Ma cos’è la Destra… cos’è la Sinistra??

Però, se ci pensate bene, è assurdo.

Fin dai tempi del primo Parlamento moderno, quello della
Rivoluzione Francese, la distinzione tra Destra e Sinistra è stata chiara.

A sinistra
si sono sempre seduti i progressisti e i rivoluzionari; coloro che, critici
verso il mondo com’è, si fanno portatori di un progetto di radicale
rinnovamento.

Ciò può
degenerare in una pura furia distruttiva verso ciò che al presente ostacola il
progresso, come accaduto per gruppi comunisti ed anarchici finiti nel terrorismo;
tuttavia la sinistra intelligente abbatte il vecchio sempre in vista del meglio
che vuole sostituirvi.

 

Pertanto la
sinistra, pur essendo in genere composta comunque da membri della classe
dominante, ed aver spesso accolto tra le sue file molti degli intellettuali più illuminati, è sempre stata vista soprattutto come il punto di riferimento delle classi
povere, insoddisfatte del loro stato e desiderose di riscatto attraverso
l’istituzione di una società del tutto diversa da quella che li vede,
attualmente, perdenti.

 

La destra è
tradizionalmente il luogo di coloro che sono al contrario critici piuttosto
verso la foga di cambiamento, che temono che il voler troppo rinnovare finisca
per distruggere ciò che già si possiede.

Questo può
degenerare in acritica esaltazione del passato ed ostinata negazione di
qualsiasi novità, come avvenuto nei governi generalmente designati come
“reazionari”; ma la destra intelligente è consapevole che conservare molto
spesso non può fare a meno di innovare e perfezionare per tenere il passo di un
mondo che cambia, perché se l’obiettivo è comunque mantenere una continuità di
fondo, ciò che si chiude nell’uguaglianza a sé stesso sarà prima o poi spazzato
via.

 

Per questo
la destra è sempre stata l’approdo di quanti già sono favoriti dalla società ed
hanno più da temere che da sperare da un cambiamento, oppure, di coloro che già
sono stati danneggiati dal cambiamento, e desiderano fermarlo prima che li
porti alla rovina: della prima categoria fanno parte i ricchi borghesi, i
clericali, i proprietari terrieri; della seconda hanno fatto parte nei primi
tempi gli ex-aristocratici adattatisi bene o male alla democrazia, ma anche e
soprattutto i “nuovi poveri” piccolo-borghesi, che salirono alla ribalta quando
sostennero Mussolini.

 

Invece,
vediamo oggi: qual è la parola d’ordine di quella che dovrebbe essere
l’incarnazione della spinta al cambiamento, la sinistra?

È “Difesa”.
Difesa della Costituzione, difesa della libertà, difesa della memoria
partigiana, difesa della giustizia, difesa della scuola…

Difese,
tutte, opposte ad una spinta al cambiamento che viene invece, indovinate, da
una destra la cui parola d’ordine è diventata “Riforma”: riforma della scuola,
riforma della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, riforma
federalista, riforma della Costituzione, revisione della Storia…

 

Si può
obbiettare che ciò che la sinistra di oggi difende sono, coerentemente, i
valori che ci sono stati lasciati come conquista dalla sinistra di ieri. Si
potrebbe pure obbiettare che tutto il “cambiamento” sbandierato dalla destra è
meramente propagandistico e populistico, e che il vero obiettivo è fare leggi
che non sono né di destra né di sinistra, ma semplicemente ed ignobilmente ad
personam.

Sta di fatto
però che conservare le conquiste dei padri dovrebbe essere vocazione della
destra, e che la sinistra dovrebbe significare proposte di futuro.

 

 Questo rivolgimento ha avuto come conseguenza
un rivolgimento ancora più fondamentale: la destra non solo conserva i voti dei
ricchi e, fra il popolo, dei nuovi poveri, come abbiamo visto tradizionalmente
diffidenti nei confronti del cambiamento; ma parallelamente è riuscita ad
accreditarsi presso vasti strati della popolazione come la forza che veramente
promuoverà il rinnovamento e l’abolizione delle parti marce della società:
esempi eccellenti di questa tendenza sono le battaglie contro i fannulloni nella
pubblica amministrazione, o contro i baronaggi nella scuola: categorie
percepite con astio come parassitarie dall’uomo della strada, e che la sinistra
è accusata invece di proteggere per interesse corporativo, ostacolando,
paradossalmente, il cambiamento.

E d’altra
parte, di fronte ad una destra che ha in questo modo raccolto consensi sempre
più ampi fino a proclamare apertamente una sorta di “dittatura delle masse” per
cui tutto le è consentito in virtù del favore delle urne, la sinistra di
converso è venuta assumendo sempre più i contorni di un gruppo inferiore sì di
numero, ma (autoproclamatosi) moralmente ed intellettualmente superiore alle
“masse”.

Il che si
può esprimere con una parola sola: “aristocrazia”, nel vero senso del termine.

 

Ditemi se
non è un mondo alla rovescia questo.

 

Per fortuna,
ci sono ancora le buone vecchie questioni di etica: settore in cui la nostra
destra mantiene imperterrita un atteggiamento che attinge alla peggiore
tradizione di quella parte politica, appunto di una chiusura totale
assolutamente ideologica e pregiudiziale (almeno quanto alla facciata…).

Di modo che la
nostra sinistra può per una volta, in confronto, fare la sinistra, promotrice di
innovazione; per quanto di fatto si trovi in genere ad inseguire “novità” che
altrove in Europa sono ormai prassi consolidate e perfettamente accettate.

Qui, almeno,
le categorie tradizionali di destra e sinistra hanno ancora un senso.

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