Incentivi. Si ma come.

La Gelmini prima, ed il ministro Profumo ora, hanno una ricetta infallibile per ridare ossigeno al nostro sistema scolastico : meritocrazia. Cioè? Premiamo i migliori. E come? Coi soldi, come altro? No?

No.

La ricerca pare venire da una fonte attendibile. Ma non ho verificato… ci credo, perché l’ho provato su di me.

Al liceo ho partecipato alle olimpiadi di matematica. Per “incoraggiare l’eccellenza”, i migliori ricevevano anche premi in denaro. Credo di aver vinto un migliaio di € a questo modo; forse anche due. Non so neppure ora quanto -perché non mi è mai interessato. Anzi: l’ho ignorato il più possibile. Io ero là per la matematica; sentivo che, se avessi pensato ad altro, forse non avrei neppure vinto.

Già è discutibile l’idea di prove standard, ovviamente tarate sul minimo comun denominatore e semplificate all’osso. Io le ho sempre difese; perché se vuoi premiare i migliori in denaro, devi avere pur qualcosa di standardizzato su cui basarti. Ma questo video mi ha fatto riflettere: forse il problema è a fondo, è la premessa di premiare in denaro. Certo è il modo più ovvio. Di fatto, ora che ci penso, ero convinto che con me non avesse funzionato, come incentivo, perché non ho mai avuto davvero bisogno del denaro, per me sono solo numeri (e allora ce ne son di più interessanti); ma se avessi avuto da mandare avanti una famiglia… se però ora esperimenti dimostrano che non funziona neppure in India, con due mesi di stipendio, è chiaro che qualcosa non va -che c’è molto di più.

Intendiamoci, sarebbe piuttosto stupido affermare che ogni differenza salariale è insensata. Se pagassimo un portinaio quanto un primario chirurgo, è evidente che l’idealismo comunque non sarà sufficiente ad evitare che moltissimi giovani che avrebbero potuto salvare vite scelgano la strada meno gratificante, ma incomparabilmente più comoda. Le paghe più alte migliorano comunque la performance, io credo, perché attirano i migliori. (…supponendo che il meccanismo di reclutamento funzioni…). E quindi aumentano la qualità media a priori delle persone.

Ma qui stiamo parlando di motivare le stesse persone. La scienza, a quanto pare, dimostra che, per com’è fatta la nostra psicologia, in questo caso il denaro semplicemente non funziona… ed i ministri sarebbe meglio lo sapessero, mi pare un punto tra i più fondamentali!

Nondimeno, il sistema attuale italiano è “gli ultimi saranno i primi”… ultimi nel senso di peggiori: a far carriera sono semmai i furbi, mentre chi provi un minimo a fare il suo dovere scompare travolto dala valanga autoalimentante del “datelo a lui, è lui che è bravo a farlo” (mia madre lavora in un liceo, da sempre mi racconta storie di questo genere). Questo deve semplicemente scomparire, e non lo si aggredirà mai troppo presto.

Ma se la soluzione “facile” del “diamogli soldi”, è fuori gioco, sarà necessario trovare qualcos’altro… alla fine, tutto e solo ciò che ci serve è un cambio di mentalità.

Le olimpiadi di matematica: al mio liceo, che pure non è certo l’ultimo in una grande e prestigiosa città, se non altro per la cultura, come Bologna, c’era sempre e solo una singola professoressa ad occuparsi di organizzarle. Precaria, per di più. Perché era la più adatta, tra tutti coloro che si erano proposti? Ma no: perché nessuno voleva mai davvero muovere un dito per fare qualcosa così fuori dal range del minimo indispensabile, che lei, poveretta con ancora un lumicino di idealismo, ogni anno era costretta a offrirsi volontaria e sobbarcarsi anche questo, in aggiunta a tutto il resto, per permettere a noi ragazzi di avere questa opportunità. Un mio amico ha avuto l’iniziativa di creare anche una squadra; sempre lei si è fatta carico di aiutarci, e miracolo immediatamente siamo arrivati in finale. Io ce l’ho riportata l’anno dopo. Poteva essere l’inizio di una tradizione di tutto rispetto: invece, dopo di me è evaporata. Perché se il merito è “una cosa in più” nella cultura, i soldi dall’alto non colmeranno mai questo vuoto (anzi, forse).

Forse basterebbe semplicemente un riconoscimento, umano, non economico, che siamo tutti uguali. Ci sono professori che tutti stimano, altri che gli stessi studenti disprezzano. Ma  in qualche modo questo non conta; i pessimi possono continuare a starsene tranquilli nella loro meno-che-mediocrità, perché alla fine sono solo voci di corridoio, alla fine è tutto uguale.

Forse basterebbe semplicemente avere il coraggio di dire che no, non è tutto uguale. Che ti pagheremo ugualmente, sì, ma sappi -e sappi che tutti sanno– che ufficialmente, oggettivamente, per il giudizio dei tuoi coleghi, per quello degli alunni, per i risultati oggettivi, quello che hai dato è molto meno della media; meno di quello che avresti dovuto. Che ti daremo lo stipendio, sì, ma quando guarderai negli occhi qualcuno saprà che non te lo meriti appieno. Ed invece onorare, non so come, ma un modo si trova, coloro che hanno fatto il loro lavoro bene, o hanno fatto qualcosa di più, qualcosa di speciale per tutti. Se si riuscisse a passare questa mentalità, in qualche modo, io credo che sarebbe un’Italia diversa. E solo allora.

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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