In difesa di Instagram

Prima di provarla, la mia concezione di Instagram era quella decisamente sarcastica derivata dalla gente che se ne faceva beffe “l’app per sentirti un fotografo figo fotografando panini e scarpe” “600$ di cellulare, 10000 Mpixel, e un’app per ottenerne… la stessa scadente qualità di una macchina di 40 anni fa”.

Ecco, più o meno così:

Ed è effettivamente tecnicamente vero.

Eppure, provandola… ha dannatamente senso.

Quello che puoi fare è molto semplice. È un social network essenziale, specializzato in foto; pubblichi foto e vedi quelle pubblicate dai tuoi contatti.

Quello che ha di “particolare” è che integrata nell’app c’è uno strumento che ti permette di catturare foto direttamente, e di modificarle prima di pubblicarle. La quantità di opzioni (c’è un pulsante per aumentare la luminosità, uno per aggiungere una cornice, etc) è ridicolamente scarsa; verosimilmente molto inferiore a quello che puoi fare con la normale app “fotocamera” del telefono. Tranne che per un punto: i filtri. Hai a disposizione una decina filtri, ciascuno dei quali farà apparire la tua fotografia come se fosse stata presa con uno specifico tipo di macchina fotografica, generalmente “vintage”.

E che c’è di male? C’è poco da fare, il vintage è piacevole. Sono stato incredibilmente sorpreso: effettivamente, le foto originali sembravano terribilmente piatte e smorte, a confronto di come i filtri sembravano farle diventare all’improvviso “vive”.Che non vuol invitare a fare foto insignificanti perché tanto ci sono i filtri; né altrettanto a caricare di filtri una foto bella di suo nella speranza di raggiungere il super-mega-ultra (e rischiando di cadere rapidamente nell’inguardabile). Ma, ora capisco bene perché vada di moda usarli.

Così, spendere 600$ di cellulare ultramoderno per ottenere lo stesso effetto di una macchina di 40 anni fa?

Non esattamente. Lo stesso effetto di tutte le macchine a tua disposizione; e sono decine. Una volta sarà “Amaro”, una volta “Hudson”, un’altra “Hefe”. Il punto è che non potresti portarti dietro tutte quelle macchine fotografiche -ogni singola di esse, in effetti, è probabilmente significativamente più ingombrante di un cellulare. In aggiunta, le macchine originali sono oggi probabilmente introvabili. Magari le foto richiedono per essere sviluppate una notte in camera oscura. E per postarle su internet bisogna scannerizzarle? Vedete che non è poco quello che viene offerto in più!

Il che mi ha spinto a rendermi conto che questo è spesso il punto della tecnologia. Certo, in molti casi si è creato l’ambiente per fenomeni tanto lontani da qualunque equivalente nel mondo reale da essere di fatto nuovi: ad esempio, lo stesso concetto di blog.

Ma in molti casi si è semplicemente passati ad una versione digitale di ciò che già si faceva. Si prendano ad esempio gli Ebook. Alcuni lettori imitano proprio esplicitamente il libro fisico, simulando lo sfogliare delle pagine… non dubito, prima o poi, inseriranno la scelta tra vari profumi di libro nuovo, da essere riprodotto mediante appositi sintetizzatori olfattivi. Dunque, centinaia di euro …per scimmiottare qualcosa che l’umanità ha avuto pressoché da sempre? Ma -provate a portare una biblioteca di centinaia di volumi in tasca!

In questo caso, la tecnologia sta facendo una cosa: smaterializzare. Non più la macchina fotografica fisica, non più il libro fisico, non più… un unico oggetto che può ricrearli tutti. E ricrearlo meglio -eliminandone i difetti e le limitazioni, a piacimento. È come quella cosa che conoscevamo, e che ci siamo abituati ad apprezzare; eppure allo stesso tempo è istantanea, pulita, ed integrata con tutto ciò che l’Internet ha da offrire!

È un capriccio, un inutile virtuosismo? Le aziende che forniscono servizi Internet non sembrano pensarla così. A pensarci, quasi nessuno, oggi, utilizza un server fisico: sulle macchine fisiche viene installata una macchina virtuale, e su quella gira il server. Prendere una macchina per simulare un’altra macchina, con prestazioni complessive certamente inferiori, ovviamente, non sembra ridicolo? Eppure, ha perfettamente senso. La flessibilità ed il controllo che solo il muoversi in un mondo virtuale possono dare sono qualcosa di inestimabile.

Ok, disprezzo ancora Instagram per essere l’esatto contrario di quello che una persona con un minimo di creatività cerca. Una gamma ridicolamente limitata di opzioni, e nessuna altra possibilità per il risultato che condividere immediatamente su un social network… semplicemente insopportabile. Ma la devo ringraziare per avermi dato una nuova visione su un aspetto di ciò che la tecnologia ha da offrire.

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Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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