Leopardi, obiezione—un’apologia della vita

Leopardi, non sono d’accordo.

Lo so anch’io, che ogni cosa si genera per essere distrutta, che la natura non è fatta per noi, e che non si preoccupa punto di alleviare o non accrescere la nostra sofferenza. Certo, hai avuto il merito di rompere il muro del silenzio.

Ma da qui a concludere che la vita è solo dolore, e che sarebbe meglio non essere nati … proprio no.

Infatti: se non esiste il bene, come può esistere il male? Mi spiego meglio; e per farlo considererò il dolore diviso in due categorie, fisico, e spirituale.

Il dolore fisico non è davvero importante. Moltissimi saggi antichi sapevano ignorarlo completamente, e non vi è motivo per cui non dovremmo poterlo fare anche noi. Epicuro, tormentato dal male che lo avrebbe presto portato alla morte, scrisse ad un amico: “i dolori […] non potrebbero essere più lancinanti, eppure la gioia del mio animo riesce ad opporsi a loro”. Se l’animo è sereno, nulla del corpo può turbarlo; la stessa morte è un dolore tra gli altri, dunque ininfluente, con la sola differenza che è l’ultimo.

Ciò che può rendere terribile la vita, è il dolore spirituale. La perdita dei propri cari, la fine delle proprie speranze e dei propri sogni… e molto di più, la paura di tutto questo. Ma, se tu sostieni che non vi sia alcuna gioia nella vita, anche questi dolori sono nulla: infatti noi soffriamo perché capiamo che non avremo quei piaceri in cui speravamo; ma se si è convinti che tutte le gioie -quindi anche queste- non siano che illusioni, allora perché mai rimpiangerle? La stessa angoscia della morte, è tale perché pone fine e rende un nulla tutti i nostri progetti e le nostre speranze; ma se già si è convinti che comunque siano nulla, che angoscia può dare l’annullare il nulla?

Ma queste, non sono che le minori delle angosce dello spirito: la più terribile, pochi la provano, poiché fin dalle origini gli uomini si sono studiati di neutralizzarla. È la noia: il sentimento oscuro eppure indelebile che tutto è nulla, che non c’è un senso, che ogni nostra azione è vana; che polvere siamo, e che si avvicina rapido ed inesorabile il momento in cui polvere ritorneremo. Ebbene, proprio da questo specialmente noi siamo al riparo: dopo che abbiamo accettato tutto questo come parte della nostra vita, come può colpirci con dolore?

Vedi dunque che non c’è motivo alcuno di essere disperato: nessun piacere e nessun dolore, la bilancia resta su un placido ed onesto zero.

Certo, si può argomentare che lo zero è inutile. Intanto, però, vediamo già che porre fine alla propria vita ha tanto poco senso quanto viverla fino alla fine. Ma va anche un po’ meglio di così.

Infatti, i piaceri comunque esistono: e se sono transitori ed illusori, non per questo nell’istante sono meno intensi. Abbiamo visto come, nel dolore, per quanto questo paia reale e prema, la mente può astrarsi dal corpo e guardare dall’alto la sofferenza; allo stesso modo nel momento del piacere la mente può immergersi nella sensazione, e dimenticare per un istante la sua falsità. Così la bilancia penderà, per quanto leggermente e precariamente, dal lato del bene.

Bisogna considerare, è vero, che spesso i piaceri procurano in seguito dolori anche maggiori. In generale, tuttavia, una mente equilibrata saprà tenersi sufficientemente alla larga da questa specie di piaceri. Ma ance se non lo facesse: il dolore è nulla, e dunque neppure di questo ci preoccuperemo.

Certo, meglio è avere una fede religiosa: se sei convinto che Dio esista, per quanto anche ora il piatto possa tendere verso il negativo, nulla può toglierti la speranza che un giorno sarà incomparabilmente più positivo.

Anzi, la speranza è di per sé un grande bene: perciò il piatto è effettivamente già ora molto positivo. Al limite, questa sarebbe comunque la migliore delle illusioni. Ma tenere presente ciò che ho detto, giova anche alla religione.

In primo luogo, è più facile passare alla religione dal nichilismo, piuttosto che dall’ignoranza filosofica: se infatti hai tolto valore al mondo contingente, una volta che la cosa ti convinca non ti costerà nulla lasciare ciò che è nulla per il bene assoluto.

In secondo luogo, che è forse anche più importante: se ammetti che la mancanza di Dio sia accettabile, si evitano quelle fedi fanatiche che sono tanto convinte di ciò che affermano solo perché hanno paura del contrario. Se tutti tenessero questo presente, la religione e il mondo intero ne avrebbero un gran beneficio.

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2 risposte a Leopardi, obiezione—un’apologia della vita

  1. Francesco ha detto:

    Caro Re del Mondo alias Alberto, sei stato diretto e te ne ringrazio. Vedrò di rispondere degnamente.Sono disposto ad ammettere che da un cero punto di vista (o forse più di uno) il mondo stia rotolando in fiamme verso il precipizio tra pianti e risate isteriche (però bisogna amettere che era molto distante prima da questo precipizio, se non ci è ancora caduto), e che l\’uomo in generale è solo per una minima parte razionale.Però, proprio per questo -perchè lo so- non me ne preoccupo: so che il mondo è ingiusto e violento, perciò se sarò vittima di ingiustizia e violenza combatterò per eliminarle ma non ne sarò angosciato e non griderò alla vendetta contro colpevoli reali o espiatori. Già includevo nell\’ordine delle cose che potesse capitare.La stessa mia ed altrui irrazionalità, una volta compresa ed accettata, e fatta luce dunque sulle vere origini delle pulsioni che muovono me e la società, può essere secondo il mio parere resa inoffensiva; perfino anzi addomesticata a vantaggio della razionalità. Almeno, è quello che sto provando a fare.Poi, non credo che questo sia riservato a chi è colto e men che meno a chi è ricco: ti ricordo che lo zen è stato inventato non certo tra i grattacieli di Manhattan… ed ad ogni buon conto, non credo si tratti di questo: basterebbe, per me, guardare la verità dritta negli occhi senza maschere e senza paura -vero è che, al di là dei proclami, questo è ciò che l\’uomo comune più odia e teme, forse più qui che nei paesi cosiddetti poveri. E allora mi spiace per lui, non posso imporgli quello che per me è meglio.Per dirla tutta: io non sono particolarmente simpatizzante del concetto di "atarassia". Vivere ritirati, e va bene… se non giochi non puoi perdere. Ma a che giova, visto che di perdere non ti importa? Per me, il vero saggio è proprio colui che può raggiungere il massimo nell\’impegno nella vita, nel male o nel bene, e nonostante ciò mantenere la serenità interiore. Chi infatti ha compreso il mondo, può gettarsi nella mischia senza timore, ed afferrare i fuggevoli istanti di piacere disprezzando le sconfitte. Può dedicarsi a conquistare la ricchezza, il potere, e poi rischiare tutto ogni attimo a testa o croce: se conquisterà il mondo ne sarà soddisfatto, se lo perderà, lo sarà altrettanto. Oppure potrà abbandonare ogni cosa per la causa di un ideale, e non rimpiangere ciò che ha lasciato; potrà combattere per un mondo migliore, ma senza disperarsi se il mondo non cambia di una virgola. Perchè ha combattuto per il capriccio della lotta in sé, non perchè si aspettasse qualcosa.La noia… forse non l\’ho mai provata davvero, come posso dirlo? Ma, se la si combatte con il divertissement, allora sì che è terribile: perchè gli stravizi fanno toccare ancor più da vicino la nuda assurdità del tutto. Anche tra i trans e la coca prima o poi verrà un momento in cui ti fermerai, e allora l\’angoscia ti trafiggerà mille volte più forte. A meno che non crepi prima, chiaro. Quello che intendo io, è guardare il nonsenso negli occhi, e far capire che il più forte sei comunque tu. Anche solo perchè hai comunque il potere di rifiutare tutto ed ucciderti: se io resto, è perchè io lo voglio.E poi, sono perfettamente daccordo con te: visto che altri cinema non ce ne sono, tanto vale restare in sala, e vedere come va a finire questo film di un regista un po\’ pazzoide. Magari poi non è così male; e se qualche scena ci piace, possiamo anche applaudire.

  2. Alberto ha detto:

    mmmmm….non sono persuaso! Sebbene le argomentazioni di matrice filosofiche siano, da uno punto di vista meramente razionale, inoppugnabili, esse non tengono conto di due fattori, a mio avviso, di fondamentale importanza:1) parti del presupposto che l\’ uomo sia essere razionale e ciò, il ventesimo secolo lo ha dimostrato, non è quasi per niente vero. Noialtri umani, per quanto animati da una pulsione ordinatrice, siamo sempre preda di forze emotive conscie ed inconscie difficilmente controllabili. Anche questa è un\’ asserzione plausibille, concorderai, ed è in più corroborata dal constatare che, se tali forze non esistessereo, epicuro e company non si sarebbero sforzati tanto per erigere complesse strutture etiche per proteggersene. Con quali risultati, basta affacciarsi alla finestra per constatarlo: non so voi,io vedo solo un mondo che rotola in fiamme verso il precipizio, tra le risate isteriche e i pianti di coloro che lo abitano. Certo l\’ uomo saggio potrebbe placidamente accoccolarsi un cantuccio, in un benedetto stato di atarassia. Ammesso che ciò sia possibile, in questo modo il tuo sistema escluderebbe dalla salvezza tutti coloro a cui le necessità contingenti precludono la via dell\’ illuminazione zen. Diavolo, non vorrai assicurare la serenità solo ad una fetta esigua degli appartenenti al primo mondo?2) Una volta accettata, la noia dovrebbe smetterla di offenderci con i suoi strali? Se dici così, mi coglie il dubbio che tu non l\’ abbia mai sperimentata. La noia non è una menomazione con cui si può venire a patti, è un cancro che ti divora dall\’ interno, è la scimmia peggiore che si possa avere sulla gobba, perchè non molla mai, e dico mai, la presa. Certo, non bisogna essere Pascal, per affermare che si possa tirare avanti per un bel pezzo con il divertissement come anestetico. Il problema, però, è che il divertissement, come tutti i medicinali pesi, dà assuefazione; e allora le strade sono due. O muori per overdose, pippando coca dalle tette di trans brasiliani, su macchine a motore lanciate a tutta velocità verso l\’ oblio, o semplicemente corroso da un\’ ossessione insensata. Oppure, realizzata la futilità di ogni azione umana, si campa quel pugno di anni rimasti come automi, o ci si serve una generosa porzione di barbiturici e speed, e si salpa anzitempo per lidi sconosciuti. Questo è il vero volto della noia, del tedium vitae che sbrana il nostro secolo! non è certo un raffreddore…Detto ciò, posso solo dire: oh yeah, Mr.Leopardi was quite right! Non siamo spiriti eletti che camminano mano nella mano verso la fottuta era dell\’ acquario, siamo dei maiali sanguinari in giacca e pantaloni, e per di più ce ne rammarichiamo!A questo punto, solitamente dopo trenta secondi di allibito silenzio, la gente mi chiede: e allora cosa si vive a fare? Voi non so, io resto seduto finchè la recita non finisce e si fa luce in sala, minimo credulo postero. voglio farmi quattro risate, e aspettare che il regista venga a raccogliere l\’ applauso della platea. E in ogni caso, per un ultimo applauso.FACCIAMO IL BENE SE CI VIENE, E SE NON VIENE, PACE!p.s: scusa se sono stato troppo diretto a tratti, ma se non si dibatte tra" uomini di conoscenza"…sei forte Dondi!

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