Riflessioni sui referendum -parte 1°: Nucleare.

Se state leggendo queste righe, con ogni probabilità fate parte di quella ristretta èlite di italiani che ha ed usa internet; è quindi pressoché impossibile che non siate stati bombardati da inviti a votare al referendum (tra cui un’incredibile varietà d’immagini, da quelle più melense a quelle un po’ più fantasiosecon le più varie varianti, raramente davvero originali -ma quella davvero rappresentativa, è probabilmente quella che ho trovato recentemente su un muro di Padova)

Nonostante tutto ciò, è veramente importante andare a votare. Non solo perché, dopo due anni in cui invocano il “volere del popolo” per giustificare qualunque cosa, sarebbe ora che il popolo si facesse veramente sentire -e, non dimentichiamo, hanno fatto di tutto perché resti nell’apatia nell’apatia- ma, soprattutto perché davvero si decidono temi di notevole importanza per il futuro dell’Italia; ad una settimana dalla consultazione, sperando di non rompere ulteriormente, sento l’esigenza di fare il punto e condividere con voi quel che ho raccolto finora sui temi in discussione.

NOTA: il progetto originale era fare un unico articolo per tutti i quattro quesiti. Ma poiché già la sezione sul nucleare ha raggiunto una mole notevole, e a causa delle ristrettezze sui tempi, ho deciso di pubblicarla immediatamente.

Ora ho pubblicato la seconda parte: acqua.

Nucleare.

 Leragioni del governo, e perché votare invece SÌ per fermarlo.

*il nucleare è una risorsa abbondante, anzi, rinnovabile
Falso; e spudoratamente falso. Certo, l’uranio si produce continuamente nelle esplosioni di supernova… chi si offre di andare a prenderlo? Sulla terra non solo l’utanio si esaurirà: lo farà relativamente presto -se anche non crescesse il consumo non durerà che tra 50 e 80 anni: non molto più quindi del petrolio, e molto meno del carbone. E, “non è finito” non significa affatto “economico”: l’ultima parte è la peggiore; tanto che come col petrolio si parla già di un imminente picco dell’uranio. Insomma: se vogliamo fonti sostenibili, è altrove che ci dobbiamo rivolgere.

*il nucleare è ecologico e sicuro

Di certo, il processo in sé non produce anidride carbonica. Però, dobbiamo considerare tutte le fasi: il nucleare richiede complesse lavorazioni del minerale di uranio prima di poter essere utilizzato, lavorazioni che consumano energia, utilizzano reattivi non esattamente innocui e producono scorie molto più abbondanti, sebbene meno pericolose, di quelle che usciranno poi dai reattori: tra cui il famoso “uranio impoverito”, pochissimo radioattivo ma decisamente cancerogeno, che in genere viene lasciato abbandonato; o usato per fare armi… o anche strade e parcheggi nelle città francesi. (Non ci credete?)

Quanto alla sicurezza: la sicurezza assoluta non esiste, e Fukushima sta a dimostrarlo. Eppure, non mi sento neppure di dare totalmente torto a coloro che affermano che, invece, Fukushima è la miglior prova che le centrali nucleari sono incredibilmente sicure: dopotutto, ci sono voluti un terremoto ed uno tsunami di intensità epocale per mettere  in crisi i sistemi di sicurezza. Non fosse che… incidenti nucleari accadono regolarmente. E spesso sono gestiti con poca trasparenza per non dare alla popolazione motivo di inquietarsi, come avrebbe invece tutto il diritto di fare. Non si è arrivati ad altri disastri come quello di Chernobyl: ciò non toglie che io ho sudato freddo, leggendo di quello che è accaduto in Italia.

Insomma: diffidate di chi vi dice “costruirei una centrale nel mio giardino” …eppure: non possiamo dimenticare i disastri causati dal carbone e dal petrolio; e perfino dall’idroelettrico, disastri spesso ingiustamente dimenticati. Sarebbe tutto sommato ipocrita affermare che il nucleare ne esca poi così male, dopotutto. Con il fuoco siamo costretti a giocare, in un modo o nell’altro. Anzi: a fare due conti, pare proprio che il nucleare sia la fonte energetica meno pericolosa in assoluto, in termini di vite umane. Ed anche quanto ad ecologia, sarebbe interessante fare i conti in tasca anche alle fonti rinnovabili lungo l’intera filiera: anche i pannelli solari, ad esempio, devono essere prodotti con trattamenti chimici, e smaltiti come rifiuti speciali.

Insomma, se fosse questo il punto, potrei anche votare NO, ed accettare il nucleare. Ma veniamo invece al punto fondamentale:

*il nucleare è economico

E ingenere aggiungono: “infatti siamo costretti a comprare il nucleare della Francia”. Questo è mentire sapendo di mentire: non siamo noi costretti a comprare –sono loro costretti a vendere! Una centrale nucleare non si può spegnere: la Francia, ricavando la maggioranza della sua energia dal nucleare, quando la domanda scende (ad esempio: di notte) si ritrova con un surplus di energia, che deve vendere a qualunque costo per non sperecarla. Allora noi spegniamo le nostre centrali meno efficienti e compriamo; ma siamo noi a guadagnarci, non loro.

Può essere, comunque, che il motivo per cui abbiamo una delle tariffe più alte d’Europa sia perché non abbiamo il nucleare. Ma questa è, in verità, un’illusione: un semplice colpo di magia, reso possibile dalla distribuzione dei costi fortemente atipica del nucleare, anziché da una sua reale convenienza. Il costo di mantenimento in attività di una centrale nucleare è bassissimo, certo meno di ogni altra forma di energia. Il problema è che la centrale va costruita; e una centrale costa miliardi su miliardi: sicché in totale, il nucleare non è poi così conveniente -ma questo può non sentirsi in bolletta, perché chi produce l’energia può venderla ad ottimi prezzi, e nell’immediato guadagnarci. E come si fa a far quadrare il totale? Semplice: il nucleare è sempre vissuto dei più svariati incentivi di stati intenzionati a sviluppare il nucleare bellico travestendolo da “atomi di pace” (c’è un motivo se l’Iran desta tanta preoccupazione: la connessione è stretta e ineliminabile). Per contro: da quando sono stati ridotti (non eliminati) gli incentivi statali al nucleare, in USA, pur in assenza di qualunque divieto nessun privato ha più trovato conveniente investire sul nucleare.

Un zoom, poi, sul reattore che ci riguarderebbe veramente; quell’EPR per cui il governo ha già preso accordi. Ci stiamo affidando allegramente ad una tecnologia ancora sperimentale, che ha dato finora pessimi risultati: ritardi, falle nella sicurezza, preventivi sforati oltre ogni limite. Il primo reattore doveva entrare in funzione nel 2009, non lo ha ancora fatto e quando accadrà, il prezzo preventivato sarà stato probabilmente doppiato. E non in Italia: in Finlandia.

Ma andiamo avanti con gli altri punti.

*il nucleare ci darà l’indipendenza energetica, scongiurando i black-out

Si, indipendenza nel senso che, se gran parte della nostra energia fosse nucleare, data l’alta densità d’energia potremmo sperare di accumulare una sufficiente quantità di combustibile da superare senza danni un’eventuale improvvisa grande crisi mondiale -purché comunque temporanea. Ma a parte questo, in generale, dato che l’Italia non ha alcun giacimento di uranio, complessivamente non diminuirebbe di un atomo la nostra dipendenza dal mercato globale per l’approvvigionamento di combustibile; un mercato anzi ancor più concentrato in mano a pochi produttori di quanto non sia quello del petrolio.

Si potrebbe dire, certo, che al di là della provenienza del carburante è già una forma di indipendenza poter contare per bruciarlo unicamente sulle centrali nel proprio territorio, anziché dipendere da quelle estere. Ma qui si arriva al paradossale spinto: l’Italia ha già una potenza installata altissima rispetto alle sue effettive necessità: come detto compriamo dalla Francia perché conviene, ma saremmo autosufficienti se volessimo. È semmai la rete di distribuzione un grave tallone d’Achille, che può andare in crisi e scatenare i blackout; e le centrali nucleari, imponendo un modello fortemente centralizzato, non farebbero che aggravare il problema.

Ma ecco una delle preferite, l’obiezione che ho sentito ripetere fin da bambino

* Siamo già circondati da centrali, tanto vale farle anche sul nostro territorio

Che è come dire, poiché i nostri vicini fumano e già subiamo il fumo passivo, possiamo darci al tabacco senza rimorsi. A parte che, come ho spiegato, il nucleare non conviene, è falso anche che sia proprio equivalente avere una centrale in Francia o in Italia. Gli incidenti minori, che bisogna mettere in conto, contaminano innanzitutto la zona attorno alla centrale. Senza contare, che è lo stato che ha il nucleare ad avere la tentazione di fare parcheggi in uranio impoverito. E soprattutto: in caso di disastro, le ceneri possono disperdersi in tutto il mondo ma la zona che paga il prezzo più intollerabile, la “zona rossa”, sia a Fukushima che a Chernobyl è stata compresa in un raggio di 20-30 km dalla centrale. Se esplode qualcosa in Francia, per quanto vicino ai nostri confini, possiamo comunque sperare di cavarcela mangiando pastiglie di iodio e buttando latte e verdure per una stagione. Se esplode lungo il Po, con un’ampia porzione della nostra terra migliore ridotta a deserto per secoli, il danno sarebbe semplicemente incalcolabile.

*il problema delle scorie è stato risolto

Di nuovo totalmente falso. Già smantellare la centrale non è facile. Ed una volta smantellata, è appena cominciato il problema. Le scorie possono forse essere contenute in maniera efficace, ma quello che è certo è che già mantenerle in maniera non efficace costa -e gli italiani dovrebbero saperlo: stiamo ancora pagando i costi per lo smaltimento delle scorie prodotte dalle nostre centrali tra gli anni ’50 e ’80. Del resto, chi ha creduto alla favola del “le scorie sono poche, quindi facili da gestire” avrà un brutto risveglio: solo quelle prodotte in veni-trent’anni dalle nostre quattro centrali ammontano a più di 90°000 metri cubi, ed abbiamo ampiamente dimostrato la nostra incapacità di produrre altro che soluzioni, al solito, temporanee da decenni. Con tanti saluti alla sicurezza assoluta.

Ma non è solo che siamo noi che non sappiamo gestire neppure le scorie delle nostre cucine: nel mondo non esiste ad oggi un progetto di deposito sicuro delle scorie che mostri un avanzamento soddisfacente. La maggior parte non va oltre il livello di tentativo, anzi di speranza. Il più grande progetto in questo senso, quello statunitense di Yucca Mountain è stato abbandonato …dopo aver divorato 11 miliardi solo per averci provato.

(tutti costi, ricordiamo, che ricadono sul contribuente: altrimenti, chi mai ci avrebbe messo un soldo, sul nucleare? Quando invece paga Pantalone, tutti sono felici…)

Un altro punto interessante

*Il nucleare ha molti problemi ora, ma saranno risolti. In particolare, le centrali di quarta generazione saranno fantastiche.

Di certo, è vero che i reattori nucleari di VI generazione dovrebbero essere meravigliosi: più efficienti (è una necessità, ricordate che l’uranio si va esaurendo), più sicuri (anche questa è una necessità, ogni incidente grave danneggia seriamente gli affari dell’industria nucleare); non solo, perfino consumare più scorie di quante ne producano.

Ma controllate le date: 2030-2040… questo se tutto va bene (e i tempi del nucleare hanno una notevole tendenza ad andare male, soprattutto con le nuove generazioni). Una volta messi sul mercato, ci vogliono anni e anni prima di avere una centrale funzionante e, tra l’altro, deve passare non pochi anni della sua vita operativa a ripagare la grande quantità di energia spesa nella sua costruzione… insomma: fino al 2050, è meglio che ci arrangiamo.

Altre sorprese che il futuro ci riserva sono ancora più sorprendenti: secondo la più realistica che ho sentito, ci libereremo delle scorie nucleari lanciandole sul Sole con missili. Altri dicono che in futuro le scorie saranno addirittura una risorsa, in qualche modo.

…la mia posizione è: possibile, ma è un salto nel buio. Prima dimostratemi che è fattibile (risolviamo, magari, il problema non indifferente delle scorie che abbiamo già), poi e solo poi potremo darci senza preoccupazioni a produrne di nuove.

Infine

*Il nucleare non è un gran ché, ma non abbiamo alternative: il consumo d’energia deve necessariamente aumentare del (numero a due cifre)% entro (pochi anni).

Necessariamente? Certo, capisco che l’India e la Cina stiano investendo disperatamente sul nucleare, disperatamente come su ogni altra forma di energia, poiché il loro bisogno di energia non può ragionevolmente che crescere.

Ma noi? Davvero: che cosa dobbiamo consumare di più di così? Sembra tanto “no global”, “figlio-di-papà-che-non-capisce-il-mondo” dire che il progresso per noi dovrebbe essere non produrre di più consumando di più, ma produrre uguale consumando sempre meno -ma perché, concretamente, dovrebbe essere così utopico? Invece di essere una favola, si sta già realizzando. Gli esempi sono tantissimi, a volerli trovare. È su questo che dovremmo investire; e come per magia non solo il nucleare, ma anche un bel po’ di petrolio e carbone diverrebbero totalmente inutili, con grandissimi vantaggi per tutti.

Piccola, ultima nota

*L’opzione del torio

Il torio, come sostituto dell’uranio, è perfetto, o quasi. È molto più abbondante: può fornire energia al mondo per secoli. È presente anche in Italia in quantità significative: vera indipendenza energetica. Non richiede alcun arricchimento: la filiera del combustibile è più ecologica sia come utilizzo di prodotti chimici che come produzione di scorie radioattive di lavorazione. È più sicuro, poiché la reazione a catena lasciata a sé stessa tende lentamente a spegnersi, anziché rapidamente esplodere. Lascia quasi unicamente scorie a breve vita, con quasi totale assenza degli elementi transuranici che restano radioattivi per milioni di anni: lo stoccaggio diventa un problema perfino ragionevole. Infine, non minaccia la pace nel mondo: sempre per l’assenza di elementi pesanti, le scorie sono del tutto inutilizzabili per costruire armi.

Qual’è il problema? Il solito, con la perfezione: non esiste. Almeno per ora. L’unico brevetto, a quanto pare, per una volta è italiano: l’ha depositato Carlo Rubbia. Tuttavia, nel disinteresse generale è stato comprato dalla Aker Solution: che come vedete si occupa di tutt’altro, e porta avanti questo progetto con ammirevole flemma. Vedete le date? 2030, di nuovo.

EDIT: Forse possiamo sperare nei cinesi.

Se lasciamo fare il nostro governo, per quegli anni avremo appena spremuto i nostri risparmi per una tecnologia ancora inaffidabile e già intrinsecamente vecchia, i famosi reattori EPR. A maggior ragione il nucleare di oggi (e, se per questo, dei prossimi vent’anni almeno) è decisamente da evitare. Avrebbe senso, forse, investire in ricerca; magari diventare i leader in Europa del torio, prima che sia troppo tardi.  Invece con questo governo che parla tanto di nuovo, continua di fatto ad essere una chimera qualunque cosa non sia andare al traino del vecchio.

Diamo ora un’occhiata al quesito in sé… perché tanto per non smentirsi hanno fatto un bel pasticcio. Guardate un po’ cos’è che andremo ora a votare:

Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?

Comma 1: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.

Comma 8: “Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei ministri (…), adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali”.

Insomma, sembra veramente un assurdo… pare proprio che quello che stiamo abrogando, anziché il nucleare, sia la sua sospensione! Oltre all’impegno a scrivere un piano energetico, cosa che non pare affatto male -anzi, in effetti: è richiesta dall’Europa, pena sostanziose multe.

Ringrazio Leonardo Fiorentini per avermi chiarito la questione: di fatto, è il resto dell’articolo 5 della legge a fermare il nucleare, abolendo punto per punto le leggi precedenti che lo istituivano. Il comma 1 però mette il tutto in una prospettiva temporanea: la sospensione è fatta al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sul nucleare. Dopodiché, si potrà ripartire. Togliendolo, resta l’abolizione secca, che è ciò che vogliamo.

Riguardo al comma 8, però, non riesco a restare così tranquillo. Sempre Leonardo afferma che ” il piano energetico nazionale non è previsto da quel comma ma da una normativa comunitaria recepita dal parlamento”, e dunque non c’è alcun rischio ad abolire il comma. Non so. Non ho trovato su internet leggi che recepiscano la direttiva europea, altro che questa. Al contrario, sarà disinformazione, ma trovo solo siti che affermano che con il referendum si abolirà la possibilità di fare un piano energetico nazionale.

Vi prego di smentirmi, se potete, fonti alla mano.

EDIT: a quanto pare, anche il funzionamento regolare di una centrale non è affatto innocuo.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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5 risposte a Riflessioni sui referendum -parte 1°: Nucleare.

  1. Pingback: Riflessioni sui referendum -parte 3°: Legittimo impedimento | Non al Denaro. Non all'Amore. Nè al Cielo.

  2. due precisazioni, sul finale: il primo comma va abolito perchè pone un termine di fatto per la riconsiderazione della materia e inficia la certezza dell’abrogazione delle norme sul nucleare prevista dai commi 2-7 dell’omnibus, mentre il piano energetico nazionale non è previsto da quel comma ma da una normativa comunitaria recepita dal parlamento, per cui va fatto cmq, ma il comma va abrogato perchè era l’escamotage legislativo per far irentrare dal piano energetico nazionale il nucleare abrogato dall’omnibus…

    • francescodondi ha detto:

      Ok, quindi la situazione è: gli altri commi sono sufficienti per l’abolizione tout court; mentre questi servono di fatto solo come possibili appigli per reintrodurre il nucleare in un secondo momento. Cambierò il finale.

      Però non capisco ancora una cosa: se il piano energetico è già deciso altrove, perché hanno ripetuto la decisione qui?
      Com’è la situazione quindi; il governo non potrà più fare una legge che dica che farà un piano energetico perché sarebbe in contrasto con il referendum, ma dovrà effettivamente fare il piano perché così è stabilito dall’altra legge già in vigore e non toccata dal referendum?

    • francescodondi ha detto:

      Continuo a non trovare la legge che recepisce la normativa europea sul piano energetico nazionale. Siamo veramente sicuri che non fosse in verità questa? Con questo governo ci si può aspettare di tutto… se non è così, per favore, forniscimi le fonti in modo che possa citarle nell’articolo.

  3. cianciu ha detto:

    Complimenti per il bell’articolo! …con il finale a sorpresa tra l’altro! eheh
    Io non potrò votare purtroppo, ma stavo cercando di farmi un’idea lo stesso.
    La tua analisi a mio avviso è corretta, tanto all’inizio quanto alla fine: di fatto credo che la soluzione (purtroppo) a questo punto rimanga da valutarsi in ambito prettamente politico (solo per questo caso s’intende, e non per acqua e legittimo impedimento) anzichè soffermarsi sull’aspetto civico della questione.
    Con ciò intendo dire che per i tempi che corrono questo referendum sembra diventare sempre più un caso di “midterm elections” che vedono schierati la maggioranza con il fronte del NO (o più stupidamente con l’astensionismo) e l’opposizione con quello del SI. Per quanto riguarda la “strategia energetica” se, come dici tu, è possibile attuarla tramite stratagemmi (a cui i governanti attuali sembrano essere avvezzi) significa che rimane dunque attuabile.

    -Per quanto riguarda lo stoccaggio delle scorie ti segnalo un interessante documentario dai toni forse un po’ esagerati, ma comunque valido, sulla realizzazione di un sito in Finlandia.

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