Eluana è morta. E noi?

Eluana Englaro è morta ieri, alle 20:10. Definitivamente.

Davvero un’ “eutanasia”, la sua, alla lettera “buona morte”: buona per il padre, che finalmente ha ottenuto ciò che da dieci anni chiedeva come ultimo atto di rispetto a quella che era stata sua figlia; ma buona certo anche per il nostro Presidente, che ha potuto atteggiarsi a difensore della vita ad oltranza fino alla fine, ma senza essere costretto a portare alle conseguenze il conflitto di istituzioni che si profilava.

Ora, il tacere improvviso del debole fiato di Eluana, in un secondo ha imposto il silenzio al coro delle chiacchiere ipocrite e interessate.

Ma la fine dei dei proclami, non lasci il posto al facile oblio: questa sia la fine dei muro contro muro, e l’inizio del dialogo costruttivo. Perché, è inevitabile: se non ci saranno nuove leggi su queste situazioni irrisolte, non passeranno dieci anni, forse neppure uno solo prima che un nuovo caso simile, altrettanto lacerante si presenti alla coscienza pubblica. Per fortuna, ho sentito voci incoraggianti da parte di diversi politici in questo senso. Auguriamoci non siano solo voci.

Ciò che serve però -attenzione!- non è solo una migliore definizione di “morte”, e neppure solo l’istituzione di un adeguato “testamento biologico”: perché una volta arrivati a quel punto, la scelta non è che tra un male terribile ed un diverso male terribile. Verrebbe da dire che, a quel punto, la scelta è relativamente indifferente. Aspettate, e vi spiegherò cosa intendo.

Lo stesso giornale di oggi, METRO, da cui ho appreso la notizia della morte di Eluana, riportava tra le altre anche le seguenti notizie, in ordine di pagina:

·         Operaio 36enne, padre di 4 figli, sospettato di omicidio, si è suicidato.

·         28 morti e 45 feriti in Ski Lanka, nell’attentato di una donna kamikaze in un campo profughi di un’altra etnia.

·         4 soldati statunitensi uccisi da un’autobomba in Iraq.

·         Ragazzina, sempre in Iraq, sgozzata per divergenze religiose tra sette musulmane.

·         I morti per incendi in Australia hanno raggiunto quota 171. Il fuoco è stato appiccato dall’uomo.

·         4 persone morte e 35 ferite in Corea per un fuoco rituale fuori controllo.

·         Decine di morti per la repressione da parte della polizia di proteste di piazza in Madagascar.

·         25 morti e 30 feriti in Pakistan per razzi di guerriglieri talebani sparati contro una scuola di profughi.

Come non bastasse, un altro articolo riportava che sono, in Italia, 6°743°000 (sei milioni settecentoquarantatremila) le donne che hanno subito violenze sessuali, di cui 1°400°000 prima dei 16 anni.

Ma queste erano notizie del tutto marginali, in gran parte confinate in quegli articoletti brevi che si chiamano eloquentemente “tappabuchi”. Pochissimi li avranno letti. I titoloni, le dichiarazioni roboanti dei politici, erano tutti per gli Englaro.

Non che non sia anche questa una vicenda importante, non che ogni morte non rimorda in modo assoluto la nostra coscienza. Ma, ma. Queste erano persone in perfetta salute, e non avevano certo meno diritto a vivere: se abbiamo fatto tanto per conservare una vita che era l’ombra di sé stessa, che molto forse un giorno avrebbe potuto risvegliarsi –per restare comunque di certo paralizzata e martoriata; allora cosa avremmo dovuto fare pur di salvare queste altre vite?

Se le notizie che ho trovato riguardano in gran parte paesi mediamente lontani (nessuno è più davvero molto lontano, oggigiorno), tragedie accadono anche a casa nostra; tanto ordinarie da non finire neppure più sui giornali. E per quelle non è solo lo Stato, che pure è necessario: siamo noi coinvolti in prima persona.

Eluana è morta (17 anni fa, e ieri) a causa di un incidente in auto. Forse che è l’unica? Quanti saranno morti per le stesse ragioni, solo nell’ultimo anno? E soprattutto, quante morti avrebbero potuto essere evitate con una migliore educazione alla sicurezza, ma anche solo con un po’ più di attenzione da parte dei guidatori? O un bicchiere in meno?

E non c’è solo la strada. Devo ricordare le paurose statistiche dei morti sul lavoro? O la morte assurda di uno studente per la scarsa manutenzione della sua scuola? Oppure i barboni che ogni notte muoiono di fame e di freddo per le nostre strade? Eppure per salvarli non servirebbero manifestazioni, o decreti del governo: basterebbero una coperta, ed un pezzo di pane. Ma, dimenticavo: quelli non sono degni delle nostre preoccupazioni; anzi, se ci annoiamo, perché non pestarli a sangue, o appiccargli il fuoco?

E, se per qualcuno la strada è ancora troppo lontano per sentirsi interpellati, diano un’occhiata a questo numero: 7°000. Tante sono le persone che ogni anno sono uccise da cadute, coltelli, elettrodomestici difettosi, e tanto altro, proprio tra le mura di casa propria.

Allora? Sacrosanto difendere la vita fino all’ultimo, sempre e comunque: ma se non vogliamo essere ridicoli, scendiamo anche in piazza contro l’imprudenza alla guida, o portiamo bottiglie simboliche d’aria anziché d’acqua per coloro che muoiono soffocati da stufe difettose, o appelliamoci al governo perché per decreto impedisca di far morire di fame coloro ai quali la società non permette di guadagnarsi onestamente il pane.

Io, oggi, quando attraverso la strada guardo meglio da entrambe le parti: perché non più solo astrattamente so, ma ho avuto di fronte agli occhi quali possono essere le conseguenze di un solo errore. Anche perché va bene morire, fine delle trasmissioni, passi pure; ma andarsene giocando un simile tiro ai miei come costringerli a decidere se tenere in vita un simulacro di me, è una carognata che davvero spero di risparmiarmi.

Se tutti, anche solo così, pensassero un po’ di più alle possibili conseguenze delle proprie azioni e distrazioni, sempre tanto apparentemente innocue, allora avremmo qualche speranza in più di evitare una nuova Eluana, e nuovo dolore.

Annunci

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
Questa voce è stata pubblicata in Notizie e politica. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...