Copyright

Mi pare necessario intervenire su questo tema, saltato prepotentemente alla ribalta con il dibattito su SOPA e la chiusura di Megaupload.

Innanzitutto, mi pare doveroso ribattere all’idea che

Mi fa un po’ ridere chi paragona la copia digitale al furto, come se chi “subisce” la copia (che vuol dire poi?) non avesse più in mano il dato originale. Mi fa anche un po’ tristezza però: vuol dire che l’industria dell’intrattenimento è riuscita nella sua opera di indottrinamento.

A chi ragiona in questo modo auguro di produrre un giorno un film, e scoprire che tutto il mondo l’ha visto senza pagargli un ghello. Gli diremo di non lamentarsi: ha ancora la sua copia originale perfettamente intatta a ripagarlo dei milioni spesi!

Tuttavia, c’è da considerare che, come altri notano

Tempo fa scaricai un disco di tale Emilie Autumn (un’artista industrial davvero difficile da digerire, soprattutto ai primi ascolti) e lo feci girare tra i miei amici. Risultato: 3 di essi (oltre a me) andarono ad un suo concerto, io ho quasi tutta la sua discografia, una mia amica anche, ed altre persone hanno comprato qualche suo cd. Ora, EA può lamentarsi del mio download, ma alla fine della fiera ci ha perso o ci ha guadagnato?

Se le major riuscissero nella loro battaglia di eliminare il p2p e la pirateria, probabilmente aumenterebbero i loro profitti grazie agli artisti top, quelli che tutti conoscono perché li senti alla radio, o perché sono sponsorizzati da qualcuno… Britney Spears, Justin Bieber, avete capito. Ma questi sono l’1%. Gli artisti minori perderebbero quasi ogni possibilità di farsi conoscere.

E allora? Non dimentichiamo una cosa: sono gli artisti che decidono come rilasciare le loro opere! Se questo modello non va, se ne troverà un altro. Io spero che il mercato reagisca. Che qualcuno sappia vedere le possibilità che questo 99% di potenziali promesse rappresenta (o lo facciamo loro stessi! Da soli o associandosi; grazie ad Internet molte strade si sono aperte) e riesca a fare positivamente profitti mediante un saggio bilanciamento di contenuti a pagamento e gratuiti, sfruttando la condivisione per lanciarne la popolarità, da monetizzare poi.

Del resto, nel mondo della copia senza costi la distribuzione gratis -o meglio ancora, a prezzi infimi- possono essere davvero la tattica giusta: come avevo notato in un mio precedente articolo, stavolta sul mondo delle applicazioni smartphone.

In questo modo, chi vuole continuare ad ascoltare Babe, Babe arricchirà le major, mentre noi potremmo continuare, legalmente, a scoprire artisti di nicchia senza svenarci. Ricompensandoli con i nostri soldi, ma solo dopo che ci hanno appassionato. Quello che serve, però, è che qualcuno si muova in questa direzione -serve molta abilità ovviamente, dare via gratis tutto e incondizionatamente ovviamente non ha molte chances di pagare, ma qualcuno ci sta già provando seriamente a trovare il giusto mix. Vediamo se con la stretta sul mercato maggiore, si affermerà accanto ai colossi macina-soldi un business model alternativo e più gradevole per noi.

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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