CREDO

              di avere capito qualcosa.

PREMESSA

Credo che voi tutti mi conosciate come cristiano. In effetti ho (quasi) sempre ritenuto di esserlo, e sempre cercato di comportarmi di conseguenza. Vado a messa ogni domenica e nei giorni di festa speciali, lasciando in genere un’elemosina all’offertorio. Partecipo ogni anno ad Estate Ragazzi come educatore, d’estate partecipo con la parrocchia al campo giovani e quando non sono in contemporanea anche al campo famiglie; una domenica al mese vado a servire i poveri alla mensa della carità. E a scuola, ogni volta che c’è una discussione su argomenti che tocchino la religione, tutti si aspettano -in genere a ragione- che io difenda la posizione ufficiale della Chiesa.

In realtà –detto per inciso- capita spesso che la difenda prima per amore di verità che perché siano anche le mie: forse difenderei anche il nichilismo se lo sentissi attaccato a priori senza cercare di capirlo come spesso si fa con la Chiesa. Il punto è che una volta accettate determinate premesse quali quelle che la chiesa accetta, diventa oggettivamente difficile criticarne la posizione in questioni morali, perché ad esaminare attentamente ne discende abbastanza logicamente. Il problema sono appunto le premesse: perché c’è il rischio che ciascun religioso adatti in maggior o minor misura il Dio di Gesù alle proprie esigenze personali, e che questi déi sfumino incontrollatamente l’uno nell’altro nell’immagine finale che ne dà la Chiesa.

Questo campo mi ha permesso di confermare un mio sospetto, cioè che sono in effetti il fariseo della parabola in Lc 18,10-14. Per chi non la conoscesse, si potrebbe riassumere così: “Un fariseo (una sorta di membro dell’Opus Dei ebraica) ed un pubblicano (esattore delle tasse per conto dei romani, quindi traditore e servo dei pagani) entrarono insieme al tempio. Il fariseo stava in piedi ai primi posti e diceva ‘Signore, ti ringrazio che non sono peccatore come gli altri uomini, e come questo pubblicano. Io pago le decime richieste, digiuno quando comandato, ed osservo alla lettera la tua legge.’ Il pubblicano, chino nelle ultime file, si batteva il petto dicendo ‘Dio, abbi pietà di me peccatore!’. Dio gradì quest’ultima preghiera.”

Per uscire da questa situazione ho cominciato a riflettere sulle succitate premesse della fede, alla luce delle quali si possa scorgere meno oscuramente la via. Perché, dove possiamo arrivare se la mappa è sbagliata? Cercherò ora di sintetizzare le conclusioni a cui sono giunto nel modo più chiaro possibile e poi le pubblicherò per farvene partecipi. Sarò felice se questo potesse servire anche solo ad uno di voi per riflettere sulla fede che ha o che potrebbe avere, e non meno se mi farete osservazioni che avviino un dialogo in grado di perfezionare un quadro che conta comunque ampie zone d’ombra.

Andiamo, allora.

POSTULATO  1: Legge del mondo è il caso, legge del caso è la matematica.

Commento: La teoria quantistica prevede –e tutti gli esperimenti confermano- che tutti i processi fondamentali della materia siano casuali. Nessuno può dire quando un atomo di (poniamo) Berkelio-249 decadrà. Non sappiamo nemmeno se decadrà –per quanto ne sappiamo quel determinato atomo potrebbe essere ancora lì alla nostra dipartita-, e neppure sappiamo come lo farà: potrebbe emettere un elettrone, una particella alfa, potrebbe anche direttamente fissionarsi. Ma il nostro mondo è di scala enormemente maggiore di questi fenomeni, e sui grandi numeri il caso obbedisce senza scampo alla statistica –che è matematica. Sappiamo che in ogni momento ogni atomo ha una determinata probabilità di decadere: e questo ci basta per trovare una legge matematica che -alla nostra scala macroscopica- predice il numero di atomi non decaduti in ogni momento del futuro. Nell’esempio, se abbiamo una mole di Berkelio-249 sappiamo che tra 314 giorni quasi esattamente metà degli atomi saranno decaduti: non sappiamo né quali né quando né come, perché questo è casuale, ma questi sono dettagli microscopici invisibili. Ciò che il mondo ci permette di sapere è così sufficiente per considerarlo, alla nostra scala, deterministico e soggetto a leggi fisiche matematiche, esatte ed inviolabili.

POSTULATO 2: Accadono eventi che fanno eccezione alla legge di cui al Postulato 1; vale a dire che non sono spiegabili in termini di caso e matematica. Tali eventi appaiono al contrario essere compiuti in vista di un fine, generalmente la conferma o la correzione della fede di una comunità ebraica prima dell’anno 0, cristiana in seguito.

Commento: Si può ammettere che siano leggende i miracoli dell’Antico Testamento, con un po’ di fatica in più anche quelli del Nuovo, e volendo anche quelli del Medioevo; non vi è poi dubbio che in molti casi nella storia si è proceduto con parecchia fretta ed ingenuità a gridare al prodigio. Quando però -pur tra tanti errori ed imposture- si è di fronte a miracoli che accadono ancora a migliaia nella nostra era razionale, e che neppure la scienza più avanzata può spiegare, è ben difficile non pensare che vengano effettivamente da Dio. Anzi spesso la scienza trova nuovi elementi inspiegabili: per esempio, le esami della sindone non solo non hanno trovato tracce di pittura, ma hanno rivelato tracce di pollini che crescono solo in Palestina ed altri dettagli ben difficilmente falsificabili.  E se questi sono miracoli, non c’è motivo per cui non potrebbero esserlo buona parte di quelli antichi. In ogni caso, basta anche una sola eccezione alla legge per dimostrare a qualunque scienziato diligente che la legge non è perfetta, e va corretta o se necessario riscritta.

DEFINIZIONE 1: Definisco “Dio” l’ente che causa gli eventi di cui al Postulato 2.

Commento: Non vedo motivo di creare confusione chiamandolo in altro modo; la precisazione era necessaria per completezza.

TEOREMA 1: Dio è onnisciente, intelligente ed onnipotente.

DIMOSTRAZIONE: Se Dio non conoscesse il mondo (onniscienza), o non potesse comprendere la situazione e pianificare una linea di azione conseguente (intelligenza) o non potesse agire per mettere in atto le sue decisioni (onnipotenza) non sarebbe in grado di compiere miracoli, e questo sarebbe in contrasto con la sua stessa definizione. La storia dei suoi miracoli ci mostra poi come le sue capacità di conoscenza del mondo e di azione sullo stesso siano illimitate, almeno dal nostro punto di vista.

Commento: La definizione corrente, scolastica, di Dio è più o meno che gli appartenga tutto ciò che c’è di bello, buono, eterno, infinito, perfetto eccetera. Ma avendo io scelto di utilizzare un procedimento che con la massima rigorosità consentita dalle ovvie limitazioni imposte dalla difficoltà della materia derivi l’invisibile dal visibile, non posso attribuirgli che le qualità strettamente necessarie, pur non escludendo che ne abbia infinite altre. Addirittura, non ho detto neppure che sia buono: ma solo perché ritengo che il fiorire di attributi di cui fatichiamo a definire il senso possa produrre solo confusione.

DEFINIZIONE 2: Definisco “subordinazione ontologica”  il rapporto esistente tra le informazioni e l’ente che le elabora. Chiamo quindi le informazioni ontologicamente conseguenti rispetto all’ente, e l’ente ontologicamente primo rispetto alle informazioni.

Commento: Che cosa intendo introducendo questo concetto di subordinazione ontologica? Lo so che è un concetto che suona strano, ma è indispensabile nel ragionamento. Non vorrei che il termine “informazione” portasse fuori strada: per la meccanica quantistica tutto ciò che esiste è informazione. Vediamo di capire di più esaminando i casi concreti  che abbiamo a disposizione. Un buon esempio di subordinazione ontologica è il rapporto tra “second life” ed il server che la ospita: in questo caso le informazioni elaborate formano un universo il più possibile simile al nostro. Vorrei far notare che gli oggetti in “second life”, nonostante siano per noi virtuali, si comportano l’uno verso l’altro come se esistessero -nel senso che in tale universo l’espressione assume-: dico che essi hanno l’uno rispetto all’altro lo stesso grado di realtà, e l’uno rispetto all’altro esistono. Non esistono pienamente per noi, perché hanno un grado di realtà inferiore al nostro: noi potremmo distruggerli in un click. Un altro esempio di conseguenza ontologica, in cui siamo proprio noi l’ente primo, sono i sogni, o i ricordi. Ma non necessariamente le informazioni descrivono un mondo simile al nostro: questa pagina è ontologicamente conseguente rispetto al computer che la sta elaborando. Neppure necessariamente le informazioni descrivono un universo unico, dipende se sono elaborate in modo da interagire o meno: perciò diversi mondi possono conseguire da un unico ente primo, ma hanno sempre tra loro lo stesso grado di realtà.

TEOREMA 2: Dio non appartiene al nostro mondo, ma è ontologicamente primo rispetto ad esso.

DIMOSTRAZIONE : Se Dio appartenesse al nostro mondo dovrebbe sottostare alle leggi casuali e matematiche di cui al Postulato 1, e non potrebbe dunque causarne eccezioni, contravvenendo alla propria definizione. Se si trovasse in un grado di realtà inferiore o parallelo al nostro, si capisce dalla Definizione 2 che non avrebbe assolutamente alcun rapporto con noi, poiché ogni universo dipende solo dal suo ente primo e non è influenzato da null’altro. Se e solo se è l’ente primo rispetto al nostro mondo (oppure dotato di un grado di realtà superiore al nostro ente primo, ma mi sembra superfluo) allora diventano possibili ed anzi si spiegano le caratteristiche di onniscienza ed onnipotenza che gli abbiamo attribuito con il Teorema 1.

Commento:  Capisco che possa sembrare strano essere rispetto a Dio virtuali. Ma noi consideriamo reale ciò che ha il nostro stesso piano di realtà, che poi ci sia qualcosa di “più reale” rispetto al quale noi non lo siamo non ci cambia nulla. C’è comunque una differenza fondamentale tra il nostro mondo ed un mondo virtuale od un sogno: le regole che governano questi sono definite a livello macroscopico, mentre nel nostro mondo le leggi macroscopiche derivano dalle leggi microscopiche (come formalizzato nel Postulato 1), consentendo una ricchezza e complessità infinitamente superiore. Chiaramente Dio fa le cose infinitamente meglio di noi, ma l’idea di fondo non cambia.

COROLLARIO: Dire che Dio è ontologicamente primo rispetto al nostro mondo implica che ci abbia creato.

Commento: Lo so che ci sono decine di teorie che cercano di spiegare l’origine dell’universo, e non dubito che alcune siano in linea di principio possibili. Quello però che sappiamo per certo, però, è che il Big Bang fu una singolarità: vale a dire un punto di discontinuità, un colpo di spugna su ogni informazione che potesse dirci qualcosa su ciò che c’era prima. Se è così, tutto quel che queste teorie potranno mai dire è che non è possibile confutarle, il che è qualcosa ma non basta. La teoria della creazione -anche se non certo la storiella di Adamo ed Eva-, una volta ammessa l’esistenza di Dio, rimane quindi di gran lunga la più verosimile.

 DEFINIZIONE 3: Definisco “innamoramento” l’annullamento di ogni barriera, diffidenza e calcolo da parte di un amante verso un amato; cioè la disposizione del primo a dimenticare il proprio egoismo per vivere donandosi al secondo e per la sua felicità, senza chiedere in cambio nulla se non di essere ricambiato. L’innamoramento non è completo in sé, gli è anzi connaturata una forte tensione verso l’amore.

            Definisco “rapporto d’amore” la relazione che può (ma non necessariamente) nascere tra due individui reciprocamente innamorati, in cui il dono di sé all’altro diventa assoluto e definitivo.

Commento: Può sembrare una definizione fumosa rispetto alle mille forme di passione di cui facciamo esperienza ogni giorno. Ma a mio giudizio è l’unico vero modello a cui sia più o meno riconducibile ogni forma di amore; e vi assicuro che esistono in natura amori che si avvicinano sorprendentemente alla forma “ideale”.

POSTULATO 3: Di fronte alla gioia data dal rapporto d’amore con Dio, ogni altro piacere, gioia o felicità, e parimenti ogni dolore, tristezza o afflizione, diventano relativi e trascurabili.

Commento: Se questo postulato non fosse vero, non avrebbe senso credere in qualcosa: fortunatamente ce ne danno conferma le esperienze di moltissimi santi, e non solo, ma in misura minore anche molte persone di buona volontà che possiamo incontrare. Primo fra tutti ricordo il mio omonimo di Assisi, che dormiva sulle pietre coperto solo di panno ruvido, con il corpo martoriato da privazioni e malattie, eppure scriveva: “Questa è perfetta letizia! Io temo solo che il cuore mi esploda nel petto, per la troppa pienezza di felicità.”.

 TEOREMA 3: Dio è innamorato di ogni uomo.

DIMOSTRAZIONE: Se Dio non provasse alcun sentimento sarebbe inerte e non ci avrebbe neppure creato, al contrario di come il Corollario al Teorema 2 afferma. Invece creandoci ci ha donato ogni cosa, dall’esistenza in poi, ben sapendo che non avremmo mai avuto nulla per ricambiarlo se non il nostro piccolo amore; e sapendo anzi che molti sarebbero stati totalmente ingrati. Inoltre per tutta la storia ha continuato ad occuparsi costantemente delle nostre vicende, come nota il Postulato 2. Un sentimento tanto sollecito e disinteressato rientra pienamente nella Definizione 3, è quindi innamoramento.

Commento:  Perché Dio è innamorato di noi, noi che dal suo punto di vista, essendo una realtà ontologicamente inferiore, in pratica non esistiamo? Questo è il grande mistero. Alcuni sostengono che non può non amare, perché l’amore fa parte della sua essenza –deus caritas est-; oppure è falso che abbia da sé la felicità, e vale per lui il simmetrico del Postulato 3, cioè Dio non sarebbe davvero felice se non amasse l’uomo. Certo la risposta sarebbe bellissimo trovarla. Ma se uno sconosciuto vi regala 100€ per la strada –soldi buoni, senza trucchi-, voi li rifiutate perché non capite il motivo del dono?

TEOREMA 4: Dio desidera che noi ci innamoriamo di lui.

DIMOSTRAZIONE: Appare evidente dal Teorema 3 e dalla Definizione 3.0: chi è innamorato desidera che il suo sentimento sia ricambiato. Inoltre sempre dalla Definizione 3.0 si ricava che Dio amante desidera la felicità per noi amati, e poiché sa che, come ricorda il Postulato 3, la più grande felicità per noi è innamorarci di lui per iniziare con lui un rapporto di amore, ci spinge in tale direzione.

Commento: Mi pare sufficiente Mt 22,36-38: “ ‘Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?’ Gli rispose: ‘Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore , con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande ed il primo dei comandamenti  ”.

TEOREMA 5: Dio vuole che ciascuno ami ciascun altro essere umano.

DIMOSTRAZIONE: Appare evidente dal Teorema 3 e dalla Definizione 3.0: se un padre è innamorato dei suoi figli non può accettare che non siano innamorati l’uno dell’altro. Dal fatto poi che il Teorema 3 non è limitato ai “buoni” deriva che Dio ama anche i figli che gli sono infedeli, e dunque ci chiede di fare lo stesso.

Commento:  Il brano di Matteo prosegue con il versetto 39: “E il secondo [comandamento] è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso’ ”.

TEOREMA 6: L’uomo non è libero.

DIMOSTRAZIONE: Appare evidente dal Postulato 1: l’uomo è composto di particelle e le particelle seguono leggi casuali e matematiche, sarebbe assurdo pensare che una volta entrate a far parte del nostro corpo cessino di seguire quelle regole.

Commento: Sorpresi, vero? Ma questo non è un catechismo. Forse ho posto questo teorema proprio in questo punto, subito dopo tanto amore, per porlo in assoluto risalto: l’idea di essere libero è infatti innata nell’uomo, ed ha imbrogliato le idee a molti filosofi fino ad oggi (vedi le acrobazie di Cartesio con la ghiandola pineale…).  Io sono d’accordo con Spinoza, che dice: “L’uomo è consapevole della propria volontà, ma non è consapevole di ciò che ha creato la sua volontà così com’è [i geni e l’ambiente, possiamo dire oggi], per questo crede di essere libero. Ma se un sasso che cade pensasse, allora sentirebbe di essere lui a voler cadere, e sarebbe convinto che sia questa la causa della caduta”.  In pratica le nostre azioni sono si causate dalla nostra volontà, ma questa non è espressione di libertà ma solo un anello di un’infinita catena di cause ed effetti meccanicistici. Questo, sottolineo, non significa affatto che sapendo di non essere filosoficamente libero l’uomo debba abbandonarsi al destino: in pratica l’uomo può, anzi deve considerasi libero! Del resto, lo stesso Spinoza, che nega la libertà nei suoi scritti filosofici, la esalta in quelli politici. L’uomo può essere libero e talvolta lo è in ogni caso a seconda della definizione di libertà che si adotta, solo che nessuna di queste è valida a livello teologico.

TEOREMA 7: L’anima è il ricordo della nostra esistenza nella mente di Dio.

DIMOSTRAZONE: Innanzitutto la mente non è eterna: sulla base della Definizione 2 la riconosciamo come realtà ontologicamente conseguente al nostro cervello, e che non può quindi che scomparire insieme a lui. Deve dunque esistere qualcos’altro che sia possibile chiamare anima. Dimostriamo quindi che l’anima non può essere allo stesso livello di realtà di Dio. Vediamo intanto che, se così fosse, Dio non potrebbe crearla; perché dalla Definizione 2 traspare che la sua onnipotenza è relativa al nostro mondo , che gli è ontologicamente conseguente, ma non vale per ciò che ha il suo stesso livello di realtà. Per questo l’anima dovrebbe essere preesistente alla nascita. Ma abbiamo detto, sempre sulla base della Definizione 2, che ogni universo ha rapporto soltanto con l’ente che gli è ontologicamente precedente: nessuno degli eventuali enti allo stesso livello di realtà di Dio potrebbe avere rapporto con un universo a lui conseguente più di quanto una persona possa avere rapporto con la mente di un’atra, quindi certo non legarsi ad uno dei corpi definiti dalle informazioni da lui elaborate. L’anima deve dunque trovarsi ad un livello di realtà inferiore a quello di Dio. Ma noi siamo certi che Dio possiede una memoria –e probabilmente sconfinata-, poiché per elaborare i dati che costituiscono il nostro mondo deve immagazzinarli: in questa resterà certamente il ricordo di noi. Non c’è bisogno di cercare oltre, perché la memoria di Dio, essendo a lui direttamente conseguente, possiede il massimo livello di realtà possibile senza violare quanto dimostrato sopra.

Commento: Altro punto critico. Ma altrimenti cos’è l’anima? Se lo chiedeste ad Aristotele lui saprebbe rispondervi: è ciò che dà vita ad un corpo che sarebbe altrimenti un cadavere. Animale in effetti deriva proprio da questo: “ciò che ha un’anima”. Ma come possiamo noi attribuirgli esistenza sostanziale, noi che sappiamo che la differenza tra un corpo vivo ed un corpo morto è la differenza tra una macchina accesa ed una spenta? Con la differenza certo che noi ci spegnamo soltanto per un guasto irreparabile, e per questo non è possibile la risurrezione (a meno di miracoli, nel qual caso non è più complesso del trasformare l’acqua in vino). Sbaglierebbe, comunque, chi non si accontentasse di stare nei ricordi di Dio considerandola un’esistenza troppo evanescente: è vero che i ricordi sono una realtà ontologicamente conseguente, ma conseguente a Dio che è primo rispetto a noi. In pratica, dunque, come anime avremmo esattamente lo stesso grado di realtà che abbiamo ora. Del resto, non si dice sempre ai cari estinti: “resterai per sempre nel mio cuore”? Tanto meglio restare davvero per sempre nel cuore di Dio!

TEOREMA 8: Nella vita eterna Dio amerà ogni anima allo stesso modo, ma ogni anima riceverà felicità da questo amore proporzionalmente all’amore che ha avuto per Dio in vita. Perfettamente i beati, variamente coloro che ebbero una fede debole, per nulla i dannati.

DIMOSTRAZIONE: Poiché non c’è motivo per cui la morte dovrebbe porre fine all’innamoramento di Dio per noi e poiché per il Postulato 3 non c’è bene più grande dell’amore di Dio, non può che essere questo ciò che Dio offrirà alle anime. Faccio notare che la morte in peccato mortale non fa eccezione a quanto detto sopra, perciò Dio offrirà il suo amore ugualmente ad ogni anima. Tuttavia la gioia, sempre per il Postulato 3, sta non nell’essere amato bensì nel rapporto d’amore completo; dunque chi non ha creato tale rapporto in vita sarà escluso dalla gioia e chi lo ha creato debole avrà una debole gioia. Non perché Dio voglia punirli –non essendo infatti, per il Teorema 6, l’uomo libero, come può meritare una punizione?-, ma perché neppure Dio può rendere eterno un amore che non c’è mai stato. Nego poi che possa esistere un purgatorio in cui le anime perfezionano il proprio amore, perché essendo le anime, per il Teorema 7, un ricordo, sono immodificabili in eterno.

Commento: Possiamo naturalmente definire “paradiso” la gioia piena, “inferno” l’esclusione da questa; volendo possiamo chiamare “purgatorio” la condizione intermedia, ma solo per comodità. A chi però si chiedesse come possa Dio amare un ricordo, e come possa un ricordo riamarlo e gioire di tale amore, ricordo ciò che ho detto nel commento precedente: i ricordi di Dio sono altrettanto reali di quanto siamo noi ora. Poi, molti vedovi e vedove, pur non essendo Dio, continuano ad amare il ricordo del coniuge, benché abbia un livello di realtà inferiore al loro.

TEOREMA 9: Le preghiere, i pellegrinaggi, i digiuni, le elemosine, i servizi, l’onestà, la castità, la docilità, la sobrietà, la generosità; ed in generale tutti gli atti di devozione e di virtù, non causano la salvezza, ne sono piuttosto conseguenze e rivelatori.

DIMOSTRAZIONE: Per il Teorema 6 l’uomo non è libero, dunque le sue azioni non costituiscono motivo di merito o biasimo. Come invece il Teorema 8 chiarisce, soltanto l’amore per Dio –che per il Teorema 5 implica l’amore verso gli altri uomini- consente l’accesso alla beatitudine e soltanto la mancanza di amore ne esclude. Per questo non sono le opere a fare la salvezza. Ma come la Definizione 3 afferma, l’essere innamorato esige dall’amante verso l’amato un comportamento che esclude o comunque supera l’atteggiamento di equilibrata razionalità a favore di un dono gratuito ai limiti dell’insensatezza: per questo chi possiede l’amore non può non manifestarlo facendo il bene, mentre chi non ha la capacità o la volontà di fare il bene –e farlo senza risparmio e senza compromessi- dimostra agli altri ed a sé stesso di essere indietro sulla strada della fede, per quanto sia magari convinto del contrario.

Commento: Per tutti coloro che credono che basti conformarsi ad una condotta genericamente ritenuta virtuosa perché tutto vada bene, a quanti vedono nella chiesa un’organizzazione filantropica tra tante, a quanti considerano la religione come un’imposizione di regole incomprensibili… spero che questa mia pagina li faccia riflettere: tutte queste cose non sono importanti, ma conseguono logicamente dal centro della fede non appena si entra nella logica dell’amore.

COROLLARIO: Due azioni opposte possono essere gradite entrambe a Dio se entrambe, per ragionamenti diversi, sono guidate da considerazioni di amore; due azioni identiche possono essere una gradita a Dio ed una no, se solo una è dettata dall’amore.

Commento: Un feto down. Abortire? Se la madre, per amore del figlio, si rifiuta di farlo morire e lo tiene, certo Dio gradirà il suo gesto. Se invece la madre, per amore del figlio, si rifiuta di consegnarlo ad una vita di sofferenze e lo uccide, io credo che Dio gradirà ugualmente. Se però lo tiene perché costretta dallo Stato o anche solo per rispettare senza capirla una norma della Chiesa, sono convinto che non ne deriverà alcun progresso verso la salvezza, ma solo dolore.

TEOREMA 10: Dio non considera vero male ciò che a noi sembra dolore e non considera vero bene ciò che a noi sembra gioia, a meno che questi non abbiano ripercussioni sulla nostro rapporto di amore con lui. Anche le opere buone non contano tanto per il fatto che aiutano materialmente un bisognoso, ma per il fatto che per compierlo abbiamo messo in gioco il nostro amore.

DIMOSTRAZIONE: Poiché per il Postulato 3 tutti i beni ed i mali sono nulla in confronto alla pienezza dell’amore di Dio, ne deriva non solo che giustamente lui li considera nulla, ma che noi dovremmo fare lo stesso: naturalmente noi non abbiamo mai fatto esperienza dell’amore pieno e dunque fatichiamo molto a mettere le altre passioni nella giusta proporzione. Del resto, essendo per il Teorema 1 onnipotente, Dio potrebbe senza sforzo colmarci di ogni bene: se non lo fa è perché è nelle difficoltà che possiamo amarci gli uni gli altri, l’abbondanza non ci aiuterebbe affatto a raggiungere ciò che è importante.

Commento: Molte persone lasciano la fede perché non capiscono perché i malvagi siano pieni di gioia e successo, mentre i giusti devono sopportare dolori insopportabili. Volevo chiarire che questo punto di vista porta fuori strada completamente: tutto questo conta niente. In realtà sono convinto che, se noi gioiamo per una gioia o soffriamo per una sofferenza mondana, Dio gioirà o soffrirà insieme a noi, perché ci ama; non per questo però considererà le cause di queste passioni come in assoluto rilevanti. Gesù ha sfamato gli affamati e guarito i malati, ed uno dei motivi era certo che sentiva compassione del loro dolore: ma l’obiettivo principale restava far sì che le folle credessero al suo messaggio di salvezza. In diversi luoghi addirittura fece pochi miracoli “per la loro poca fede”: l’avrebbero preso per un santone venuto a sanare i loro corpi senza toccare le loro anime. Date poi un’occhiata alla parabola della vedova in Mc 12,41-44: se l’importante fosse il risultato, quanto più grande sarebbe stata l’elemosina dei ricchi!

COROLLARIO: Le gioie ed i dolori mondani non vengono da Dio, ed è inutile pregarlo riguardo a queste cose. Se però lo preghiamo perché rafforzi la nostra fede o ci sostenga nell’amare lui ed il prossimo o altre cose veramente importanti, è allora possibile che compia un piccolo -o anche grande- miracolo in nostro favore; e comunque la convinzione di essere stati aiutati avrà un effetto placebo che sarà di grande aiuto.

Commento: Gesù afferma in Lc 11,9 riguardo alla preghiera: “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Ma poi conclude, al versetto 13: “Se dunque voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”. è piuttosto chiaro cosa è da chiedere…

NOTA FINALE:

Questo è quanto sono riuscito a condensare in parole dei miei più recenti pensieri. Numericamente non c’è niente male: 3 Postulati, 3 Definizioni, 10 Teoremi… ottimi numeri, neanche a farlo apposta. Ammetto però che tutto il resto possa essere non dico non proprio rigoroso quanto vorrebbe essere, ma anche certo confuso e lacunoso; e voi che –onore a voi- avete avuto la pazienza di giungere a leggere fin qui, avrete certo maturato nel frattempo una quantità notevole di dubbi, obiezioni e critiche da farmi. Ebbene, fatemele: il blog è fatto apposta, ed io non chiedo di meglio!

Chi invece desiderasse la verità assoluta, chiara, indiscutibile, non ha che da consultare questo sito.

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Una risposta a CREDO

  1. sofia ha detto:

    oddio Dondi.. O_O\’ lo leggerò quando avrò più di due minuti (che è il tempo che ho adesso) promesso! Comunque se vuoi avere la mia prima impressione alla vista di come hai costruito il post, ti posso dire che niente è fisso come una regola matematica. Il bello della fede e della vita è che non esistono certezze, MAI, e se tu esponi la fede in postulati e dimostrazioni varie non avrai mai una visione chiara, secondo me.Comunque sarò più chiara e completa quando avrò letto ^^\’ me spiasa di non riuscire adesso…un abbraccio!

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