Windows 8, ovvero: la (discutibile) rivoluzione copernicana del PC

Sto testando la nuova Windows 8 Release Preview (l’ultimo passo prima del rilascio definitivo).

Come mai? Beh, mi era capitato di affermare “questa nuova versione di Windows gode di ottima stampa, potrei davvero provarla… se me la dessero gratis!”. E visto che possiamo davvero provarlo gratis del tutto legalmente fino al gennaio 2013 …eccomi qua!

Masterizzato il DVD con l’ISO, siamo pronti a partire. Per alcuni aspetti, mi sento di rassicurarvi, è ancora il vecchio Windows che conoscevo (non ne tocco più uno dai tempi in cui Vista era nuovo): 16 GB minimo minimo solo per partire, la possibilità di provarlo live è ovviamente un’illusione che non svanisce presto unicamente perché ci vogliono cinque minuti buoni solo per caricare l’installer (stavo per rinunciare, convinto si fosse bloccato), non parte se sbagliate una lettera del codice prodotto (ricordatevi di copiarlo dal sito, è giusto sotto il link del download); poi un altro bel codice aggiuntivo per installare il Media Center (che nella versione definitiva si pagherà a parte) …nonché, già che ci siamo, giusto due riavvii di fila per completarne l’installazione. Una distro Linux che si presentasse così sarebbe una buona barzelletta. Ma concediamogli una possibilità, povero, non è cattivo, è che lo programmano così!

Per il resto, è cambiato tutto.

Ebbene sì, l’incredibile è avvenuto. Ricordate l’enorme polemica che ha generato Unity nel mondo di Ubuntu con il suo essere non del tutto comodo per l’uso desktop, in quanto pensato in parte anche per i (futuri) tablet? Ecco. Non ci avrei mai creduto, ma la versione di Windows che Microsoft sta per imporre al mondo è …Unity al cubo: è completamente pensata per i tablet.

Seriamente. Ho già usato Android per PC e molte cose sono proprio uguali o quasi, la sensazione è esattamente quella, forse più accentuata ancora (fino al claustrofobico, devo dire. Il tablet è “corposo”, occupa tutto il poco spazio; da un desktop ti aspetti un po’ più di ariosità).

Lo stile è esattamente quello che ci siamo abituati a vedere su Windows Phone 7: la schermata di accesso, con le sue grandi “tile”, è meravigliosa -per le dita, prima di tutto. Addio anche al leggendario “tasto Start”: seguendo le esigenze degli schermi piccoli dei tablet, ogni barra è completamente a scomparsa. In più, le applicazioni sono tutte, costantemente a schermo intero -e non c’è modo di disabilitarlo, che io sappia. Nessuna barra con i pulsanti per ridurre a icona (una finestra sparisce se e solo se se ne apre un’altra), né per ridimensionare: sempre solo 100%; l’eliminazione della finestra si ottiene, come ho imparato a mie spese, “prendendo” la finestra col mouse e fisicamente “gettandola via” verso il basso. Anche fuori dalla finestra, tutto, ma proprio tutto, ciò che eravamo abituati a vedere ai lati -dalla barra delle finestre aperte, alle opzioni, allo stesso orologio… perfino il pulsante “indietro” del browser- compare soltanto muovendo il mouse verso la giusta zona dello schermo (esattamente come sarebbe su un tablet), o premendo la giusta combinazione di tasti (in entrambi i casi, nessuno ti ha spiegato quale). Internet Explorer 10, poi, spinge all’estremo: quando dico fullscreen, intendo proprio che si vede solo il contenuto del sito. Finito il tempo delle toolbar, pare -neppure le tab, nè la barra degli indirizzi. (compaiono, scopro in questo momento, con un click destro quando non ci siano menu da far comparire)

Questo, almeno, per le app native di Windows 8; installate attraverso un’altra cosa che glu utenti Windows sono certamente abituati ad associare ai dispositivi mobili (ma che gli utenti Linux e Apple hanno da sempre): un apposito Store. Che effettivamente è un’ottima idea; offre controllo, informazione sui privilegi che i programmi richiedono per funzionare, e recensioni degli altri utenti. La varietà di app è per ora semplicemente ridicola, credo l’Ubuntu Software Center sia avanti di qualche ordine di grandezza. Ma questo cambierà molto, molto in fretta, naturalmente, dopo il rilascio ufficiale.

Ma, significa che non potremo più avere alcun programma che non sia certificato da Microsoft? Tranquilli, no: potete sempre installare da internet, come sempre, qualunque programma (e virus).

Potreste essere curiosi di sapere come si integreranno i programmi “normali”, pensati per il desktop, nel nuovo ambiente. Ah, Redmond ci stupisce di nuovo: non si integrano. Semplicemente, una delle app preinstallate è un desktop tradizionale. Se devo essere sincero, dà l’idea di essere piuttosto abbozzato rispetto a ciò che siamo abituati a vedere. Comunque, ha i suoi bravi indicatori, orologio, lanciatori etc. Qui si apriranno le applicazioni non pensate per Metro UI (per quanto possano essere stati lanciati da una tile Metro). Dunque, ricapitolando: se scaricate e usate programmi non nativi, li avrete come siete abituati a vederli, in normali finestre riducibili e spostabili, dentro un normale desktop con in basso la barra delle applicazioni aperte in esso; però se spostate il mouse a sinistra vedrete un’altra barra delle applicazioni aperte, in perfetto stile tablet stavolta, che vi mostrerà le app native aperte: e “desktop” è soltanto una di esse (per la cronaca Alt+Tab si comporta in maniera intelligente: vi sposta tra tutte le app, che siano sul desktop o no). Il tasto “Start”, come detto, è sparito; “Start” è utilizzare la barra che compare con il mouseover a destra.

Insomma… tra genio e follia (più follia). Io me la sono cavata un poco perché conosco i tablet, e un tanto perché so navigare usando esclusivamente gli shortcut da tastiera, che restano validi ovunque …quindi prima di fare il grande passo, per il vostro bene studiatevi esattamente le combinazioni di tasti che vi servono per sopravvivere.

Oppure passate a Ubuntu, o meglio ancora Mint ;) Che stavolta il “non lo conosco” non ha proprio senso. Se siete utenti pro, certo, dovreste ripartire da capo. Ma se da un computer volete solo che funzioni, fidatevi: conoscete molto meglio la maggior parte dei Linux che quest’ultima creatura-Frankenstein sfornata da Microsoft.

Certo, ad ognuno il suo: non posso davvero negare che sotto molti aspetti è eccellente. Il fullscreen non è affatto male, una volta che hai fatto il callo a gestirlo. La velocità mi ha lasciato molto sorpreso piacevolmente: tutto è semplicemente amabilmente fluido (sarà anche l’installazione freschissima -ma si può almeno sperare). E poi, naturalmente, molte features dei tablet e smartphone mi chiedevo cosa si aspettasse a portarle sul desktop: beh, ora ci sono. In particolare, mentre il S.O. tradizionale è semplicemente un supporto neutro su cui si innestano, con limitata libertà, gli altri programmi, qui come già in Android e Wp7 è tutto integrato: all’installazione sei sollecitato ad accedere con il tuo Microsoft Live ID (si può fare senza in teoria, di fatto ha poco senso non farlo), a cui puoi più tardi aggiungere Google, Facebook, Twitter, Linkedin e tanti altri. Et voilà: la tile contatti sfarfalla delle immagini di profilo dei tuoi amici Facebook, mentre la tile mail mostra l’inbox di Gmail. Altra cosa che era ora passasse dai dispositivi mobili ai computer seri: un bel tasto “condividi” per qualunque contenuto. L’idea del “pin this” non sarà fondamentale, ma è molto simpatica. Il tema Metro è interessante, con colori personalizzabili.

Complessivamente, questa è una tendenza che era già in atto da tempo nel mondo Linux, in particolare Gnome e Ubuntu (e credo anche Apple). Store di programmi, riduzione delle barre che rubano spazio al contenuto, icone grandi e tablet-friendly, programmi social e di messaggistica integrati, cloud nativa e account online integrati. Solo che qui si fa finalmente la rivoluzione: tutto questo è portato ad un nuovo livello.

Che dire? Io ammiro tantissimo la Microsoft che si è lanciata in un esperimento così ardito, senz’altra rete che la certezza che il 99% dei suoi utenti ingoieranno e terranno duro per paura dell’ignoto che copre qualunque proposta alternativa. Anche se le probabilità che io paghi qualcosa per continuare ad usare questo sistema da gennaio 2013 rasentano lo zero, devo dire che mi aspetto grandi cose dalla sua introduzione.

Gnome ed Ubuntu ormai da anni hanno come parole d’ordine “superare la metafora del desktop”, “muovere alla conquista dei tablet”, “integrare il cloud ed il social”… ma l’hanno fatto in maniera molto timida. Ubuntu ha la possibilità di connettere un account Google… non ho visto un solo caso in cui farlo si sia rivelato di alcuna utilità, e questo per un anno. Adesso dovranno muoversi.

Il gigante di Redmond ha lanciato un enorme macigno nelle acque relativamente stagnanti del computer desktop. Per quanto io veda più ragioni per cui tale macigno in sé dovrebbe affondare piuttosto che no, i sistemi operativi liberi hanno una grandissima occasione, come forse non c’è n’è mai stata. Alcuni sono ottimi per vocazione a dare una nuova casa a chi detesta questo cambiamento; Mint prima di tutti. Altri -Ubuntu in testa- io spero raccolgano la sfida, prendano il coraggio di cavalcare l’onda e portarsi all’altezza della nuova, alta barra posta da Windows 8. Ma aggiungendo una consistente dose di buon senso e umanità; di cui dalle parti di Microsoft, mi pare di poter constatare, continua a sentirsi la mancanza.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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