Religione vs. …Scienza? Dichiarazione di cambio della guardia.

Uno dei vantaggi di essere cresciuti in una famiglia cattolica osservante è senz’altro la possibilità di imbattersi in pubblicazioni particolari, che piuttosto difficilmente avrei potuto incrociare nel mio giro di conoscenze universitarie. L’ultima di esse è “Il Timone”; in particolare un articolo, segnalatomi da mio padre, da titolo “Dio e la matematica”.

Fondamentalmente, era semplicemente un elenco di matematici famosi che sono, o più spesso sono stati, ferventi cattolici: da Pascal, a Newton, a Eulero, a Cantor.

Che dirne? Ovvie le obiezioni:

  1. quasi tutti gli esempi portati sono piuttosto vecchi -che strano ci fossero molti cristiani nel ‘700
  2. comunque, andare a scegliersi apposta gli esempi in un bacino piuttisto ampio ha una rilevanza statistica tendente al nulla: è semplicemente barare.

Ma, se avessi chiuso così l’argomento non sarei qui a parlarvene. Riflettendoci meglio, la questione è molto più interessante.

La cosa divertente è: il nostro articolista, è il caso di dirlo, della domenica, nell’ansia di accumulare monti di aneddoti a protezione e puntello della sua convinzione a priori, o di confezionare un bel paradosso, da poter brandire come arma contro “l’empio che da ogni parte mi circonda” …azzecca in realtà una verità. Dimostra purtroppo poi di essere troppo disabituato al pensiero per poterne trarre una riflessone razionale: permettete ora che lo faccia io.

Prendiamo finalmente una statistica seria. Questi dati sbuguardano inappellabilmente il nostro timoniere. Ma non è questo ad interessarmi: è questa frase, la cui sostanza già conoscevo:

i piú pii si sono rivelati i matematici, con il 14.3% di credenti. Il tasso più basso di credenti è stato raggiunto dai biologi, con il 5.5% (7.5%tra i fisici e gli astronomi)

L’articolista notava in incipit che “la matematica, trattando di strutture eterne ed ordinate, è particolarmente affine all’idea di Dio”. Lasciatemelo dire: LOL -è proprio così, ma lui non se ne rende conto!

Se avesse preso per buona lui stesso la tesi che pretende di aver dimostrato, anziché accontentarsi di convincersi di aver “vinto”, ed avesse riletto le sue stesse argomentazioni a suo sostegno, si sarebbe reso conto che proprio non c’è niente di strano -ma qualcosa di interessante sì. Continuando a ritenerlo un paradosso adatto a confondere i miscredenti, l’autore non fa che rivelare di essere rimasto alla convinzione degli inquisitori dell’epoca di Galileo: che la scienza e la logica siano nemiche della religione. E che la matematica, in quanto regina delle scienze, dovrebbe essere la cittadella fortificata del Nemico – se dunque si vedono delle crepe nelle mura di questa nera fortezza, la baldanza con cui enumera i sui esempi è pienamente comprensibile.

Certo, un matematico, allenato a portare la logica agli estremi, potrebbe arrivare ad una particolare profondità nell’enumerare i paradossi della religione. Ma la verità, è che essendo comunque un uomo, si stancherebbe molto prima di arrivare alla fine di quelli che potrebbe enumerare un ciabattino… se un ciabattino può ignorarli e credere, non mi sorprende possa farlo un matematico -un cannone è più potente di una paletta, ma non per questo prenderà meglio le mosche. Viceversa, la matematica, appunto  come nota lui stesso con la sua inclinazione all’assoluto e all’ordine, è davvero senz’altro più la più affine di tutte le scienze alla religione -almeno alla sua versione “colta” e ripulita al massimo, chiaramente. Che spiega perfettamente le percentuali (comunque molto più basse della media nazionale).

In sé, la matematica non ha davvero nulla contro Dio: ne è del tutto indipendente; ci sarà la stessa matematica in mondi con e senza dèi! …i guai iniziano quando comincia ad applicare la logica alla realtà. Infatti, la percentuale di credenti già dimezza non appena alla matematica si aggiunge un po’ di concretezza, coi fisici; e le idee più chiare si trovano tra i biologi: al grado opposto della “scala di purezza”, coloro che si confrontano più in concreto tutti i giorni con il supposto “miracolo della creazione”.

E tuttavia, meditando su quel pezzo, mi sono reso conto di quanto il mondo, tanto tra i credenti quanto tra gli scienziati, molti non siano ancora andati oltre il processo a Galileo (che del resto, non è stato ancora annullato…): ritenendo che la scienza sia il peggior nemico della religione.

In verità, la scienza non può davvero fare più nulla alla religione -si ptrebbe quasi ritenere, anzi, che le abbia fatto un favore: liberandola di tutte quelle incrostazioni e appendici pseudoscientifiche, o semplicemente superstiziose che tanto hanno caratterizzato il Medioevo. Ormai che la chiesa cattolica ha più o meno accettato anche l’evoluzione, c’è veramente poco che la scienza possa più dirle su quel che è rimasto, che è decisamente fuori dal suo campo.

Tutto sommato, in generale oggi l’unica vera obiezione che si potrebbe fare da un punto di vista scientifico alla religione è quella del rasoio di Occam: la riassunse una volta per tutte D’Alembert, quando rispose a Napoleone: “Dio? Non ho bisogno di questa ipotesi”. Semplicemente il nostro modello della natura è più bello da solo, che volendo incastrarci entità soprannaturali. Ma capite che è un’obienzione piuttosto rozza, ed è di fatto un altro atto di fede. E soprattutto: con questa posizione sono ormai fondamentalmente d’accordo anche i cristiani; il confine è quanto in là si voglia spingere l’idea.

Però. Vorrei a questo punto accendere una luce su qualcosa che si dimentica spesso: gli umanisti. Filosofi, letterati, storici. Una delle cose che secondo me è interessante notare, è come in genere li si considera come custodi di libri polverosi, e quindi di fatto propensi a schierarsi a prescindere a favore di qualunque cosa sia tradizione. E invece: parlandoci in Galileiana, ho avuto la sorpresa di trovarli ben più intrinsecamente atei di noi!

Riflettendoci, ha soltanto senso. Al limite dell’ovvio. In effetti, le obiezioni che io posso fare alla religione, al di là di Occam, sono fondamentalmente umanistiche: storiche, filosofiche, filologiche, per quello che posso saperne dalle mie letture, in modo non diverso da chiunque altro appartenga all’elite culturale. I libri, le idee filosofiche e la cultura sono appunto oggetto di studio umanista, e saranno dunque loro a trovare obiezioni.

A pensarci, del resto: in tutte le controversie in cui la Chiesa è implicata oggi, la si accusa di opporsi al Progresso, ma quasi nulla di quelo che si intende con “mondo moderno” -libertà sessuale, allargamento del matrimonio, aborto, eutanasia, etc- ha a che fare davvero con la scienza. Al massimo possono essere problemi posti dalle nuove possibilità aperte, sì, dalla scienza; ma la partentela si ferma qui. La scienza descriverà esattamente cosa accade, ma decidere ad esempio quale aggregato organico sia Persona è interamente un problema etico, filosofico, politico, di certo non decidibile con un esperimento; la minaccia al pensiero tradizionale deriva dal progresso dell’etica, non della scienza.

Anzi, di più. Quante volte abbiamo sentito Sua Santità lagnarsi dal pulpito dell’avanzata del mondo tecnico, spersonalizzato, e relativista? Ebbene, il collegamento tra il primo termine e l’ultimo, tecnico e relativista, è arbitrario al limite del ridcolo. La scienza avrà la teoria della Relatività (che a sapere che impatto avrebbe avuto il nome, si sarebbe potuta chiamare forse anche più accuratamente “teoria dell’Invarianza”), ma è l’altra metà del cielo ad averne la sostanza.

Noi siamo comunque costretti a credere in una verità unica, oggettiva e finale -come pretendono di avere i religiosi. O non andremmo da nessuna parte. Gli umanisti no. Il loro lavoro è avere a che fare, sì, con vecchi libri ed idee, ma per analizzarli, metterli in discussione, in prospettiva. E in questo campo non c’è, spesso, speranza di ottenere una verità definitiva. Il pubblico non se ne rende conto, ma in effetti la loro materia è talmente carica di incertezze e contraddizioni, che non può che essere tra gli umanisti che il relativismo raggiunge l’apice. Uno scienziato, se messo alle strette a confrontarsi col problema, si farà venire un terribile mal di testa ad immaginarsi in che modo possa essersi generata la leggenda di un uomo che cammina sulle acque; e magari di fronte all’impossibilità di trovare una spiegazione razionale, rischierà di sospettare che sia tutto vero. Un letterato antichista, in genere, tratterà la storia con la massima scioltezza accanto ai miracoli di Apollo, Mitra e miriadi di altri dei; si accontenterà di verificare che sono narrati da cronisti altrettanto degni di fede.

In conclusione: sarebbe tempo di riconoscere che è la cultura umanistica, lungi dall’essere un baluardo, la vera avversaria della religione. Noialtri abbiamo fatto quel che s’è potuto (e dovuto, per sopravvivere) in tempi ormai finiti… ora scusateci, abbiamo da fare altrove😉

A chiarimento, perché capisco che alcune sensibilità possano essersi sentite urtate, di come assolutamente non fosse mia intenzione… no, solo perché é bello, vi lascio con questo video.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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Una risposta a Religione vs. …Scienza? Dichiarazione di cambio della guardia.

  1. pensieriosceni ha detto:

    Complimenti per blog! Volevo segnalare la storia di Franco, che soffre di disturbi ossessivo-compulsivi collegati alla superstizione Se qualcuno può dargli una mano inserisca un commento al post.

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