Ipotesi Tutto II

E
se invece, esistesse tutto?

Voglio
dire, se esistesse ogni possibile disposizione di ogni possibile combinazione
di tutti i possibili tipi di particella in ogni possibile tipo di spazio, anche
curvo o a 7 dimensioni.

Vero
è che in questo modo esisterebbe un numero transfinito (più che infinito) di
universi del tutto od in gran parte incoerenti: ma tra questi ce ne
sarebbe comunque un numero infinito di perfettamente coerenti.

Infatti:
presa una qualunque configurazione come inizio, per qualunque insieme di leggi
fisiche arbitrariamente stabilite deve necessariamente esistere un’altra
configurazione, che coincida esattamente con l’evoluzione secondo tali regole
di quella iniziale all’istante successivo –compreso il fatto che ogni eventuale
essere vivente ricordi ciò che era presente nella configurazione precedente.
Allo stesso modo ce ne sarà un’altra che secondo le stesse leggi sia la
continuazione di questa, e così all’infinito. La successione di queste
configurazioni forma quello che chiamo “linea di universo”, che, quando
unisce configurazioni a tre dimensioni, si comporta come il nostro normale
spaziotempo a quattro dimensioni.

In
questo modo, il tempo, e lo stesso concetto di “io”, non sono che illusioni.
Ogni configurazione di universo è un istante, ma le configurazioni non hanno
alcun reale rapporto tra loro, e di conseguenza non ce l’hanno tutti gli
oggetti che crediamo essere lo stesso che cambia; noi inclusi. Poiché,
tuttavia, abbiamo visto che all’interno del caos le linee di universo
individuate in base ad una legge sono formate da istanti tutti coerenti al
proprio interno e tra di loro, proprio in virtù di questa coerenza in ciascuna
di esse in ciascun istante ci sarà un “io” che non solo è cosciente di sé, ma ricorda
infiniti io nel passato altrettanto autocoscienti: e di conseguenza ha la netta
sensazione di essere sempre stato sé stesso all’interno dello scorrere di un
tempo.

Questa
teoria, fra l’altro, giustifica perfettamente il fatto che la fisica quantistica
includa il caso. Infatti, accanto ad ogni linea di universo perfettamente
coerente, ed in cui ogni minimo processo è rigidamente deterministico, devono
esistere transfinite configurazioni che non entrano in alcuna linea, ma possono
differire anche pochissimo da uno degli istanti di una linea principale, magari
anche solo per una particella diversa. Se le due configurazioni sono abbastanza
simili da essere macroscopicamente indistinguibili, gli esseri che abitano
quella “sbagliata” non si accorgeranno dell’incongruenza, o tutt’al più la
attribuiranno ad un qualche strano effetto di caos quantistico. Possiamo
immaginare queste configurazioni, con le linee di universo che ne conseguono
seguendo le stesse leggi della linea principale, come ramificazioni laterali di
quest’ultima: e gli istanti in cui io scrivo e voi leggete queste parole devono
trovarsi in una ramificazione, perché le versioni di me e voi che si trovano
nella linea principale non hanno la meccanica quantistica.

Di
più, anche restringendoci alle sole linee coerenti, faccio notare che non
abbiamo alcun vincolo nella scelta delle regole di passaggio da un istante
all’altro: qualunque esse siano, abbiamo la garanzia che corrispondano ad una
linea di universo reale. Potremmo scegliere delle regole che includono un Dio
che invia profeti e compie miracoli. Per forza, da quanto detto sopra, devono
esistere configurazioni con persone che levitano o camminano sulle acque, o che
vivono mentre tutti ricordano di averle viste morire, oppure anche déi e titani
che appaiono e combattono sui campi di battaglia di Troia; e deve essere
possibile stabilire regole che definiscano una linea di universo coerente che
include questi istanti. Questo non significherebbe che esista un Dio, soltanto
che quelle configurazioni si inseriscono in una sequenza le cui regole ne
simulano l’esistenza.

Naturalmente,
qualunque studioso di Popper mi dirà che questa è semplicemente la regina delle
teorie inutili: è perfino più infalsificabile della religione. Vale a dire: non
è possibile confutarla, perché nessun esperimento potrà verificare qualcosa che
contraddica una sua predizione.

A
dirla tutta, in effetti, questa teoria non può fare alcuna predizione: ciò che dice è che ogni causa avrà come
effetto tutti gli eventi
concepibili (o inconcepibili); o meglio che il concetto di causa-effetto è a
sua volta illusione. Per ogni esperimento che compio, insomma, esisteranno da
qualche parte transfiniti personaggi che dicono di essere me, ciascuno che
ottiene dall’esperimento un risultato differente. Una configurazione sarà la
continuazione coerente, infinite non avranno alcun senso, eventualmente vi
saranno alcune o infinite ramificazioni quantistiche, come detto sopra.

Quindi
alla fine una simile teoria non solo si trova nell’impossibilità di dimostrare
la propria verità, ma dimostra anzi che, anche nel caso fosse
incontestabilmente vera, sarebbe totalmente inutile per qualunque fine: se non,
eventualmente, per supportare un nichilismo assoluto anche meglio di quanto
facesse la teoria dell’ “eterno ritorno” di Nietzsche.

Però,
dite, non è affascinante?

 

Questo scrivevo nel dicembre del 2008, e già era chiara la
potenzialità dirompente di questa visione rispetto al nostro modo di intendere
la realtà. Ma: riflettendo meglio, mi sono reso conto che la teoria poteva
essere spinta ancora oltre.

Infatti: se in realtà ogni azione di causa-effetto è
illusoria, poiché ogni istante è fisso ed immutabile, e le leggi che governano
il divenire sono una astrazione, allora non è sovrabbondante immaginare che sia
riprodotto nella configurazione lo stato nell’universo intero? Ciò che conta
sono le sue coscienze: null’altro.

Mi spiego: se io sono di fronte alla Gioconda, la vedo. Ma
il motivo per cui la vedo, è che la sua immagine è trasformata in un segnale
interno al mio cervello, che è la sola cosa che può raggiungere la mia
coscienza. Ma, attenzione: se io avessi tra i miei neuroni questo segnale, e di
fronte a me non ci fosse alcun quadro, non meno io vedrei la Gioconda!

Ovviamente, all’interno delle leggi del nostro universo, è
assurdo che si possa pensare di avere una sensazione indipendentemente dall’oggetto
che la produce: ma noi siamo usciti da queste leggi, per ipotizzarne il
fondamento. In effetti, nell’universo che ho immaginato, ogni istante è
cristallizzato, ed il collegamento tra istanti successivi non è che arbitrario:
in definitiva, il fatto che la Gioconda ci sia non arriverà mai ad influenzare
il fatto che io la veda o no.

Allora si può ipotizzare un altro modello di universo,
focalizzato sulle coscienze anziché sulla materia; per il quale tuttavia
continua a valere tutto ciò che si è detto per la precedente ipotesi. Vedremo perché
è migliore.

Anziché assumere che esista ogni istante di universo, cioè
ogni configurazione possibile di particelle, assumiamo che esista ogni possibile
stato mentale: ogni possibile combinazione di idee, pensieri, memorie, sensazioni,
emozioni, desideri, comprendendo naturalmente l’inconscio.

Questo non implica che la mente diventi una sorta di
sostanza a sé, tipo anima per intenderci: può comunque essere considerata come
un’astrazione basata su una determinata configurazione della materia, come nel
modello precedente. Ma a questo punto la distinzione materia/spirito perde in
definitiva ogni senso: può essere qualunque cosa il sostrato della mente,
qualcosa che probabilmente neppure possiamo concepire non rientrando né nel
nostro concetto di materia né in quello di spirito, e di cui certamente non
avremo mai alcuna esperienza.

Non è più necessario immaginare che gli infiniti istanti
degli infiniti universi siano ciascuno per sé: gli elementi la cui combinazione
può formare un istante della mente
possono essere anche immaginate come distribuiti in unico spazio infinito.

Gli elementi del sostrato sono disposti completamente a caso:
essendo che l’estensione all’interno della quale si combinano è infinita,
creano almeno una volta ogni possibile combinazione, cioè ogni possibile stato
mentale.

Saranno stavolta gli stati mentali quelli tra cui
sceglieremo uno iniziale, e per loro creeremo leggi di trasformazione: perciò
le sequenze coerenti saranno semplicemente quelle in cui in ogni istante le
sensazioni concordino con le estrapolazioni dalle sensazioni fissate nella
memoria. Anziché linee di universo, ogni mente forma una linea di coscienza,
che però funziona nell’identica maniera.

Resta possibile spiegare ogni forma di caos e di impredicibilità
(quale quella postulata dalla teoria della meccanica quantistica) spiegandola
con il fatto che se percepiamo questi fenomeni non ci troviamo nella linea di
coscienza coerente, ma in una sua leggera deviazione. Però, e questo è un
vantaggio non trascurabile, ci si riconcilia anche con la teoria della
relatività: infatti l’universo precedente si basava sull’idea di “istante”,
mentre Einstein ha mostrato che la sensazione che sia possibile una contemporaneità
oggettiva sia illusoria. Era comunque possibile aggirare il problema, ma con fatica.
In questa nuova teoria invece, il tempo si identifica con il flusso di
coscienza, e pertanto non ha alcun bisogno della nozione di contemporaneità.

In effetti, è interessante notare come in un certo senso ci
si riconcili anche con la religione. Esistendo ogni possibile stato di
coscienza, infatti, certamente esisteranno anche menti che ricordano la nostra
vita e la nostra morte, e le cui sensazioni gli dicono di essere alla presenza
di Dio medesimo. Naturalmente questa sarà un’illusione non diversa da quelle
della vita, ma non lo sapremo mai. Chiaro altresì che queste anime esisteranno contemporaneamente
in ogni tipo di aldilà concepito o concepibile: certamente esisterà ad esempio un
Hitler in paradiso, e un Padre Pio condannato alle pene eterne dal dio Shiva. Tuttavia,
direi che la continuazione coerente per ciascuno, sia quella che risponde alle
aspettative che avevamo al momento della morte: sicché possiamo dire che tutti
hanno ragione, poiché la loro linea coerente andrà incontro esattamente a ciò
che credevano. Allora chi ha avuto fede avrà il Paradiso, quello di qualunque
religione nella quale abbia creduto; per chi invece è vissuto ateo, nessuna continuazione
sarebbe coerente, dunque si può dire che non avrà alcun aldilà, così come aveva
predicato in vita. Qualcuno potrebbe andare anche all’inferno: vale a dire, chi
sia morto sentendo un tale senso di colpa da convincersi che così sarebbe
stato.

Ma, non abbiamo ancora esplorato una delle conseguenze più
sconvolgenti dell’ipotesi: che cioè non solo chi crede in lui lo vedrà, dopo la
morte, come illusione; ma Dio esiste davvero, e necessariamente. Infatti,
certamente esistono infinite menti i cui ricordi includono la creazione di un
mondo, che ha la sensazione di conoscere onniscientemente, e su cui ricorda di
aver agito onnipotentemente. Naturalmente non ci sono distinzioni, tutti gli
déi concepiti e concepibili esistono. Ne esisterà, anche almeno uno che ami
sopra ogni cosa le sue creature, e che ricordi di essere morto per loro; anche
se naturalmente questi saranno per lui altrettanto illusori di quanto lo sarà
lui per i noi che crederanno di vederlo dopo la morte.

O forse anche gli déi, si sono accorti dell’impossibilità della
certezza: e forse anch’essi hanno concepito la stessa teoria che state leggendo
e si stanno chiedendo se sia questa, la verità.

 

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...