Sogni di referendum

Referendum 12-13 giugno: la vittoria della disinformazione – SINTESI.

Su una cosa ha ragione: questo referendum, se è stato un grande successo quanto a quantità della partecipazione popolare, è stato invece un disastro dal punto di vista della comprensibilità dei quesiti.

Per colpa, sì, anche del governo che cambia le regole in corsa, ma non solo; la situazione era imbrogliata fin dalla nascita. Come ho già notato: quanti si sono resi conto che abolendo la “remunerazione del capitale” non stavano eliminando solo la possibilità di profitti per i privati, bensì tutto in un colpo la possibilità per qualunque azienda, anche pubblica, di prendere prestiti e pagarne gli interessi? (Renzi su quel quesito ha votato no. Ma ha fatto ben poca pubblicità alla sua posizione. O avrebbe rischiato il linciaggio)

I cittadini hanno, giustamente, ignorato i tecnicismi; hanno votato principi fondamentali: l’acqua è pubblica, il nucleare non si fa, la legge è uguale per tutti. Ma resta qualcosa che non si può ignorare: che non era affatto ovvio che quelle leggi  significassero quello che tutti volevano farle significare. Incredibile il caso del nucleare, in cui il secondo comma abrogato non parlava affatto di nucleare; e poteva essere utilizzato per rilanciare tanto l’atomo quanto le rinnovabili. Si può così arrivare a fare danni notevoli; sull’acqua, è tutto da vedere come ce la caveremo.

È come con il computer. Immaginatevi un sistema che, ogniqualvolta vogliate modificare le impostazioni automatiche (magari lo stile del testo), vi pone domande tipo

Nel file /etc/gconf/.set/fll.mud: vuoi eliminare la riga 23 a partire dalla colonna 7: “Colors.setFillPadding(“external”,0x23)”; e l’intera riga 432 “IntensityHandler = function (expl){ return VarArray[expl.v*].init(); };”?

Quasi tutti voi andreste in panico, o almeno vi preoccupereste seriamente di fronte ad un quesito del genere. Temendo, appunto, di fare grossi danni. Forse un hacker di notevole esperienza potrebbe vivere in un sistema simile: per tutti gli altri, è vitale che esistano quadri di comandi con opzioni  semplici e chiare. Sarà poi il sistema stesso a disporre di programmi in grado di determinare, per obbedire alle nostre scelte, come vada nei fatti modificata l’esecuzione del codice.

Eppure, il sistema dei referendum assomiglia moltissimo a quello che vi ho presentato: si va ad agire direttamente sul codice della legge, senza che relativamente quasi nessuno tra colo che dovranno decidere per il SI o il NO abbia veramente idea di che cosa si stia dicendo.

I cittadini dovrebbero poter votare i principi, scritti in italiano. E lasciare a coloro che abbiamo assunto allo scopo, i nostri politici, l’attuazione dettagliata (sotto la sorveglianza degli organi di garanzia, ovviamente). Forse, c’è un modo.

La nostra Costituzione è lunga. Ovvero, contiene molte disposizioni non indispensabili, che stabiliscono principi importanti abbastanza da stare a cuore ai padri fondatori, ma non fondamentali. Si potrebbe allora immaginare una trasformazione in questo senso: trasformare la costituzione in breve. E tutto ciò che non è fondamentale trasferirlo, non tra le leggi ordinarie ma a formare il nocciolo, da completare negli anni successivi, di un livello intermedio nuovo. Norme modificabili come leggi ordinarie, che però come la Costituzione stabiliscono non ordini fattuali ma principi, e come la Costituzione hanno precedenza sulle leggi ordinarie (ovvero, se si trova esserci un conflitto, automaticamente dev’essere cambiata la legge ordinaria). Organi di controllo dovrebbero vigilare che questo nuovo corpo legislativo resti scritto in un linguaggio comprensibile, e non si espanda arbitrariamente a lunghezze ingestibili.

Questo, e non il corpus delle leggi ordinarie, sarebbe modificabile da referendum: in questo modo, davvero si voterebbe sui principi (senza tuttavia poter toccare la Costituzione, come è opportuno).

Verificare se a questi principi effettivamente si conformino le singole leggi passate e future spetterebbe poi alle corti; e non a campagne a colpi di manifesti e social network, tragicamente inadeguate. Potremmo finalmente votare “l’acqua è pubblica” di nome e di fatto, anziché per farlo doverci fidarci ad abrogare, nell’articolo 56 del dl 67/1456 le parole, magari, “l’articolo 23 bis del dl 234/1234, come modificato dall’articolo dai commi 1 e 49 dell’articolo 34-sexties del dl 523/349, nonché dalla sentenza della Corte 8956/3421, è abrogato”…

In generale, mi pare evidente come, mentre ora si ottiene un intervento quanto mai rozzo, direi, di machete, al contrario in questo modo si sarebbe finalmente costretti a giocare in modo chiaro a livello teorico; le leggi potrebbero poi essere adeguate in modo naturale, anziché di violenza con tagli. Oltre che, l’effetto sarebbe duraturo: tutte le nuove leggi dovrebbero attenersi ai principi modificati, non per 5 anni, ma fino alla loro successiva modifica -tecnicamente altrettanto facile che per la legge ordinaria, ma in pratica più difficile: il popolo potrebbe molto più efficacemente vigilare.

Sarebbe un grande progresso, si renderebbe finalmente un po’ meno impraticabile un maggior recupero della democrazia diretta.

Il passo successivo, per come la vedo io, sarebbe introdurre il referendum propositivo, sempre limitato a questa nuova parte di principi non fondamentali. L’effettiva scrittura delle leggi sarebbe quindi sempre affidata ai tecnici (attenuando il rischio che per errore, o inganno di un capopopolo, si introduca qualche falla, che può costare cara se ben sfruttata successivamente); e tuttavia si metterebbe davvero lo Stato nelle mani del popolo, dando ad esso la concreta possibilità ad alto livello (che è l’unico su cui può essere competente) di dirigere, in un senso e nell’altro, l’attività dei politici.

Vero, che per ora questa possibilità non è molto concreta, a causa del quorum. Ma forse quest’ostacolo non è insormontabile (si veda anche la mia proposta in merito).

Naturalmente, questi sono quello che ho scritto nel titolo: sogni. Però; se cominciamo a sognare in tanti, non è assurdo che nella realtà qualcosa si possa cambiare.

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2 risposte a Sogni di referendum

  1. cianciu ha detto:

    Questa idea è molto interessante. Come dici te sarebbe un passo in avanti nella democrazia diretta.
    Tuttavia hai idea di quanti leggi e commi dovrebbero successivamente essere modificate a causa dell’introduzione di un nuovo principio? Si rischia il blocco del parlamento per la legislatura successiva!
    Ad ora la trovo condivisibile ma estremamente difficile da attuare a meno di non rivoluzionare in qualche modo anche il resto del sistema.

    • francescodondi ha detto:

      …e quale sarebbe la differenza con ora?

      Insomma; sono un migliaio, si organizzino. Creino una commissione per legge in modo da lavorare in parallelo; alla fine mettano tutte le modifiche insieme e si discuta solo sui punti controversi. Non mi sembra poi così più terribile.

      E se è necessario rivoluzionare il sistema… stiamo sognando, no?
      Tu che modifiche apporteresti, in proposito?

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