi.
 
Non sono certo il primo, e credo neppure il miliardesimo, a notare che l’episodio di Giuda contraddice in pieno questa tesi. In un altro Vangelo leggiamo addirittura:
 
"Rispose allora Gesù: < [chi mi tradisce] è colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò>. E intinto il boccone, lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: <quello che devi fare, fallo al più presto>" (Giovanni, 13,26-27)
 
Vi sembra che Giuda sia libero qui?? Se perfino Satana agisce come un docile attore del copione di Dio!
E anche a prescindere da colui che, stando a Dante, per ciò che accadde quella notte sta ancora venendo maciullato nella bocca di Lucifero qualche migliaio di chilometri sotto i nostri piedi, ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Agostino d’Ippona: e si spera che oggi si sia in grado di discutere con un po’ più di cognizione di causa riguardo a come funziona il mondo.
 
Già 400 anni fa Spinoza lamentava che:
 
"La maggior parte di cooro che hanno scritto sugli affessti e sul modo di vivere degli uomini danno l’impressione di trattare non di cose naturali che seguono le comuni leggi della natura, ma cose che sono al di fuori della natura. Credono, infatti, che l’uomo turbi l’ordine della natura più che seguirlo, ed attribuiscono la causa della sua piccolezza non alla comune potenza della natura, ma a non so quale vizio della condizione umana."
 
E proseguiva:
 
La mia convinzione invece è questa: in natura nulla accade che possa essere attribuito ad un suo vizio; la natura, infatti, è sempre la stessa e la sua virtù di agire è sempre una ed identica, e perciò uno ed identico deve essere il modo di intendere la natura di qualunque cosa, e cioè per mzzo delle identiche ed universali leggi della natura. Gli affetti dunque dell’odio e dell’ira e dell’invidia eccetera, consistenti in sè, conseguono dalla stessa necessità e virtù della natura dalla quale conseguono le altre cose singolari."
 
E cosa dovremmo dire allora noi, che da oltre cinquant’anni conosciamo nei più piccoli dettagli -salvo certo le loro più profonde essenze- il gioco delle forze che regola il mondo? Che fin dai banchi di scuola impariamo come dalle poche e semplici leggi della gravità, del mangetismo, delle attrazioni nucleari si sia originato per necessità il grande edificio del cosmo, vita e noi a pieno titolo compresi?
 
Non sarebbe una forzatura, ormai, ritenere che le particelle che compongono il nostro cervello si comportino in modo diverso da quelle del sasso che cade, così che noi possiamo essere liberi, e lui no?
 
Ma se non siamo liberi, come può Dio aver deciso di premiare i virtuosi e punire i malvagi? Bene, io ho un’ipotesi.
 
Desidero intanto fare una premessa: necessità non significa costrizione. Non è verosimile che io voglia fare l’azione A, ma la necessità mi imponga di fare l’azione B: è necessario anche che io desideri fare l’azione A, o l’azione B. Detto in altri termini: se io decido di fare l’azione A, allora significa che fin dall’inizio del mondo era necessario che facessi l’azione A. Ma se decido di fare l’azione B, vuol dire che parimenti dall’inizio del mondo era deciso che compissi l’azione B.
Da questo risulta evidente che, nella vita di tutti i giorni, è perfettamente lecito (ed anzi direi irrinunciabile) assumere di essere liberi: ci è permesso dalla nostra ignoranza del futruro. Infatti, quanti problemi su questo argomento si sono fatti i Greci nelle loro tragedie dopo che hanno inventato gli oracoli!
Ma il problema, sul piano filosofico, rimane.
 
Per risolverlo, poniamoci dunque in una prospettiva totalmente inedita, sub specie eternitatis: poniamoci dal punto di vista di Dio.
Chiaramente, anch’Egli può essere considerato libero per i fini pratici, ma non lo è. Non è libero, tuttavia, per un motivo diverso da quello dell’uomo: perchè, se ammettiamo che sia perfetto, non può che fare la scelta migliore tra tutte; quindi non può, effettivamente, scegliere tra più alternative, poichè conosce già quale sia l’unica strada che è degno di lui prendere. Altra differenza, naturalmente, è che sa di non essere libero (tanto più che conosce già ogni sua azione nel futuro).
 
Poniamo, allora, che abbia rivelato agli uomini che non sono liberi, e che chi è malvagio non lo è per colpa sua, ma per cause del tutto conseguenti dall’ordine generale delle cose, e parimenti chi si comporta virtuosamente non ha alcun particolare merito, ma è stato spinto ad agire così da un determinato numero di circostanze a lui esterne. E che dunque non è possibile distinguere le anime in beate e dannate, ma secondo giustizia dovrebbero tutte ricevere identico trattamento.
 
Vi immaginate il caos? Pensate: giusti si sentirebbero traditi del loro merito, e spogliati della giusta ricompensa; per contro, i viziosi si sentirebbero giustificati nel loro agire dicendosi che non pteva essere altrimenti, e comunque non avrebbero più alcun ritegno a comportarsi il peggio possibile in quanto non punibili.
Volete mettere con l’effetto, invece, di magnificenti parabole da un lato sulla gloria futura di chi ha persevarato nel bene fino alla fine (magari attraverso sofferenze e martiri), e veementi  minacce dall’altro di indicibli sofferenze per gli empi figli del Demonio?
Non c’è davvero paragone!
 
Il punto è che, dicendo solo la nuda verità, nel primo caso Dio agirebbe di fatto come una causa che necessariamente ed irresistibilmente trascinerebbe verso il peggio l’animo degli uomini; ed incoraggiare attivamente gli uomini nella loro tendenza al male mi pare davvero poco consono alla perfezione divina!
 
Perciò, la mia teoria è che la Rivelazione sia, per certi versi, una bugia a fin di bene (non come la scusa dei bambini beccati: a fine di reale bene intendo!)
 
Sembra naturalmente strano che Dio possa comportarsi così, ma come altro avrebbe potuto fare? Abbiamo visto i deleteri effetti di una scelta contraria.
Del resto, ecco un episodio in cui, pur con rilevanza molto minore naturalmente, pare provato che abbia agito con una simile filosofia.
 
Recentemente si è scoperto che i Romani non piantavano i chiodi dei crocifissi nel palmo delle mani, ma nel polso: il palmo infatti non reggerebbe il peso del corpo, ed il chiodo strapperebbe rapidamente la mano in due. Nell’epoca medioevale, con la decadenza generale della civiltà, anche l’uso alla crocefissione era stato abbandonato, perciò la conoscenza di questo particolare si era persa fino ai giorni nostri.
La Sindone stessa presenta chiaramente i fori dei chiodi sul polso (è una delle prove della sua autenticità: un contraffattore non le avrebbe fatte così).
Eppure, tanto San Francesco quanto Padre Pio hanno avuto le stimmate sul palmo: dunque, non dove la verità voleva che fossero, ma dove essi pensavano.
 
Chiaramente, ciò che contava era l’effetto psicologico prodotto nei santi e nella comunità dei fedeli circostante. Immaginatevi il loro disorientamento se si fossero ritrovati trafitti i polsi, in una posizione che probabilmente neppure avrebbero collegato alle ferite di Cristo.
Immaginate far precedere al dono delle Stimmate un excursus storico-anatomico sulle abitudini crocifissorie dei romani… avrebbe guastato alquanto la solennità del momento. Ed ecco allora che la verità effettiva può essere tranquillamente trascurata, in quanto inutile allo scopo prefisso.
 
Resta poi da vedere come queste considerazioni possano influenzare ciò che ci aspettiamo al di là.
Mi sembra opportuno citare la parabola del padrone che esce a tutte le ore della giornata, ed ogni volta recluta nuovi braccianti per i suoi campi: di modo che i primi hanno lavorato tutto il giorno sotto il sole, mentre gli ultimi hanno passato la giornata a non far nulla, per lavorare solo qualche fresca oretta serale.
Il padrone paga a tutti un denro, lo stipendio di una giornata intera di lavoro. Scatena in questo modo le ire dei primi arrivati, che pretendonoun salario proporzionato alle ore di lavoro (quindi maggiore per loro). Il padrone risponde: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me perun denaro? Prendi il tuo e vattene: ma io voglio dare anche a questi ultimi quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchè io sono buono?" (Matteo 20,13-15)
Questo sembra chiaramente indicare che in Paradiso non ci saranno distinzioni tra chi ha fatto cose straordinarie, e le persone qualunque, purchè virtuose. E ciò è perfettamente coerente con la mia teoria: i braccianti non erano liberi di lavorare più o meno, è il caso che ha fatto si che alcuni incontrassero il padrone prima ed altri dopo.
 
Alcuni poi si spingono oltre, ed affermano che l’inferno è vuoto, o proprio non esiste. Anche questo è verosimile in base a quanto detto sopra.
Ma io reputo più probabile che l’inferno non sia vuoto; se Dio vuole farci credere di essere liberi, perchè dovrebbe disincantarci dopo morti? Mi sembra più semplice da parte sua premiare effettivamente coloro che hanno dedicato la propria vita alla gloria del suo nome, e punire coloro che lo hanno ignorato, o apertamente bestemmiato; anche se dal punto di vista della verità non sono realmente meritevoli o colpevoli.
 Voglio dire: voi come vi sentireste se foste, poniamo, Padre Pio, ed arrivati in paradiso scopriste di essere esattamente alla pari con Nerone o Hitler, perchè in effetti non è colpa loro se hanno fatto quel che hanno fatto?
 
Ma forse qui stiamo spingendo troppo oltre le conseguenze della mia teoria, che naturalmente è ancora da migliorare. In fondo, il destino delle anime dopo la morte è strettamente legato a quale sia il vero motivo che ha spinto Dio a generare il mondo, e a dare alle creature che avevano raggiunto l’intelligenza un’anima immortale. E mi sembra più saggio discuterne in altra occasione.
 
Voi, intanto, cosa ne pensate?
Ditemi, commentate!
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4 risposte a riflessioni sulla Domenica delle Palme

  1. Gaia Gobbo ha detto:

    È capitato spesso anche a me di fare congetture in proposito. Adesso ti dico come l’ho risolta.
    Sì, secondo me siamo liberi di scegliere. Ricordiamo però che Dio è contemporaneamente in ogni tempo, e quindi tutto sa. Il fatto che tu sappia che una cosa accadrà (es: Giuda che tradisce Gesù) non significa che però sia tu a farla accadere. Mi spiego. Se tu vedi tua madre buttarti fuori dalla finestra i vestiti perché non hai messo a posto la camera, mentre i vestiti cadono tu sai che colpiranno il suolo, semplicemente perché la forza di gravità “È FATTA COSÌ”. Non hai mica deciso tu niente di niente, però lo sai. Ecco, Dio è uguale. Sa che Giuda tradirà Gesù, ma non ha deciso che Giuda dovesse “nascere traditore”. Sapeva che l’avrebbe fatto perché Giuda, con la sua storia e le sue scelte fatte fino a lì, era diventata una certa persona, “ERA FATTO COSÌ”. Giuda poteva scegliere qualunque cosa in ogni momento della sua vita, ne sarebbe bastata una sola a cambiare il flusso degli eventi, ma ogni scelta è stata fatta in modo da portarlo alla persona che sarebbe diventata. Quindi non è stato creato così, ma lo è diventato. Volendo vedere un po’ di determinismo, potremmo dire che nessun uomo è un’isola, e quindi in ogni momento le nostre scelte sono influenzate dagli altri; come quando dici “ah ma è stato picchiato da piccolo, per questo è diventato un serial killer”… Insomma, considerando questo punto devo dire che sono molto più vicina al protestantesimo piuttosto che al cattolicesimo. Comunque spero che il messaggio sia chiaro: il fatto che qualcuno sappia cosa accadrà dopo, non è perché la ha determinato, ma perché conosce tutto; un po’ come quando sappiamo cosa accadrà da una reazione chimica di due elementi, ma non perché abbiamo deciso cosa accadrà, semplicemente perché conosciamo come sono gli elementi e cosa faranno. Ovviamente, a differenza dei prodotti chimici, le persone possono scegliere…inoltre nel mio esempio semplicistico non sono io a creare la reazione, ma assisto solo; diverso sarebbe se per avere il prodotto X mettessi insieme i reagenti Y e Z (che è esattamente ciò che secondo me Dio NON fa).
    E passiamo quindi alla questione paradiso/inferno. Questa è più facile! L’hai mica visto Dogma, il film? A un certo punto i due angeli protagonisti hanno una lite perché uno dei due dice che Dio è troppo buono con gli uomini, che gli uomini possono decidere se credergli o no e poi possono comunque sempre essere perdonati, mentre gli angeli, che sanno che Dio esiste, non hanno scelta. Insomma, secondo me il discorso è questo: la vita intera è una sorta di prova, nella quale devi decidere se Dio ti interessa o meno. Il tutto senza avere la certezza che esista davvero, ovviamente, perché se lo sapessi, come potresti scegliere il contrario? Non saresti uno che non crede, ma uno che sfida il potere di Dio, saresti un traditore, un angelo ribelle.
    Se durante la vita “scegli” Dio, alla fine potrai stare con Dio fino alla fine dei tempi (=paradiso); se invece scegli che non ti interessa, ovviamente passerai l’eternità lontano da Dio (=inferno). Tutto qua. Naturalmente per “scegliere” non devi essere battezzato o aderire ad una Chiesa, basta seguire i dettami dell’amore gli uni verso gli altri. Insomma, tu puoi anche dire “Dio non mi interessa, mi sbattezzo” ecc, ma se poi passi la vita ad aiutare, servire e amare il prossimo, la scelta è ovviamente verso Dio, verso i principi che incarna. Che dici? Ti piace come interpretazione? …ma più che altro, si capisce 😛 ?

    Ok, sono un’eretica da bruciare sul rogo XD…

    • francescodondi ha detto:

      Mi piace il tuo sforzo sincero di conciliazione, ma non mi convince il ragionamento. Dici che Giuda era determinato ad agire così perché le sue scelte precedenti lo avevano portato a diventare la persona che avrebbe tradito. Però poi dici che le scelte precedenti sono state, appunto, scelte. Ma, allo stesso modo, avrà fatto quelle scelte perché determinato dalla persona che era nel momento in cui le ha fatte. Che era in funzione delle scelte precedenti, ma che a loro volta… regresso all’infinito. Non esiste nessun punto, secondo questo ragionamento, in cui possa esserci una libera volontà, e quindi una responsabilità. Ogni causa deve essere esterna. E Dio ha creato l’universo.
      Quindi, siamo -esattamente- nella situazione di tu che mescoli due sostanze chimiche in una provetta; e per ipotesi sappiamo che sai benissimo che cosa ne uscirà. Quindi non ha senso dire che gli uomini sono in condizione di scegliere tra Dio e non-Dio, sono in condizione di scoprire se sono determinati a scegliere o no, in base alle condizioni esterne in cui sono nati e vissuti. Chiameresti questa una prova, e daresti un premio speciale alle sostanze chimiche che danno il prodotto di reazione che volevi? Se sì esiste perfino chi sia d’accordo con te, sei protestante e in particolare calvinista 🙂 Ma l’idea cattolica mi pare non regga.

      • Gaia Gobbo ha detto:

        …sicuramente non è un argomento di facile interpretazione. Poni domande complesse!
        Comunque, come già detto, mi sento molto più protestante che cattolica. Sul calvinismo (a suo tempo, precisamente quando mi misi a diquisire sull’argomento, mi informai in proposito) non ci metterei la mano sul fuoco, nel senso che penso che la libera scelta non si riduca solo al “credo/non credo”, ma comprenda tutte le decisioni importanti della propria vita, anche se ovviamente ammetto che siamo condizionati da dove nasciamo da chi nasciamo chi incontriamo ecc…

        Volendo citare un libro a me molto a cuore (no, non è la Bibbia XD): “sono le nostre scelte a dimostrare chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità” e, ancora “presto dovremo affrontare la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile”
        Insomma, secondo me questi momenti esistono, e fanno di noi quelli che siamo veramente. Però non ti sto aggiungendo niente di nuovo, e quindi tu non sei ancora convinto 😉 allora ti dico questo, per rispondere alla tua domanda:

        “Chiameresti questa una prova, e daresti un premio speciale alle sostanze chimiche che danno il prodotto di reazione che volevi?”

        La cosa che più mi convince della libertà individuale è la componente stocastica della vita stessa: se vai ad analizzare un sistema biologico, anche il più semplice, scoprirai che non funziona come mettere insieme due reagenti e aspettarsi (lecitamente) un prodotto; al contrario, la componente stocastica è sempre presente e totalmente imprevedibile, e benché si tenti di minimizzarla coi i metodi statistici, essa permane.

        • francescodondi ha detto:

          Beh, grazie, la vita un sistema enormemente pi complesso e organizzato di qualunque reazione chimica riuscirei a mettere insieme; non credo questo sorprenda nessuno.

          Vabeh, ho imparato che discutere oltre questo punto serve solo a guastarsi il sangue. Buona serata, e a presto 🙂

          Il giorno 26 marzo 2013 15:06, Non al Denaro. Non all'Amore. N al

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