Grecia, Germania, e GlaDOS.

E così, l’accordo è stato approvato: la Grecia avrà condizioni piuttosto, oggettivamente, generose, ma in cambio anche una decisa limitazione di sovranità. Che eviti resistenze all’austerità -e, soprattutto, gesti disperati da parte del governo che uscirà dalle incombenti elezioni.

Perché è naturalmente questo che preme agli europei, a quanto pare: se le banche “too big to fail” dopo gli aiuti sono tornate a fare utili, quando si tratta di un Paese neppure i più ottimisti riescono a vedere una fine alle lacrime e sangue. Ma l’importante è che l’Europa ha tenuto il punto: uno stato europeo non fallisce -ma, non perché paga tutto la Germania.

Vedete, oggi ascoltavo per caso questa meravigliosa canzone… non ho potuto fare a meno di attribuire la sua bellissima voce sintetica alla BCE, con interlocutore la Grecia (o non solo?).

A parte i riferimenti a Black Mesa, sembra davvero perfetto per essere cantata dagli autori del colossale e spericolato marchingegno finanziario (di cui questo patto è solo l’ultima carta, per ora, in cima al castello) deciso a salvare le nostre banche, e in definitiva la nostra “torta” di opulenza europea, nonostante gli errori commessi, che Atene sia d’accordo o no. Eccola a voi

“…We do what we must
because we can.
For the good of all of us,
except the ones who are dead.

But there’s no sense crying over every mistake.
You just keep on trying, till you run out of cake…”

…ma, pensandoci meglio, temo di dover ammettere che non è esattamente così. O meglio: magari se fosse così. Forse vorrei una GlaDOS in carica in Europa.

Non è proprio vero che lassù a Francoforte siano “not even angry”: sono proprio rancorosetti, con il Paese che ha colpito al cuore, fatto a pezzi e bruciato ogni pezzo dell’idea che l’Eurozona avrebbe certamente funzionato perché sì, perché tutto sarebbe andato bene, tutti sarebbero stati ottimamente responsabili, e mettere assieme ad un cambio fisso Paesi estremamente diversi non si vede perché dovrebbe causare disastri.

Invece, se solo si avesse un po’ di coraggio si potrebbe davvero dire

Now these points of data make a beautiful line.
And we’re out of beta.
We’re releasing on time!

L’Unione sembrava un passo bellissimo, necessario: “tutti assieme appassionatamente: divisi eravamo forti, uniti lo saremo certo di più” -e forse per molti aspetti  davvero lo è stata, o può ancora esserlo. Ma dopo tutto il dorato ottimismo di allora, oggi la crisi ha rivelato che per un altro aspetto è stata davvero “science done” -a cuore aperto. Un esperimento immenso, singolare, forse unico. Quando, in qualche modo, ne usciremo, avremo imparato molto, e l’Europa sarà davvero “fuori dalla Beta”. Di fronte al rischio di vederlo sparire, stiamo finalmente scoprendo il quadro dei meccanismi fondamentali che l’Euro ha messo in moto –come funzionava il bel giocattolo, e perché si è rotto.

Ovvero: non è un problema solo greco: la controprova? il Portogallo.

Forse davvero l’Euro ci ha dato molto, come promettevano i suoi propugnatori, in incremento del commercio grazie all’unicità della valuta, e in minori interessi grazie alla sua stabilità. Ma il risultato finale è che oggi qualcuno ha due polli e qualcun altro, grazie al debito, rischia di non averne più neppure nessuno.

Possiamo davvero continuare a limitarci a dire che peggio per lui se non ci ha pensato due volte prima di entrare, e che è in più colpevole perché ha finto di avercelo ancora, un pollo, per poter continuare a mangiare -e che perciò ora per favore muoia di fame con dignità, evitando che il suo cadavere contamini troppo?

L’unico problema è: saremo ancora “giusto in tempo” per trovare una contromossa? (il bivio è sempre lì: unione vera, anche fiscale, o almeno parziale ridissoluzione) O è già troppo tardi, e l’isola felice che l’Europa è stata per secoli ce la siamo giocata, per farla finire in una rete impazzita di deficit, default e credit crunch?

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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