Spirito

"Un tempo essi [gli uomini] si erano plasmati un cielo e l’avevano ornato con smisurati tesori di pensieri e di immagini. Il significato dí tutto l’essente riposava nel filo luminoso grazie al quale ogni cosa era legata a quel cielo; lo sguardo rivolto all’insù, invece di indugiare sulla presenza di questo mondo, vi aleggiava sopra verso l’essenza divina, verso una presenza posta, per così dire, al di là del mondo. L’occhio dello Spirito dovette allora essere riportato con forza a ciò ch’è terreno e qui essere trattenuto; e, nella tetraggine e nella confusione in cui versava il senso dell’aldiquà, c’è voluto molto tempo per ripristinare quella chiarezza che solo l’ultraterreno possedeva, al fine di rendere interessante l’attenzione verso la Presenza in quanto tale, quell’attenzione che è stata chiamata col nome di esperienza.
Adesso, invece, sembra vi sia bisogno del contrario, sembra che il senso sia così radicato in ciò ch’è terreno da essere necessaria per risollevarlo una forza uguale e opposta a quella di allora. Lo Spirito si mostra così povero che per il proprio ristoro, come il viandante nel deserto brama per una sola goccia d’acqua, esso sembra agognare unicamente il sentimento indigente del Divino in generale. E la facilità con cui lo Spirito oggi si appaga dà la misura della grandezza di ciò che ha perduto."

(Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Prefazione)

 

Apprezzo Hegel perché da una visione non ambigua, decisa, eppure non faziosa. Non è necessariamente oggettivo, ma dà l’idea di provarci.

Avrebbe potuto scrivere per esempio

 

Gli uomini si erano illusi ed  avevano dimenticato la realtà. Finalmente ci si decise ad abbandonare la superstizione, e pur tra molte difficoltà si procedette a fondare la conoscenza in modo scientifico. Ma oggi, proprio quando abbiamo i mezzi per portare a complimento questo fondametale progresso, lo spirito se ne spaventa; anzi rimpiange le proprie luccicanti illusioni, tanto da lasciarsi ingannare con disarmante facilità.

 

Ma avrebbe potuto scrivere anche

 

Gli uomini, una volta che Dio ebbe rivelato loro le verità celesti, tanto vi si persero da dimenticare che anche il creato esprime la gloria del suo Creatore. Era necessario dunque, pur se in sé un errore, questo periodo di esasperato materialismo; l’uomo doveva recuperare il contatto con la natura. Lo spirito, però, non poteva restare a lungo lontano da Dio e infine si é nuovamente rivolto a lui, per tributargli una adorazione che ora può essere più matura e consapevole.

 

Invece non ha scritto né l’una cosa né l’altra: o meglio, analizzando e non giudicando, ha scritto entrambe le cose. Quasi come se potessero essere due punti di vista sulla stessa verità.

E del resto, questa è la sua filosofia: il superamento degli opposti, togliendo in ciascuno il finito e conservare l’infinito, per avvicinarsi all’Assoluto.

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