Libertà, Uguaglianza, Fraternità… molto in teoria.

SENZA PAROLE

"PECHINO

È
senza dubbio uno dei paesi più poveri della terra. D’inverno, di notte,
le campagne sono al buio, anche in città spesso la luce è razionata, la
gran parte delle persone si muovono semplicemente a piedi. Negli anni
’90 alluvioni e carestia lasciarono milioni con poco più di un pugno di
riso da mangiare al giorno.

Organizzazioni
umanitarie internazionali chiesero aiuti a mezzo mondo per impedire la
morte per fame di interi villaggi in provincia, e denunciarono che,
come nell’Africa più misera, anche in Nord Corea c’erano bambini
rachitici o con la pancia gonfia per la scarsa nutrizione.

Eppure
contro questa nazione disperata ma ufficialmente comunista, cioè
egalitaria, dove tutti dovrebbero vivere nelle stesse condizioni, oggi
paesi vicini e lontani stanno meditando sanzioni che colpiscano
l’esportazione verso Pyongyang di beni di lusso.

Tra
i beni da colpire ci sarebbe il caviale, che arriva da Russia e Cina,
il cognac e i vini francesi, le macchine di lusso (piacciono molto le autorevoli mercedes classe S) e la benzina con tanti ottani, per far
marciare questi veicoli.

È
noto che il leader supremo Kim Jong-il abbia da sempre un debole per
ogni lusso. L’ambasciata nord coreana presso la Fao a Roma fu scoperta
anni fa a trafficare  scatole di pelati e mozzarella di bufala per il
desco del grande Kim.

Artistiche
ballerine da mezzo mondo hanno viaggiato a Pyongyang, come alla corte
di certi sceicchi arabi. Foto satellitari americane ritraggono
faraoniche piscine con scivoli e getti d’acqua nelle ville del capo
assoluto.

Ma
tutto questo, fino a pochi anni fa, era un fenomeno limitato. Il lusso
era un privilegio supremo, limitato a Kim e ai suoi più stretti
famigli, compreso il suo ultimogenito erede predestinato al trono Kim
Jong-un.

Da
qualche tempo le cose sono cambiate, i privilegi sono stati allargati,
e per avere un’idea basta farsi una passeggiata intorno all’ambasciata
nordcoreana a Pechino, lo spazio che fino al 1949 ospitava il tempio
dei 12 gironi infernali.

Una
miriade di negozi e negozietti espongono insegne in coreano, bandiere
della repubblica democratica popolare di Corea, e vendono di tutto.

Ci
sono frigoriferi, apparecchi per l’aria condizionata, confezioni
imballate di coca cola, whisky scozzese e maotai cinese, orologi
svizzeri veri e falsi, televisori, lettori di dvd e un’ampia collezione
di pellicole hollywoodiane con i sottotitoli in coreano, o appassionati
telenovelas sudcoreane: tutto in viaggio per il nord.

Dall’ambasciata
poi entrano ed escono automobili di lusso nuove fiammanti come in un
carosello. Vengono impacchettate e mandate anch’esse al nord.

Negli
scompartimenti del treno Pechino-Pyongyang spesso non c’è posto per
dormire. I viaggiatori stipano cuccette e vagoni letto di ogni ben di
dio comprese cucine, tegami e pentole. È roba destinata ad arricchire
le proprie case, o anche ad alimentare il crescente commercio interno a
Pyongyang.

Il
passaggio di beni è solo una parte della storia, poi c’è la questione
dei viaggi. Il cronista ha incontrato più volte grupponi di funzionari
nordcoreani in giacche blu stazzonate, golfini troppo larghi, camicie
con il collo aperto sulla pesante maglia interna, con l’inconfondibile
stemmino di Kim Jong-il con bandiera rossa al bavero e un’aria
perdutamente felice.

Avevano
il volto avvampato per la troppa grappa bevuta e solcavano gli alberghi
di lusso di Pechino, dove erano ospitati da solerti colleghi cinesi,
come se camminassero sulle nuvole.

I
cinesi trattavano i nordcoreani come loro erano stati trattati
dall’occidente: li invitano a viaggi, li fanno mangiare, bere e
divertire, e in questo modo li convincono nella carne, negli occhi e
nella pelle dei benefici concreti che può regalare un’economia di
mercato.

Dal
1 giugno però Pechino ha annunciato che tanta generosità va fermata. I
viaggi di scambio con il Nord Corea, l’etichetta ufficiale delle gite
“culturali” sono stati interrotti. Senza viaggi non ci sono neppure
acquisti e commercio.

Così
la classe alta che aveva cominciato ad assaporare i lussi del
capitalismo rischia di risprofondare nella miseria dei nordcoreani
qualunque, e chissà se questo poi li renderà proprio felici della
eroica guida politica dell’amato compagno Kim Jong-il."

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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