X tte noi ke amiamo Justin Bieber

Non è ovviamente mia abitudine fare copia-incolla, ma non saprei davvero cosa commentare. Non sono totalmente convinto che sia oggettivo il risultato… comunque, non si può ignorare.

Questo post è semplicemente per diffondere la lettera in un luogo meno effimero e chiuso di Facebook (su Google, ad esempio, non la troverete).

Che cosa ne pensate?

“Cari lettori,

è con questa missiva che intendiamo, noi gestori della pagina di Facebook nota come “X tte noi ke amiamo Justin Bieber”, chiudere positivamente l’esperienza che ci ha portato, in capo a pochi mesi, a raggiungere i nostri obiettivi.

È necessaria una premessa: come qualcuno di voi aveva notato, effettivamente la pagina è falsa o, per utilizzare un’espressione gergale tipica del web, un “fake”. A gestirla è, infatti, un gruppo di ricercatori impegnati in un innovativo esperimento scientifico di osservazione dello spirito umano e delle dinamiche sociali: abbiamo condotto questo studio al fine di meglio comprendere le dinamiche di accettazione del “diverso” e conseguentemente comprendere se esiste un razzismo latente nella cosiddetta “gente comune”. Inutile sottolineare come le nostre cavie inconsapevoli (ma l’inconsapevolezza era elemento necessario per la buona riuscita dell’esperimento) siate stati voi utenti. L’uso del social network “Facebook” ci ha permesso di avvicinarci a molte persone, di diversa età, sesso ed estrazione sociale. A seguito della chiusura del progetto, possiamo annunciare i risultati ottenuti; essi sono racchiudibili in un semplice enunciato, che è nostra tesi:

La maggior parte dell’umanità è razzista e violenta e nei nostri geni si nascondono i prodromi del nazismo, del totalitarismo, della mentalità mafiosa e della ricerca costante della prevaricazione e della dominazione coatta del prossimo.

Nell’esperimento, infatti, abbiamo ipotizzato l’esistenza di giovanissime ammiratrici del cantante canadese Justin Bieber: queste sedicenti ragazzine dimostravano, nella loro surrettizia esistenza, di essere poco propense allo studio, viziate, spropositatamente attive dal punto di vista sessuale, poco inclini al dialogo e alla critica, antipatiche, supponenti, arroganti, con un pensiero non allineato alla media, e vittime di un devastante analfabetismo di ritorno. In brevissimo tempo abbiamo visto che, dei 35000 e più contatti raggiunti da queste ragazze, la maggior parte era composto da individui, di qualunque età, censo e sesso, pronti a insultarle, attaccarle, vilipenderle e umiliarle nei più svariati modi, spesso arrivando addirittura alla minaccia di pesanti lesioni fisiche o di morte, tanto nei confronti delle gestrici della pagina quanto nei confronti dei loro familiari e amici più prossimi. Sembra superfluo, ma comunque doveroso ai fini tecnico-scientifici, sottolineare come proprio da questi elementi si ricavino i tratti tipici del nazista o del cosiddetto “uomo d’onore” di stampo mafioso.

L’insulto più diffuso di quelli raccolti dal nostro calcolatore è quello che indica una cattiva opinione della libertà sessuale delle donne (tipico delle teocrazie nordafricane e mediorientali), seguito da pessime opinioni per ragazze che hanno dimostrato di essere svantaggiate dal punto di vista culturale e, in taluni casi, anche intellettivo.

Quello che più ha sconvolto sin dall’inizio la nostra equipe di ricerca, insieme alla violenza verbale e alla grettezza raggiunta nell’esperimento, è stato il continuo ricevere minacce di percosse, morte o inviti al suicidio: per lo stress di questa lettura, una collaboratrice è stata costretta ad abbandonare il progetto di ricerca e si trova tutt’ora in cura presso un gruppo di sostegno psicologico.

Riassumendo, quindi, i principali feedback ricevuti sono stati:

  1. · insulti di natura sessuale
  2. · insulti per la scarsa cultura
  3. . violenza psicologica
  4. · minacce verbali di violenza fisica
  5. . minacce verbali di morte
  6. . atteggiamenti ed espressioni contrarie al buon costume

Da questa considerazione nasce il chiedersi perché, anziché insulti, non sono quasi mai arrivati, se non apprezzamenti, pacati consigli.

Perché, ad esempio, nessuno di voi lettori ha mai consigliato alle ragazze di essere meno sessualmente disinvolte? Perché nessuno di voi ha celebrato l’utilità della scuola dell’obbligo? Perché nessuno ha censurato le minacce che ipotetiche ragazze fra i 9 e i 14 anni ricevevano, con possibile nocumento della loro sicurezza? Tutto ciò sarebbe stato DOVEROSO da parte di chi, sin dall’inizio, ha ostentato superiorità morale, culturale e sociale nei confronti di queste, fortunatamente inesistenti, ragazzine.

La nostra tesi è che nessuno di voi, nascosto dietro lo schermo del pc, usa quelle censure che sono invece tipiche della vita di tutti i giorni, trasformandosi nella reale forma che l’Umanità ha: un essere violento e invidioso, gretto, ottuso, ignorante ed estremista, nazista e mafioso, pronto a scagliarsi contro i deboli (o i meno intellettualmente dotati) e gli spiriti liberi.

Con questa nota il nostro esperimento si conclude, sperando di aver lasciato in voi la consapevolezza della vostra insita violenza. Ci auguriamo di cuore che a tutti voi, oltre ai risultati dell’esperimento, resti anche un profondo senso di vergogna per la vostra bassezza morale.

 

dott. Mario Bruneri, psicologo infantile

dott. Giulio Canella, psicoterapeuta dell’età evolutiva

dott.sa Giovanna Doé, assistente sociale

 

Nota storica.

Come considerazione a margine, vogliamo rendervi edotti su un termine col quale vi riempite la bocca. L’epiteto ‘Bimbominchia’ nasce verso la fine degli anni novanta. Il termine era stato coniato per indicare persone che tentavano di imitare nerd o geek, mancando però delle adeguate basi tecniche o culturali. L’unica cosa che questi BM ante litteram ereditavano dai loro ‘cugini’ maggiori, erano una spocchia esagerata, ed un’arroganza proverbiale.

Se un nerd o un geek risultavano molto fastidiosi, era anche vero che risultava difficilissimo sbugiardarli o contraddirli, mentre un BM era puntualmente coperto di ridicolo. I BM erano gli anelli deboli dei flamewar, e col passare del tempo, il termine ‘BIMBOMINCHIA’, prodotto della cerchia dei nerd, si diffuse imponendosi. Spesso la carenza culturale era dovuta alla giovanissima età dei BM (una media di 10/11 anni, contro la media >15 di nerd o geek), e questo spiega la parte ‘BIMBO’ dell’epiteto.

Inutile sottolineare quanto disagio si possa sentire difronte a chi si comporta esso stesso da bimbominchia usando arrogantemente un termine di cui non conosce nulla, e che applica mentula canis a persone che ritiene stupide. Senza contare l’imbarazzo provato quando, negli insulti, si vedono associati ‘Bimbominchia’ e ‘Troll’, per loro natura antitetici.

 

 

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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7 risposte a X tte noi ke amiamo Justin Bieber

  1. francescodondi ha detto:

    Credo che quella di Ale sia la stessa tesi che vogliono far trasparire gli admin della pagina nelle discussioni… cioè: ok tutto sommato non siamo ricercatori, tutto sommato come ricerca non ha senso (mi dicono, potrebbe essere anche illegale in effetti); e tuttavia, d’altra parte, siete proprio sicuri che le nostre conclusioni fossero del tutto tutto campate in aria (o c’è qualcuno che potrebbe farsi qualche domanda?)

    E in effetti, io non dico niente, ma in 5 commenti non fatti da me, siamo riusciti a totalizzarne uno che comincia con “Massa di capre!!!!!”…

  2. Ale ha detto:

    Buon pomeriggio a tutti. Perdonate l’intrusione, sono capitata qui per caso dopo aver letto il post su facebook con i risultati della presunta ricerca. Ho cercato anche io i nomi su google. Mi pare di capire che siamo in molti a essere concordi nel pensare che si tratta di un ulteriore fake, ma non limitiamoci a questo. Per quanto mi riguarda lo prendo come un invito alla riflessione. Sappiamo tutti che girando su fb ne leggiamo di tutti i colori: insulti, minacce, linguaggio eccessivamente volgare ecc…E’ vero che è pieno di gente che si vanta di superiorità culturale e morale, ma se ne vantano insultandoti se appena sgarri anche solo di pochissimo. Ed ecco che un semplice errore di battitura lo trasformano in un sintomo di ignoranza e te lo fanno notare infliggendoti umiliazione…Non prendiamoci in giro, è una cosa molto diffusa. Troppo.
    Dietro allo schermo riaffiora il nostro Mister Hyde…

  3. MarMisCon ha detto:

    sì, in effetti anche i nomi con cui si sono firmati (Brunelli-Cannella) sono un fake, riguardano una vicenda primi del ‘900 (“lo smemorato di collegno”). magari più che una ricerca vera e propria condotta da psicologi, si tratta di qualcuno che ha voluto privatamente osservare un certo tipo di atteggiamento su un network…

  4. Giorgio ha detto:

    Massa di capre!!!!!! È un altro fake! Provate a cercare il caso Bruneri Canella su google ed informatevi!

  5. Pier Paolo Amodeo ha detto:

    Però ammetto che mi intriga l’idea di un doppio esperimento, che presupponga dunque che anche questo “commento finale” sia parte integrante di qualcosa di più elaborato e che dunque le critiche che ho fatto siano sì fondate, ma costruite a meraviglia proprio per suscitare un nuovo tipo di reazioni da analizzare (ad esempio, la mia reazione).

  6. francescodondi ha detto:

    è la stessa conclusione a cui sono giunto anch’io 😉
    Però accidenti, l’idea era totalmente geniale. Ammetto di esserci cascato sulle prime.

    E se i risultati non possono certo dirsi oggettivi… però, è vero che a un po’ di gente farebbe bene riflettere su questa vicenda.

  7. Pier Paolo Amodeo ha detto:

    Sai: non riesco a essere del tutto convinto che sia reale la storia della ricerca. Principalmente l’assenza di una terminologia esatta a favore di una molto approssimativa impone dubbi cogenti (“razzismo, nazismo, mentalità mafiosa, totalitarista” : possibile che si possa parlare di tutto ciò senza una precisa contestualizzazione, quasi come se si equivalessero?). Credo, ma prima ancora spero, che un linguaggio scientifico presupponga capacità descrittive di un fenomeno molto più accurate: non credo inoltre che sia corretto, o almeno deontologicamente accettabile, definire i risultati di una ricerca con tanta veemenza, derisione, ludibrio addirittura nei confronti dei soggetti sottoposti ad indagine. Dunque tanto l’aspetto formale, tanto la mancanza di ulteriori informazioni (ricercatori per quale ente? I risultati verranno pubblicati? Si intende definire una ricerca futura su tali parziali risultati?) mi porta a credere che non si possa parlare di ricerca, in questo caso.

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