Gelmini-bis

Bene, sono passate 24 ore dal mio precedente intervento, e devo dire che nel frattempo sono successe parecchie cose interessanti.
 
Intanto, sono andato alla manifestazione contro la Gelmini. Poi, però, ho avuto una discussione con Sofia, che è d’accordo con la riforma, e questo mi ha costretto ad un’ulteriore riflessione.
 
Il punto è: come facciamo a valutare la bontà di una novità?
 
Prendiamo ad esempio, l’introduzione dell’avanzamento di stipendio legato al merito per i professori: magnificato come giro di vite per penalizzare i nullafacenti e gratificare i docenti di buona volontà, con conseguente notevole innalzamento della qualità delle lezioni -e ce ne sarebbe un immenso bisogno-, basta leggere il parere di un detrattore per accorgersi che, nell’oggettiva mancanza di un criterio certo di valutazione del rendimento, questo è passibile di trasformarsi in uno strumento di pressione arbitriario verso ogni professore che si opponga alla presidenza, rischiando di degenerare in censura ideologica e clientelismo.
 
Oppure i finanziamenti alle scuole pubbliche: condannati come assurdi dai detrattori -se non ci sono soldi per il pubblico, cosa stiamo a regalarne ai privati?-, saranno ampiamente giustificati dai sostenitori perchè se tutti coloro che vanno alla scuola privata andassero a quella pubblica, per lo stato sarebbe un onere ben più grande dei contributi versati, e dunque è conveniente facilitare chi vuole passare al privato.
 
E globalmente, i finanziamenti? Tagli per 8 miliardi, e questo è certo. Ma, se da una parte si teme che un’ulteriore stretta sui fondi manderà al definitivo collasso la scuola, dall’altra si promette che parte dei risparmi ottenuti licenziando saranno reinvestiti in laboratori e ricerca. E le classi più numerose, quanto incideranno sull’effettiva qualità dell’insegnamento?
 
E così e così. Il tutto complicato dal fatto che c’è troppa carne al fuoco: se ci fosse un solo cambiamento lo si potrebbe analizzare a fondo, ma qui ce n’è una pleteora e per l’uomo comune sarebbe già difficile analizzarli compiutamente con mente lucida, figuriamoci in questo clima di "emergenza" al limite del colpo di mano che questo governo continua a propagandare. Sicchè, è quasi inevitabile parlare per partito preso, chi più chi meno.
 
Il punto è: se questa riforma fosse stata concordata dopo un maturo dibattito tra le parti politiche e con il coinvolgimento delle associazioni di studenti e professori, dimostrando in modo ragionato che i tagli sono necessari e che sono stati fatti nel modo più intelligente consentito dalla situazione, io l’accetterei?
Direi proprio di si.
 
Ma se Berlusconi continua a governare a forza di proclami d’effetto e accoppiate decreto-fiducia (sistema che sarebbe da utilizzare in caso di guerra o giù di lì); e per di più giustifica in sostanza tale totale chiusura al dialogo, che è l’essenza della democrazia, proprio come nobile indignazione all’accusa dell’opposizione di non essere democratico… allora protestare mi sembra il minimo.
 
Tanto, ragazzi, siamo in Italia. La riforma danneggerà alcuni settori e ne migliorerà altri, lo stato risparmierà alcuni miliardi e ne sperpererà altri altrove… ma in sostanza, continuerà come sempre: le cose funzioneranno bene dove c’è gente di buona volontà, e dove non c’è continueranno le assurdità al limite del medioevo.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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