Keynes e la crescita felice

Ho letto l’articolo di cui parla Keynes Blog in Keynes e la crescita felice. E certo anch’io, come tutti, ho sorriso a leggere che oggi dovremmo esserci ormai liberati dal bisogno, dall’ansia della necessità economica, e mirare a qualcosa di più alto.

Eppure. Siamo convinti che non sia così? Keynes scriveva al tempo in cui erano giovani o bambini i nostri nonni, negli anni 30. Provate un po’ a pensare a come vivevano gli italiani allora. Siamo davvero sicuri che tutto il progresso sia stato fagocitato dal capitale… o è stato fagocitato dal nostro volere sempre di più? Un disoccupato che vive di sussidi, davvero deve tirare la cinghia più di quanto facessero i nostri bisnonni? Solo che loro ci erano abituati, e da generazioni organizzati per farlo, a noi sembra strano e quasi una mutilazione. Ma ad esempio, non siamo più quasi destinati dalla nascita ad essere contadini se figli di contadini, o operai se figli di operai: oggi chiunque, anche se non viene da una famigia agiata, può scegliere di seguire i suoi sogni ed iscriversi ad un’università di arte, o filosofia, senza temere di morire di fame. Possiamo già guardare al prossimo livello, la sopravvivenza già non è davvero un problema. Ma la maggior parte non se ne rende conto. Come, del resto, sospettava e temeva Keynes.

quanto pochi di noi sanno cantare!

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