29/05/2010 – Manifestazione a Bologna con il Popolo Viola contro la “legge bavaglio”, e ciò che ne seguì

Oggi sono andato alla manifestazione di Bologna indetta dal Popolo Viola contro la stretta sulle intercettazioni.
Perchè: insomma, la difesa della privacy è sacrosanta -ma invocarla per mettere paletti non solo all’informazione, ma alla stessa giustizia, è letteralmente ridicolo. Come se per rispettare l’inviolabilità della proprietà, di fronte ad un contadino che non vuol vendere il terreno si rinunciasse del tutto a costruire l’autostrada. Ma anche: allora, perchè continuiamo ad arrestare i criminali? Se intercettare i capomafia lede la loro privacy, figuriamci di quale crimine si renderebbe colpevole lo stato nel momento in cui li volesse privare della personale libertà di movimento! Libertà di per sè fondamentale, ovviamente. Ma, ubi maior… o almeno, così dovrebbe essere. E invece.

Per questo sono sceso in piazza -per la seconda volta nella mia vita. E, devo dire, è stata forse la scelta migliore che io abbia fatto negli ultimi mesi.

Ringraziando Trenitalia, sono giunto alla stazione con un onesto paio d’ore di ritardo -ovvero, giusto il tempo che avevo previsto per passare da casa: la manifestazione sarebbe cominciata di lì a mezz’ora. Ora, non voglio dare l’impressione che, divorato dal fuoco dell’indignazione del giusto contro gli iniqui, io fossi immediatamente entusiasta di manifestare anche con sulle spalle uno zaino pieno all’inverosimile di vestiti sporchi: ma, appena uscito dall’atrio della stazione, vedo, quasi come in un segno del destino, un signore dalla barba bianca sventolare una grande bandiera completamente viola, chiaramente fatta a mano. Mi avvicino, chiedo: "perchè la bandiera viola?". La risposta è quella che mi aspettavo. E quando dico che anch’io vorrei partecipare alla manifestazione, la sua risposta è "bene. Vuoi venire con noi?".
Niente formalità: e anche se, come apprendo dagli altri che intanto sopraggiungono, loro sono in effetti il gruppo locale di Modena, mentre ci avviamo verso la piazza dell’appuntamento, è come fossi da sempre uno di loro.

Il clima familiare continua, bellissimo, anche in piazza. Siamo venuti da tutta la regione (ma alcuni, per qualche motivo, anche da molto più lontano), e tutti parlano apertamente, i capannelli si fanno e si disfanno e ciascuno condivide le proprie idee, o la propria storia.
Incontro un uomo massiccio: è una guardia giurata abruzzese, proprio de L’Aquila. Per aver partecipato alla protesta delle carriole, oltre alla casa ancora in macerie si è trovato anche una denuncia: manifestazione senza autorizzazione. E, aggiunge, per la denuncia è stata sospeso dal lavoro, forse lo perderà. Perchè, è la regola: chi porta le armi deve possedere un curriculum immacolato. Il collegamento viene spontaneo ad entrambi nello stesso istante… e i politici? In fondo, loro devono solo comandare a tutti, chi porta armi non certo escluso…
Altri, intorno, offrono bicchieri di vino o fette di pane e salame portati da casa a tutti, conosiuti e sconosciuti insieme; molti, intanto, parlano del grande dilemma: votare, cercando il meno peggio (Idv, Sel), o non votare affatto, e marcare un’assoluta distanza dal sistema dei partiti? E Beppe Grillo; cosa pensarne?
Io attacco a parlare con una strana signora di età imprecisabile e vesti altrettanto indefinibili, completate da un considerevole numero di braccialetti metallici e da un ampio scialle -naturalmente, completamente viola; che vuole le si dia del tu, e si fa chiamare "zia". Le chiedo perchè al suo striscione abbia attaccato una finta medaglia: sopra era scritto: "Medaglia al valor civile al gruppo Popolo Viola di Prato, vilmente bannato e duplicato da San Precario e dal suo gregge". Vengo così a sapere che nel Popolo Viola si è verificato, ciò che era in effetti prevedibile: non essendoci una vera struttura eletta stabile, di fatto, ad aver assunto il ruolo di punti di riferimento sono… gli amministratori della pagina di facebook. Al vertice, questo mitico San Precario: che figura in effetti come "fondatore". Come la signora mi ha raccontato, i gruppi locali della toscana hanno deciso di riunirsi, e protestare contro questa leadership de facto non proprio democratica (gli amministratori erano stati eletti, puntualizza, tranne ovviamente San Precario. Ma, nel frattempo, tutti gli eletti sono stati sostituiti da altri).
La risposta dei vertici non si è fatta atendere -ma ha dell’incredibile: i gruppi dissidenti sono stati semplicemente cancellati, e ricreati ex novo. Ovviamente, stiamo sempre parlando di facebook. Ma i toscani non si sono fatti scalfire dalla situazione: volevano fare da soli, ed è quello che hanno cominciato a fare. Così, se quello che ho capito dal racconto è giusto, in Toscana esistono due "popoli viola": quello "ufficiale", minoritario, e quello "dissidente"… non ci potevo credere, ovviamente. E tuttavia, in effetti, viste le premesse era quasi da mettere in conto che casi del genere ci sarebbero stati.
Che cosa ci insegna questa storia, supposto che sia davvero così? Che il totale spontaneismo molto, troppo facilmente può degenerare -quasi sempre, in effetti, gli estremi si toccano: in questo caso, l’anarchia ed il personalismo. Ma ci insiegna anche che, dove si radunino persone di buona e forte volontà, dopo ogni crisi, incomprensione, degenerazione si riuscirà sempre a trovare una nuova via per rinascere: come a quanto pare ha fatto il Popolo Viola Toscama.

E poi, tanti altri… c’era una ragazza che non faceva parte della manifestazione, ma vendeva giornali intitolati "La Comune". Parlava di cose meravigliose. Di uomini e donne che sperimentano vite di comunità, e discutono tra loro di etica e filosofia; raccontava di campeggi in Umbria, in cui approfondire il socialismo spagnolo del ’36, la famosa ma breve "Repubblica Spagnola" subito rovesciata da Franco; mi spiegava le iniziative di solidarietà per i "nostri fratelli stranieri", o anche solo andare parlare con gli immigrati, e ascoltare le loro storie; e aveva splendidi occhi verdi.

Comunque, alla fine il corteo è giunto alla sua meta, salutato da un rabbioso scroscio di pioggia che, evidentemente, voleva esprimere l’indignazione anche di Giove Pluvio per la chiusura delle intercettazioni, in solidarietà con la nostra protesta. E lì, ho scoperto che non mi serviva aderire ad una comune, o partecipare ad un campeggio per entrare in contratto con la realtà degli immigrati.
Le cose sono andate così: i manifestanti modenesi, nel prendermi con loro, mi avevano anche fornito un cartello di plastica da appendere al collo, con la scritta "ARRESTATECI TUTTI!". A me sembrava, in effetti, poco inerente al tema della manifestazione: ma sarebbe stato scortese fare storie. A posteriori, è stato prezioso: perchè questo signore, passandomi davanti in Piazza Verdi, meta della manifestazione, si è fermato per essere sicuro di aver letto bene, e mi ha chiesto semplicemente "davvero volete che vi arrestino?".
Io gli ho spiegato che, no, in effetti era più che altro un cartello polemico; un’iperbole dovuta al fatto che ci stavamo pur sempre ponendo in scontro con il governo. E lui mi ha spiegato che, invece, arrestato lui lo è stato davvero: per sei mesi, come clandestino in un CPT.

La sua storia, in sintesi: arrivato come regolare, è stato messo dentro in una restata in cui è stato trovato hashish. Lui giura che erano solo poche sigarette per uso personale, e che comunque lui non ci aveva nulla a che fare, ma ha avuto solo la sfortuna di trovarsi nel proverbiale posto sbagliato al momento sbagliato. Com’è, come non è -comunque: arrestato, permesso di soggiorno ritirato, CPT. Espusione, dopo essere stato trattato "come un anilmale". Che cos’ha fatto, una volta riportato a forza nel paese d’origine (Tunisia)?
Ovvio, a sentir lui: è ritornato. Pagando 1500€ per un gommone di nove metri dalla Libia, tre giorni in mezzo al mare. E adesso deve arrangiarsi: in nero, chiaramente; la notte, un portico fa da casa. ("se uno ha il permesso di soggiorno, cercherà un lavoro. Ma se lo sbatti in galera e gli togli il permesso di soggiorno, per forza che poi sarà spinto a spacciare e a rubare per vivere", mi ha fatto anche notare. Il che ha una certa logica, tutto considerato -ma tenerne conto richiederebbe forse più che una rivoluzione nella mentalità co cui si affronta il problema, purtroppo)

A questo punto, non ho potuto resistere: ho colto l’occasione, unica, per fare quella domanda che da tempo facevo a me stesso: "ma se qui sei trattato così male, lavorando in nero e senza casa, mentre invece, evidentemente 1500€ sei riuscito a raccoglierli in Tunisia… perchè non sei restato là?".
La sua risposta, non potevo non condividerla con voi:
"Io sono venuto qui che ero un ragazzo: ora di anni ne ho 34. Sono diventato adulto qui. Come potrei adattarmi di nuovo a vivere in Tunisia? Vedi: se uno mi dice che è omosessuale, io non ho alcun problema; sono scelte personali e devono essere libere. O se è cristiano… per me, Dio è uno; è sempre lo stesso, anche se noi lo chianiamo "Allah", e voi "Dio". Ma là… in un paese islamico, vedi… ti ucciderebbero, per cose così. E così per tante altre cose… capisci… ormai, la mia mente è diventata troppo italiana per poter tornare."

…ah! Questa magica parola… "integrazione". Tutti che la pronunciano… forse nessuno che si sia dato la pena di cercare di capire cosa davvero significa.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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