Peccato

Leopardi che legge il peccato originale non come una fattiva punizione divina per aver trasgredito un comandamento tutto sommato casuale, ed ereditato in modo del tutto illogico dall’intera progenie, bensì al contrario come una diretta conseguenza dell’atto in sé, che Dio aveva proibito perché effettivamente male per l’uomo: perché grazie alla “conoscenza del bene e del male”, l’uomo esce dalla condizione di naturale ed ingenua felicità; e prendendo coscienza del mondo si accorge della sua miseria, di essere nudo, del sudore, dei pericoli quotidiani, dell’ingratitudine generale della vita.

Una lettura, invero, alquanto aliena da quello che voleva dire l’autore, che parla al contrario di un’esplicita cacciata da parte di Dio, tra l’altro espressamente perché “ora è quasi come uno di noi” il che non è accettabile, bisogna almeno evitare “che mangi anche dell’Albero della Vita e viva per sempre”… però, almeno una lettura decisamente più sensata, e quasi interessante.

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