convenzioni e distorsioni

Tutto sommato, la Galileiana sta egregiamente educando le (ipotetiche) future eccellenze del Paese a guardarsi dai danni che l’invadenza della burocrazia nella gestione economica spesso e volentieri comporta.

Abbiamo un’ottima dotazione economica per pasti, libri, e cancelleria; eppure il modo in cui siamo vincolati a spenderli riesce ad essere del tutto assurdo nella pratica.

Il punto è che l’ente che ci finanzia vuole “sapere come sono spesi i suoi soldi”; pertanto possiamo utilizzare il buono solo in una libreria, una cartoleria, e nelle mense universitarie. Vincolo a prima vista ragionevole. Non fosse che in quella cartoleria si possono trovare anche costumi di carnevale, nella libreria potremmo tranquillamente ordinare Rat-Man, e nelle mense poco ma sicuro di regola quello che è disponibile è tutto meno che cibo. Quindi non c’è alcuna garanzia che spenderemo i soldi concessici bene. Ma fosse solo questo -di fatto, c’è la garanzia che li spenderemo in parecchi casi molto peggio di quanto potremmo.

Infatti; tralasciando anche il tempo di studio perso per andare a portare alla segreteria le bolle con il rendiconto delle spese (negli orari che paiono a lei), nonché il costo per i commercianti di farle quelle bolle, questo modello intrinsecamente spinge a consumare in modo assurdo. Implica che possiamo spendere senza (quasi) ritegno per qualunque cosa sia offerta nei luoghi convenzionati, mentre rinunciamo a cose magari molto più utili offerte altrove. Se non è una distorsione questa!

E appunto, ora vedo con una chiarezza come la distorsione del mercato abbia effetti disatrosi. Un episodio su tutti. Avendo bisogno di una tazza, l’ho comprata firmata e decorata in cartoleria per 10€: più economiche non c’erano. Là, perché dietro il collegio se ne trovano ad 1€; e con meno fronzoli, a parità di prezzo avrei probabilmente preferito quelle. Ma la Galileiana ha fatto sì che il prezzo artificialmente inclinasse dalla parte opposta; e così non meno del 900% costo reale è andato in fumo, poiché qualcuno lo ha pagato per me, ma io non ne ho bisogno. Moltiplicate questo per parecchie volte. Se questo è un caso estremo, simili non sono affatto rari.
Se le università sono amministrate allo stesso modo dal Ministero, non ho più alcuna sorpresa nel sentire che sprecano.

Credo sinceramente che la Galileiana farebbe molto meglio a regalarceli quei soldi. Meno perdita di tempo per noi per portare i buoni, meno lavoro per i negozi convenzionati per farli e per la segreteria per decidere in quale scaffale seppellirli per sempre: e, appunto, la possibilità di spenderli molto meglio. Del resto, loro l’occasione di avvantaggiarcene per i nostri studi vogliono darcela, e in questo modo ce l’avrebbero data; nostra scelta, poi, se li spendiamo anche in puttane. Forse sarebbe anche più utile al nostro rendimento, piuttosto che comunque spenderli in puttanate alla cartoleria perché non sai che fartene, perché i vincoli hanno impedito di usarli per qualcosa di utile.

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4 risposte a convenzioni e distorsioni

  1. Matteo ha detto:

    Ma esattamente tu dov’eri mentre tutto ciò veniva detto e ridetto alle assemblee? Senza offesa ma penso di aver già fatto questo discorso un numero imbarazzante di volte.
    I contanti non ce li possono dare per motivi burocratici, se la gente spende in cazzate in cartoleria se ne assume la responsabilità: tanti lo evitano e preferiscono spendere per i libri o non spendere affatto (il residuo resta alla Galilieiana) e comunque ci si affida all’intelligenza delle persone.
    E poi la bolla fa risparmiare anche un po’ di IVA che non guasta mai (il 20% che ti fanno in cartoleria non è perché sei bello).

    • francescodondi ha detto:

      Infatti immaginavo che il problema fosse già ben presente, e appunto per questo non l’ho sottoposto ai galileiani ma come riflessione generale in un canale indipendente.

      Credevo il 20% fosse un’offerta che i negozianti fanno per dare una parvenza di senso alla convenzione… la legge mi sorprende sempre più. Non vedo un motivo per cui lo stato dovrebbe togliere l’IVA se c’è una bolla.

      • Matteo ha detto:

        Perché paga l’università (coi soldi nostri) che scarica l’IVA. Ora magari dirò qualche fregnaccia tributaria ma penso sia naturale per il senso dell’IVA che l’università non la paghi. Per quanto riguarda la convenzione in più di un’assemblea e anche in altre sedi si è proposto di cambiarla a favore della Tecnica che tra l’altro rilega anche le tesi ma non se ne dovrebbe far niente almeno per quest’anno.
        Poi devo dire che se io avessi i soldi in contanti probabilmente comprerei quasi nessun libro e farei una montagna di fotocopie quindi quoto Riccardo sul vantaggio per la mia libreria. Comunque io la tazza l’ho presa in Via Altinate, ho speso 1.90€ e ho la coscenza a posto per la spesa del mio buono. Inoltre ho fatto felice la Newton Compton e ho fatto girare l’economia. Dio me ne renderà merito quando mi giudicherà, amen.

  2. Riccardo ha detto:

    Microeconomia. Esercizio: dimostra che un trasferimento in denaro è sempre preferibile (o al più equivalente) ad un trasferimento in natura 🙂 Purtroppo hai ragione. Ma vi è una convinzione “paternalistica” che decidere al posto nostro dove e come spendere i denari sia sicuramente meglio. (ah, però così un po’ più di soldi in libri li spendo eh..)

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