la luce di Goethe

Interessante il problema se l’approccio fondato sulla la matematica sia troppo "rigido" per comprendere la realtà, e se sia meglio un punto di vista umanistico.
 
A questo proposito, credo che un esempio sia mirabolante: la storia della scoperta della luce.
 
Newton e Huygens, in un clima intellettuale proto-illuminista, avevano già compreso le proprietà fondamentali della luce, e posto basi rigorose di una teoria che ne spiegasse i fenomeni. Perfino, nelle loro discussioni epistolari, erano giunti ad intravedere la dualità onda-particella del fotone, per quanto non fossero in grado di esprimere questo in una teoria completa.
 
Centocinquant’anni dopo -e in pieno clima preromantico- uno scrittore, Goethe, visitando l’Italia e colpito dall’intensità della luce del Sud, si ribellò a questa visione "rigida" che spiegava una delle realtà più quotidiane e più affascinanti con oggetti ipotetici le cui proprietà erano ancora non chiare: e costruì una imponente teoria della luce (Farbentheorie) che si basava non sul fascio monocromatico ottenuto costringendo la luce attraverso prismi e fessure, ma sul bianco splendore del sole.
 
Ci volle un altro secolo, ma oggi, grazie alla meccanica quantistica, abbiamo una teoria praticamente perfetta della luce: ed il nocciolo è quello fondato da Newton e Huygens, anche se si sviluppa in modo ancora incomparabilmente più matematico e controinntuitivo della loro teoria.
 
La teora dei colori di Goethe, invece, non si studia neppure nei libri di fisica: è confinata per lo più come curiosità nella sezione introduttiva dei capitoli a lui dedicati per tutt’altri motivi sui libri di letteratura o al più filosofia.
 
Eppure, molti pittori hanno dipinto bellissimi quadri basandosi, per la riproduzione della luce, sulla teoria di Goethe, quando Newton non sarebbe stato di alcun aiuto. Ed anche oggi, se della luce non interessa il vero comportamento ma l’estetica, forse può essergli più funzionale questa teoria che non quella scientifica.
 
Ed il motivo è evidente: Goethe pone come principi fondamentali ciò che la scienza costruisce laboriosamente da elementi fondamentali, che tra l’altro non possiamo neppure immaginare se non descrivendoli con equazioni. Per forza quindi descrive i fenomeni a grande scala in modo apparentemente corretto, ed in modo certamente più semplice ed elegante!
 
Allo stesso modo, per lo studio della società come tante altre cose -ma la società in particolare per essere allo stesso tempo estremamente importante ed estremamente complessa-, sono molti i punti di vista da cui è possibile procedere con risultati validi. Questo perchè la storia del pensiero ha selezionato, all’interno di ciascuna scuola, quelle teorie che producono i risultati migliori; ma indipendentemente dalla loro fondatezza teorica.
 
Le analisi di Hegel sul divenire umano, fondate sullo studio filosofico del "Geist", ha detto cose estremamente interessanti, e probabilmente verificabili nella società: ma ciò non significa assolutamente che il suo astruso fondamento teorico abbia validità.
 
Alla fine si è sempre verificato che le teorie che possiamo chiamare "umanistiche", per quanto colgano spesso aspetti importanti della realtà, si sono prima o poi spiegate con una teoria scientificamente fondata -anche se spesso più complicata, o solo più difficile da digerire.
 
Prendiamo per esempio la filosofia di Schopenhauer: lui ha individuato come principio primo della vita la "Volontà", l’istinto cieco ed irrazionale alla vita a tutti i costi.
Pochi decenni dopo, Darwin ha scientificamente spiegato l’origine di questa volontà: la necessità di lottare per la sopravvivenza seleziona appunto le creature in cui l’istinto a sopravvivere sia sempre più forte.
 
Paradossalmente dunque, pur rinunciando -come è notorio che la scienza fa- a scoprire il fondamento ultimo del mondo, ha individuato il fondamento di ciò che una filosofia riteneva invece il fondamento ultimo; ha come sorpassato un nuovo e più profondo velo di Maya che la filosofia da sola non avrebbe forse mai neppure notato. 

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2 risposte a la luce di Goethe

  1. Francesco ha detto:

    Intanto ti ringrazio: un commento pungente, che tra l\’altro coglie forse l\’essenza di ciò che ho scritto meglio di me stesso.In effetti il problema che sollevi, cioè che se studio una roccia non mi aspetto che cambi, ma se l\’uomo studia sé stesso quelle nuove conoscenze lo modificano, e per questo stesso sono invalidate perchè non tengono conto di sé estesse, è reale.Anzi, ricordo che c\’era già nel "Ciclo della Fondazione" di Asimov: nel libro lo scienziato che in un lontanissimo futuro creava una scienza, la psicostoriografia, in grado di prevedere statisticamente ma con ottima precisione, lo sviluppo futuro dell\’umanità doveva tenerla rigorosamente segreta, o avrebbe invalidato le sue stesse previsioni.Ma anche senza andare nella fantascienza: ricordo che una signora che si occupava di modelli economici, che era venuta credo a presentarci il suo lavoro a Cortona, riferì che questo loro lo danno per scontato. In pratica i loro modelli valgono per pochi mesi, poi la concorrenza trova un contromodello che include già le contromosse a questo, e quindi non c\’è che da ricominciare e creare un contro-contromodello che includa il contromodello e così via… Del resto, per loro non è un problema: anzi piuttosto una garanzia di non restare senza lavoro!Ma, non è che solo i modelli "scientifici" abbiano questo problema… omunque io sia arrivato ad una teoria, che l\’abbia ottenuta per analisi matematica di dati sperimientali, che per osservazione della società e cultura filosofica, che mi sia giunta in sogno stanotte, in ogni caso nel momento in cui la applico, cambia il mio comportamento. E poco dopo anche chi ha a che fare con me capirà come mi muovo adesso, e quindi cambierà -di nuovo non importa come- il suo comportamento. Quindi siamo da capo comunque.Il problema è, qual\’è la differenza tra i due modelli?Perchè in effetti, anche il tuo intuito per arrivare a conclusioni sensate dovrà funzionare secondo un algoritmo no? Forse un algoritmo perfezionatissimo da millenni di evoluzione e decenni di esperienza, ma che potrebbe, non importa con quante difficoltà, essere formalizzato.Dall\’altra parte, nessun algoritmo o formula o computer potrebbe per ora prendere concretamente delle decisioni, se non semplicissime: dietro a qualunque metodo matematico, comunque do per scontato che ci sia un uomo.Perchè ciò che la matematica dice è: date queste premesse, queste sono le conclusioni. Tuttavia le premesse non saranno mai perfettamente aderenti alla realtà, ma comunque un modello pesantemente semplificato; per ora non c\’è nulla come l\’uomo per verificare che il modello sia aderente alla realtà, e che le conclusioni abbiamo senso.Forse un giorno inventeranno una sorta di supercomputer globale a rete neurale positronica che possa non solo eseguire ma controllare anche la corretezza e l\’aderenza alla realtà degli algoritmi che esegue (compresi quelli che controllano gli altri), e magari modificarli autonomamente per seguire le evoluzioni di ciò che studiano, e prevedere anche le modificazioni causate dalla diffusione del proprio calcolo stesso. Allora gli uomini potranno tranquillamente sedersi ed aspettare che il grande orologio che il mondo sarà diventato faccia ciò che gli è stato detto di aspettarsi -e magari suicidarsi in massa per la noia.Fino ad allora è implicito che i modelli scientifici servono come solide pietre d\’appoggio per l\’intelligenza umana; e più saranno rigorosi più consentiranno alla mente di innalzarsi al di sopra di loro. E questa potrebbe essere la soluzione più efficiente comunque, anche se i computer potessero fare tutto: a ciascuno la sua specialità.Del resto, con l\’esempio della ragazza da rimorchiare questo si illustra perfettamente: è un campo in cui appunto è difficilissimo -ma si sta tentando- fare un modello, ma ciascuno data la notevole necessità s\’è già comunque trovato per prove ed errori un suo modo -il che implica per lo meno un abbozzo di modello inconscio.IL motivo per cui lo scienziato con un modello esplicito non necessariamente saprebbe rimorchiare altrettanto, è proprio che l\’applicazione intelligente del modello è appunto quella fase finale in cui il cervello è insostituibile. Anche se qui lo è in particolare, perchè è un compito per cui è fortemente predisposto dalla natura, al contrario per esempio della pianificazione di una strategia economica o sociale.

  2. guido ha detto:

    se le leggi che governano le interazioni fra le unità fondamentali della materia sono conoscibili . allora tutto ciò che è reale è teoricamente conoscibile. la razionalità umana, se l\’ infinitamente piccolo sarà compreso in tutte le sue possibili caratteristiche, non avrà più limiti. in parole povere , se l\’ essenza stessa di ciò che costituisce la raltà agisce secondo principi razionali , allora tutto agisce secondo princii razionali e dunque dalla razionalità indagabili. molto bene. conclusione ovvia di questo è che se si potessero inserire nel famoso computerone di cui io e te già abbiamo parlato, tutti i dati su ll\’ intero universo , utilizzando la categoria di causa ed effetto, tutto sarebbe prevedibile. credo che con questo si sia eliminato ( se dopo la tua analisi ce ne fosse ancora stato il bisogno) ogni possibile dubbio sulla possibilità della scienza di analizzare il mondo. essa è , almeno in teoria, infinita. al momento la scienza non dà però tutte le risposte , tant\’ è che in alcuni casi ( vedi la psicologia) ci si affida ancora a discipline prive di rigore scientifico, più basate su intuizioni che non su dati sperimentali. il vuoto lasciato dalla scienza viene riempito da ogni forma di congettura , in\’ attesa che il fascio luminoso della conoscenza razionale non spazzi via il resto dichiarando la verità .d\’ accordo , ok . ipotizziamo che si sia arrivati al punto in cui ciò è avvenuto. credi davvero che conoscere ogni aspetto causa e concausa di un fenomeno ( es. la società) sia del tutto positiva ? se ci appoggiamo alla scienza per risolvere ogni questione sociale, lei ci darà modelli, che per quanto vasti e comprendenti migliaia di possibili variabili, non saranno mai completi. supponiamo peresempio che migliai di scienziati abbiano studiato la psiche di ogni membro della popolazione di due paesi in guerra. che abbiano analizzato perfettamente gli sviluppi economici e sociali, arrivando alla perfetta comprensione delle motivazioni del conflitto. supponiamo che elaborino la perfetta soluzione, che porti a un perfetto equlibrio tra le parti. lo stesso intervento di questa fantasiosa equipe di scienziati creerebbe una reazione che altera l\’ equazione precisissima e scombina il tutto. ecco allora di nuovo la riformulazione di una nuova equazione, che comprenda al suo interno l\’ intervento degli scienziati. l\’ elaborazione di tale teoria, creerà in ogni singolo scienziato che vi lavora , un piccolo trauma psiicologico dovuto alle shoccanti scoperte avvenute, ecco che allora si inserisce nell\’ equazione per risolvere la situazione anche il processo psicologico in atto in ogni scienziato, l\’ inserimento di questi fattori cambia però ulteriormente l\’ equazione……… ahi ahi ahi caro dondi, sembra proprio che i tuoi scienziati non riescano a risolvere il problema. i modelli scientifici sembrano troppo ingessati per risolvere un mndo in cui anche la riceca di tali modelli modifica il modello stesso. l\’ uomo che studia se stesso si modifica mentre si studia e toglie valore a un indagine che anrebbe aggiornata in continuazione secondo un processo infinito. soluzione? accettiamo la presenza di un\’ intelletto che, senza conscere assolutamente TUTTO, azzarda soluzioni tenta e ritenta sbagliando e tornando sui suoi passi , affidantosi a una buona dose di sentimento, di intuit e di insondabile umanità . il peso di una conoscenza scientifica totale, schiaccerebbe l\’ uomo tanto quanto la storia antiquaria schiaccia l\’ uomo moderno in nietszche…ricordi no ? affidarsi al lato insondabile di un\’ idea, dovuto a una anlisi solo parziale e non completamente rigorosa, non vuol dire sempre brancolare el buio…… credi forse caro dondi, che lo scienziato capace di conoscere alla perfezione l\’ equazione che individua perfettamente ogni rapporto umano, sarebbe capace per questo di rimorchiare una ragazza? e anche se lo fosse , perchè qualcuno ci riesce anche senza bisogno di equazioni?

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