Come Bambini

“Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli!” (Mt 18,3)

Giustamente, Juan Arias (per me mai sentito, ma forse qualcuno lo conosce) commenta per questo brano: “Il bambino tocca esistenzialmente il limite della libertà nell’abbandono e nell’amore. Per il bambino è normale che suo padre faccia miracoli, che sia il più potente, il migliore. Gli pare normale che lo si corregga, che gli si insegni; non lo potrà neppure sfiorare il sospetto che suo padre si sbagli benché dica cose che gli risultano misteriose. Farà domande, ma continuerà a credere.

Sono fondamentalmente d’accordo con il contenuto, forse meno con il pensiero in cui si inserisce. Infatti, chi è il bambino?

Per prima cosa, è l’essere più curioso dell’universo: neppure gli scienziati ed i filosofi che indagano i più ultimi segreti della natura possono eguagliare l’ardore che il bambino mette nel conoscere le piccole cose che gli stanno attorno.

Ma, è anche l’essere che tra tutti gli uomini è ritenuto più incapace e più sprovvisto dei mezzi intellettuali per comprendere la verità. Ed ancora più, se anche qualcuno gli rivelasse come stanno le cose, è ritenuto incapace di sopportare la verità.

Ed ecco allora che il bambino è anche colui che viene ingannato, per quanto per il suo bene: gli vengono raccontate verità parziali, distorte, o assolutamente false; con la convinzione che sia meglio per lui credere così. Ecco allora che i doni li ha portati Babbo Natale, che l’Uomo Nero rapisce i bambini cattivi; ma anche che la nonna morta è partita per un lungo viaggio, e che i bambini li porta la cicogna o crescono sotto i cavoli. Di cose simili, ormai istituzionalizzate, ne esistono a migliaia.

Ed il bambino, come appunto nota Arias, crede a tutto ciò che papà gli dice, vero o falso. Ma questo non può durare: prima o poi capisce come stanno le cose, e allora la crisi è tremenda.

Siamo stati una civiltà bambina per molto tempo. Ma abbiamo smesso di credere alle favole circa tre secoli fa: in un batter d’occhio siamo passati da bravi bambini rispettosi ad adolescenti incazzati.

Nel 1789 la Francia era una monarchia assoluta, in cui il potere poggiava su Dio: nel 1791 aveva già abolito l’ufficialità del culto cattolico, ridotto i preti a funzionari dello Stato, cominciato a chiudere con la forza monasteri ed abazie confiscandone i beni. Questa ribellione adolescenziale, certamente toccò poi l’apice nell’Ottocento: il Marxismo dichiarava la religione “oppio dei popoli”, e Nietzsche proclamò “Dio è morto: noi l’abbiamo ucciso!”.

Ma, seppure possa accadere, non è certamente consigliabile che l’affermazione di indipendenza dei giovani si spinga fino all’omicidio dei genitori. È invece necessario rifondare una relazione nuova, che riconosca al figlio piena autonomia dai genitori, nella conservazione ed anzi riaffermazione del rispetto e dell’amore filiale.

Oggi, per quanto vicende come quella della sfortunata Eluana, pur se amplificate perversamente dai media, rivelano che la frattura è ancora lontana dall’essere sanata, altrettanto siamo già lontani dalla contrapposizione ed incomunicabilità assolute e violente degli ultimi secoli: credo perciò che sarà prima o poi possibile lasciarsi alle spalle sia l’infantilismo che il ribellismo adolescenziale per divenire, finalmente, una civiltà adulta e responsabile.

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