orto e frutta

Oggi mi è arrivato un sondaggio sul cibo a km 0. Temo che le mie risposte saranno quanto di più irritante per chi l’ha concepito:

Ha mai sentito parlare dei “Prodotti a Km 0”? (Per niente, Poco, Abbastanza, Molto)

Poco.

Se si, ritiene importante l’utilizzo di questi prodotti? (Per niente, Poco, Abbastanza, Molto)

Molto.


Quanto è disposto a muoversi per acquistare questi prodotti? (Meno di 5 km, Tra 5 e 10 km, Tra 10 e 15 km, Più di 15 km)

ok, qui la risposta sarebbe stata 5 (c-i-n-q-u-e) km? FOLLIA! La mia scala sarebbe stata molto più probabilmente “500m – 1 km – 2 km” (…devo solo trovare un coltivatore diretto nel raggio di 500m dal Collegio).

Del resto… ok, il problema qui è che io non ho la macchina (né voglio averla), ed è per questo che uscire dalla città per un cesto di fragole si trova così saldamente nell’ambito dell’insania. Altri più meccanizzati di me potrebbero, certo, trovare ragionevole fare 15 km andata e 15 ritorno alla settimana per avere i prodotti freschi dell’orto.

Però, a questo punto io mi chiedo… è ragionevole in assoluto?

Perché, far conto sul fatto che ciascheduno possieda (ed usi costantemente) un grosso bruciapetrolio personale perché ci sia speranza di far funzionare una cosa che si supporrebbe ecologica, mi pare proprio il contrario della sensatezza, oltreché della sostenibilità materiale a lungo termine. Se tutti dovessero fare costantemente il giro della campagna per rifornirsi di frutta e verdura, povere le nostre strade e poveri soprattutto i nostri polmoni: sarebbe incomparabilmente peggio che con pochi efficienti camion che portano quegli stessi prodotti, ma con l’inestimabile vantaggio di aver fatto un giro solo per tutti.

Certo, forse un rimedio c’è: i “gruppi di acquisto solidale”. Io grazie a facebook ho conosciuto questo: http://www.facebook.com/profile.php?id=100002047204632&sk=info ma, dovunque viviate, certamente ne troverete più di uno vicino a voi.

Come funziona? Semplice: circa una volta ogni due settimane viene condiviso un link ad un grosso pdf, con la “lista della spesa” di tutto ciò che è disponibile. Ciascuno fa le sue ordinazioni via web; poi gli organizzatori fanno il giro delle compere dai piccoli produttori locali, e infine si va a ritirarle alla loro sede. Che non sarà sotto casa, ma ancora nell’ambito dell’accettabile… tuttavia, non ho mai partecipato, e credo non faticherete a capire perché tenendo conto del fatto che, tra ordinazioni e attuazione delle compere, ci vogliono circa 15 giorni prima della consegna. Più il tempo di attesa del prossimo ordine in cui far rientrare il proprio (e l’orario poi per ritirarla, non bastasse, è ridottissimo). È già tanto e lodevole da parte di un’organizzazione che non vive certo di questo e lo fa come un servizio, tuttavia… insomma, se ho bisogno di qualcosa lo voglio subito, non tra un mese!

Gli sforzi dal basso hanno dimostrato che l’interesse c’è ed è diffuso anche a livelli sorprendenti; ma perché la cosa possa prendere piede presso il pubblico generale (tra cui m’includo anch’io), sarebbe probabilmente fondamentale uno sforzo dall’alto che riesca ad integrarlo nella normale rete distributiva… ogni ortofrutta, possibilmente anche ogni supermercato dovrebbe avere un suo reparto di prodotti garantiti freschi, coltivati in provincia, confezionati il minimo e pagati al produttore un prezzo equo. Sarebbe un’eccellente sfida per un sindaco (ma anche, ad esempio, per le associazioni di piccoli commercianti; che anzi potrebbero coglierla come l’occasione per rilanciarsi nei confronti della grande diffusione)

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Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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