Ipotesi Tutto

E se invece, esistesse tutto?

Voglio dire, se esistesse ogni possibile disposizione di ogni possibile combinazione di tutti i possibili tipi di particella in ogni possibile tipo di spazio, anche curvo o a 7 dimensioni.

Vero è che in questo modo esisterebbe un numero transfinito (più che infinito) di universi del tutto od in gran parte incoerenti: ma tra questi ce ne sarebbe comunque un numero infinito di perfettamente coerenti.

Infatti: presa una qualunque configurazione come inizio, per qualunque insieme di leggi fisiche arbitrariamente stabilite deve necessariamente esistere un’altra configurazione, che coincida esattamente con l’evoluzione secondo tali regole di quella iniziale all’istante successivo –compreso il fatto che ogni eventuale essere vivente ricordi ciò che era presente nella configurazione precedente. Allo stesso modo ce ne sarà un’altra che secondo le stesse leggi sia la continuazione di questa, e così all’infinito. La successione di queste configurazioni forma quello che chiamo “linea di universo”, che, quando unisce configurazioni a tre dimensioni, si comporta come il nostro normale spaziotempo a quattro dimensioni.

In questo modo, il tempo, e lo stesso concetto di “io”, non sono che illusioni. Ogni configurazione di universo è un istante, ma le configurazioni non hanno alcun reale rapporto tra loro, e di conseguenza non ce l’hanno tutti gli oggetti che crediamo essere lo stesso che cambia; noi inclusi. Poiché, tuttavia, abbiamo visto che all’interno del caos le linee di universo individuate in base ad una legge sono formate da istanti tutti coerenti al proprio interno e tra di loro, proprio in virtù di questa coerenza in ciascuna di esse in ciascun istante ci sarà un “io” che non solo è cosciente di sé, ma ricorda infiniti io nel passato altrettanto autocoscienti: e di conseguenza ha la netta sensazione di essere sempre stato sé stesso all’interno dello scorrere di un tempo.

Questa teoria, fra l’altro, giustifica perfettamente il fatto che la fisica quantistica includa il caso. Infatti, accanto ad ogni linea di universo perfettamente coerente, ed in cui ogni minimo processo è rigidamente deterministico, devono esistere transfinite configurazioni che non entrano in alcuna linea, ma possono differire anche pochissimo da uno degli istanti di una linea principale, magari anche solo per una particella diversa. Se le due configurazioni sono abbastanza simili da essere macroscopicamente indistinguibili, gli esseri che abitano quella “sbagliata” non si accorgeranno dell’incongruenza, o tutt’al più la attribuiranno ad un qualche strano effetto di caos quantistico. Possiamo immaginare queste configurazioni, con le linee di universo che ne conseguono seguendo le stesse leggi della linea principale, come ramificazioni laterali di quest’ultima: e gli istanti in cui io scrivo e voi leggete queste parole devono trovarsi in una ramificazione, perché le versioni di me e voi che si trovano nella linea principale non hanno la meccanica quantistica.

Di più, anche restringendoci alle sole linee coerenti, faccio notare che non abbiamo alcun vincolo nella scelta delle regole di passaggio da un istante all’altro: qualunque esse siano, abbiamo la garanzia che corrispondano ad una linea di universo reale. Potremmo scegliere delle regole che includono un Dio che invia profeti e compie miracoli. Per forza, da quanto detto sopra, devono esistere configurazioni con persone che levitano o camminano sulle acque, o che vivono mentre tutti ricordano di averle viste morire, oppure anche déi e titani che appaiono e combattono sui campi di battaglia di Troia; e deve essere possibile stabilire regole che definiscano una linea di universo coerente che include questi istanti. Questo non significherebbe che esista un Dio, soltanto che quelle configurazioni si inseriscono in una sequenza le cui regole ne simulano l’esistenza.

Naturalmente, qualunque studioso di Popper mi dirà che questa è semplicemente la regina delle teorie inutili: è perfino più infalsificabile della religione. Vale a dire: non è possibile confutarla, perché nessun esperimento potrà verificare qualcosa che contraddica una sua predizione.

A dirla tutta, in effetti, questa teoria non può fare alcuna predizione: ciò che dice è che ogni causa avrà come effetto tutti gli eventi concepibili (o inconcepibili); o meglio che il concetto di causa-effetto è a sua volta illusione. Per ogni esperimento che compio, insomma, esisteranno da qualche parte transfiniti personaggi che dicono di essere me, ciascuno che ottiene dall’esperimento un risultato differente. Una configurazione sarà la continuazione coerente, infinite non avranno alcun senso, eventualmente vi saranno alcune o infinite ramificazioni quantistiche, come detto sopra.

Quindi alla fine una simile teoria non solo si trova nell’impossibilità di dimostrare la propria verità, ma dimostra anzi che, anche nel caso fosse incontestabilmente vera, sarebbe totalmente inutile per qualunque fine: se non, eventualmente, per supportare un nichilismo assoluto anche meglio di quanto facesse la teoria dell’ “eterno ritorno” di Nietzsche.

Però, dite, non è affascinante?

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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