Parliamo dell’Euro

Così, la Pax Montiana è un lontano ricordo. Siamo in propaganda elettorale.

E su trasmissioni da 30% di share si afferma che il nostro problema è l’Euro e che il debito pubblico è una truffa, senza poi affrontare l’argomento. I risultati sono ovvi: un immenso regalo con fiocco d’oro al complottismo arrabbiato

Mi sembra dunque doveroso affrontare e fare un po’ di chiarezza su che sarà, in ogni caso, il convitato di pietra di ogni discussione economica. L’Euro.

Questo è quello che ho concluso in questi anni di osservazione di questa crisi infinita. Spero ne possa nascere una discussione interessante per tutti.

Andiamo

L’Euro è una palla al piede per l’Italia?

, al momento.

Lo è intrinsecamente?

No, lo è per colpa nostra.

(tuttavia, le difficoltà attuali si sarebbero potute ampiamente prevedere, ed evitare)

Qual è esattamente il problema?

Le diverse monete sono una “valvola di sfogo” naturale per le differenze economiche. Se l’economia di un Paese dotato di una moneta autonoma si indebolisce, la sua valuta si deprezza, rendendo più cari i prezzi dei prodotti esteri, e più convenienti i prezzi dei prodotti locali: disincentivando le importazioni ed incentivando le esportazioni, la bilancia commerciale tende a restare in equilibrio.

Da quando questo grado di libertà è stato eliminato, la bilancia commerciale tra l’Italia e, un esempio a caso, la Germania, è precipitata.

Si vede chiaramente come si mantenga un sostanziale equilibrio: fino all’introduzione del cambio fisso, attorno al passaggio di millennio. E un Paese con una costante emorragia di denaro è un Paese candidato a finire molto, molto male.

Il gruppo Bildebberg ci ha rubato la sovranità monetaria!1!!!

Io preferisco dire che ci ha rubato i nostri comodi monetari… l’Euro ha ‘rubato’ ai nostri politici ed industriali la possibilità di nascondere la loro incompetenza tappando i buchi di bilancio di Stato e aziende esportatrici stampando denaro -in altre parole, prendendosi ogni anno una fetta dei soldi che hai in tasca… come suona così? E non una fetta trascurabile: si è arrivati al 20% annuale.

Non si trova neppure su Internet, ma ricordiamo un attimo gli anni d’oro della ‘sovranità monetaria’ dell’Italia

svalutazione

E tuttavia. È vero: era sempre meglio che ora. L’inflazione sottrae soldi ai risparmiatori per darli all’industria e alla politica, che possono farci i loro comodi: ma nel farlo finiscono in gran parte per redistribuirli. O stimolando direttamente i consumi, oppure creando lavoro. In ogni caso, l’economia girava e le lire non avrebbero lasciato l’Italia… al contrario degli Euro, che si stanno lentamente trasferendo in Germania, lasciando la nostra economia a secco.

Ciò non toglie che battersi per la ‘sovranità monetaria’ (come se risolvesse da sola ogni problema) è essenzialmente battersi per i comodi della casta.

Tuttavia, non si può negare che la situazione è particolarmente spiacevole… siamo costretti ad affrontare il mercato, anziché affidarci ai mille trucchetti permessi dall’avere una Banca Centrale in casa… maaammaa! :,-(

Confrontate per un attimo in dettaglio la situazione; prima e dopo:

L’economia italiana va male nel 1970. La lira si svaluta, i cittadini perdono potere d’acquisto ma le industrie guadagnano competitività. Non basta? La Banca d’Italia può stampare moneta, con cui comprare titoli italiani: il potere d’acquisto dei cittadini sarà ulteriormente depresso, ma l’ulteriore deprezzamento dà un’ulteriore spinta alla bilancia commerciale; inoltre il denaro aggiuntivo, sottratto ai risparmi e speso dallo Stato, farà girare l’economia. Il debito nominale è aumentato, perché lo Stato ne ha contratto uno con la Banca d’Italia, ma è un debito molto vicino all’essere virtuale: gli interessi figureranno all’attivo della Banca d’Italia; e tale attivo in gran parte viene girato di nuovo allo Stato. Chi ci ha guadagnato di più sono i parassiti, ma più o meno si sta a galla.

L’economia italiana va male nel 2013. L’Euro si deprezza molto meno, salvando i risparmi, ma lasciando l’industria al suo destino. Anzi: il denaro comincia a fuggire verso Nord, peggiorando ulteriormente la situazione; una spirale viziosa potenzialmente senza fine. La Grecia è un eccellente esempio.

Sono un matematico, mi piace trovare analogie e “ricondursi al caso precedente”. Possiamo ricreare l’effetto di recupero di emergenza della competitività, che una volta avveniva spontaneamente mediante svalutazione, senza abbandonare l’Euro? La svalutazione riduceva il valore degli stipendi e dei risparmi. Se non possiamo ridurre il valore di ogni banconota, dovremo farlo per la via dura -matematicamente equivalente, ma molto più sgradita all’uomo della strada: ridurgli fisicamente il numero di banconote in tasca. Smantellamento dei diritti dei lavoratori e dei sindacati. Precarietà. IVA. IMU. Patrimoniale …è semplicemente quello che sarebbe successo con la vostra amata “sovranità monetaria”… solo che in questo modo ve ne rendete conto.

…ops; no. Non è proprio equivalente; dimentichiamo un piccolo particolare: la svalutazione abbatte anche il debito, parallelamente all’economia (sicché il rapporto debito/PIL resta invariato). Intendiamoci: non esiste un pasto gratis. I mercati ovviamente prezzeranno la svalutazione attesa nell’interesse richiesto: negli anni ’70 era normale che l’interesse sui titoli di Stato fosse a due cifre; indicativamente l’interesse reale resterà costante, in media. Tuttavia, attenzione: i mercati prezzano la svalutazione attesa -significa, ovviamente, che una crisi inattesa permetterà una svalutazione del debito. I mercati si proteggono dal rischio di aumento della svalutazione comprando titoli a più corta scadenza, naturalmente, ma comunque hai un qualche tempo (quello di scadenza media dei titoli) in cui puoi svalutare “gratis” sul fronte del debito. Come sempre il pasto non è davvero gratis: pagherai, specularmente, a crisi finita; ma intanto avrai passato la nottata. Mentre ora il nostro debito è scritto nella pietra. Fai “austerity”; contrai i salari e le spese pubbliche, quindi i consumi, quindi il PIL? Ops… il debito è ancora quello, ed il rapporto debito/PIL schizza senza controllo. Grecia, sempre.  A meno che… naturalmente, esiste un’equivalente “hard” alla svalutazione del debito, senza usare i cambi: si chiama rinegoziazione del debito. È quello che, alla fine, hanno concesso alla Grecia di fare. Ma se i lavoratori sono riluttanti ad accettare una riduzione dei salari… beh, il potere contrattuale delle banche è molto ma molto maggiore. Se la svalutazione per via dei cambi avviene in tempo reale, per l’ammontare giusto, ed inevitabilmente, invece un haircut è un’opzione che sarà concessa, di regola, soltanto troppo poco e troppo tardi.

Cosa resta? Naturalmente, Banca Centrale al salvataggio!

…vi vedo scettici: tutti sono convinti che la BCE, frenata dai tedeschi egoisti, non abbia fatto nulla o quasi contro la crisi. Ricredetevi: la BCE è sempre stata più presente sui mercati della FED americana -e, ultimamente, ha superato tutti in interventismo.

Perché il mare di Euro creato dalla BCE non è riuscito ad evitarci sacrifici epocali? Forse perché la strttura attuale frammentata dell’Europa rende l’intervento della BCE estremamente inefficace.

La BCE stampa denaro, ok. Ed abbiamo anche un effetto positivo e “solidale”, inizialmente: la svalutazione non colpisce soltanto i cittadini del Paese in crisi, bensì si ripartisce tra tutti; a vantaggio anche della stabilità complessiva. Vale a dire, naturalmente, che anche il vantaggio delle imprese sarà condiviso. Ma l’economia del Paese che riceve gli aiuti sarà appunto aiutata dal denaro immesso nel sistema (immesso, come prima, mediante l’acquisto di titoli), no? Sì… e no. Lo spread scenderà, e questo darà una boccata d’ossigeno. Ma stiamo riempiendo un colino bucato: fintanto che l’economia non sarà competitiva, e finché resterà il cambio fisso, immettere liquidi significa favorire le spese: ovvero aumentare i soldi che escono dal Paese. Mentre, indovinate… i debiti restano, tutti. E, attenzione… stavolta sono debiti veri. Se la Banca d’Italia comprava debito italiano, ricordate, gli interessi sono di fatto pagati dall’Italia a sé stessa: pari e patta. Invece, gli interessi pagati alla BCE sono ripartiti secondo una quota fissa tra i vari Paesi: questo significa che, se l’Europa compra il nostro debito, solo una minima parte degli interessi tornerà a noi. Riceveremo parte degli interessi degli altri, naturalmente, ma questo non cambia il fatto che ci sarà un flusso netto di denaro verso i Paesi che non usufruiscono degli aiuti: sono creditori a tutti gli effetti. Notare che non è che non ci stiano aiutando: pagheremo meno di quanto chiederebbe il mercato; quanto basta perché ai tedeschi non convenga, rispetto a prestarci i soldi con le loro banche, e siano scontenti a loro volta. Ma è comunque un aiuto che per l’aiutato ha un costo, e mi pare strano lo si sottolinei così poco.

Oh, e i soldi aggiuntivi, dunque, tendono alla lunga a concentrarsi nelle nazioni “forti”. E là produrranno buona parte dei loro effetti: stimolo dell’industria, e anche inflazione. Ovvero: non solo tutti i Paesi devono farsi bastare una sola politica economica, che non sarà dunque ottimale -gli effetti di quell’unica politica si manifesteranno nei vari Paesi in maniera differenziata, ma al contrario del necessario; la spinta espansionistica si sentirò dove non serve, e viceversa. L’applicazione di una politica economica in un’area monetaria unita avrà un effetto peggiore che se tutti applicassero ugualmente quella stessa politica, ma come zone economiche indipendenti.

E c’è un ultimo punto. Se la Banca Centrale appartiene ad un singolo Paese, si può sottolineare a piacere l’indipendenza dell’istituzione dal governo; servirà al più ad evitare le storture più catastrofiche: ma normalmente, insomma, banchieri centrali e politici tenderanno a capirsi molto bene. In sostanza, la Banca d’Italia, con i soldi creati dal nulla, comprerebbe debito pubblico italiano senza fare tante storie. La BCE è un’istituzione europea: e dell’Italia (così tanto a torto?) non si fida. In molti Paesi temono che un’apertura illimitata di credito sia l’inizio della fine, di un assistenzialismo illimitato… e noi italiani dovremmo capirli: quello che vogliono evitare è esattamente quello che è successo al nostro Sud (il cortocircuito ideologico che questo ha creato alla Lega è stato divertente, per un po’). La conseguenza, però, è stata che la BCE ha deciso di non aiutare noi, ma il mercato: quasi la metà dei soldi stampati dalla BCE sono andati alle banche, mediante programmi LTRO. Con il tacito accordo che ci avrebbero comprato titoli di Stato; però lasciando a loro la scelta di a chi darli. Il che significa che i soldi ci sono, le condizioni sono in generale migliori per tutti: ma che quei fondi vadano a noi, anziché restare parcheggiati nei Bund (o overnight presso la BCE stessa, al miseria%), dipende ancora da noi e dalla fiducia che sapremo ispirare nel mercato con i nostri sforzi. Che è giusto dal punto di vista morale e a lungo termine -è discretamente pessimo, però, per far ripartire l’economia qui ed ora. Al solito, è chi ha la pancia piena che indulge nella morale…

Del resto. Riguardiamo un’ultima volta il caso di scuola, sempre la Grecia, nel complesso. Ok, i guai se li è cercati, falsificando i bilanci e tutto. Tuttavia: i guai sono diventati davvero irreparabili quando la BCE ha risposto

  • affermando che “gli investitori avrebbero dovuto partecipare al costo” (haircut), e
  • ha smesso di accettare debito greco come collaterale “sicuro”.

Cosa che era razionale, a priori, per una istituzione indipendente. Tuttavia, ci sono due modi di guadagnare la fiducia degli investitori:

  • Il vantaggio di avere una moneta propria è che la tua banca centrale comprerà sempre e comunque i tuoi titoli
  • il vantaggio di avere una moneta comune è (paradossalmente a prima vista) che il debito è scritto nella pietra: e quindi gli investitori non hanno bisogno di chiedere un bonus di rendimento per il rischio svalutazione.

Con l’azione della BCE gli investitori si sono trovati con titoli:

  • senza il sostegno garantito di una banca centrale, non avendo una moneta propria. E però
  • a rischio di svalutarsi (haircut) -come se avessero una moneta propria

Perfetto. C’è da stupirsi che gli interessi siano schizzati fuori da alcun controllo -e non solo per i greci, dato che le stesse considerazioni si applicano a tutti?

Ok, quindi riassumendo -siamo in un ginepraio di dimensioni epocali.

Di chi è la colpa di tutto questo, in conclusione? Se hai risposto dell’Euro, beh, rileggi meglio.

La colpa principale è della nostra scarsa produttività.

Se la nostra produttività fosse allineata a quella europea, non ci sarebbe disavanzo commerciale -e tutte le storture elencate fin qui non esisterebbero. L’Euro potrebbe perfino funzionare, e sarebbe un beneficio per tutti. Anzi: se la nostra produttività fosse alta, ovviamente avremmo i vantaggi dell’euro in sé, più i vantaggi speculari ai costi che sosteniamo ora.

Invece, dal 1988 la produttività italiana ha preso una linea discendente. Dal 1994 è praticamente ferma. Questo si manifesta con una bilancia commerciale in passivo ora -ma sarebbe una buona cosa ricordare che già nel 1992 il valore della lira stava affondando, e fu solo con lacrime e sangue che si riuscì a riportare una qualche stabilità. Siamo riusciti a sopravvivere così fino all’entrata nell’Euro.

Ma. Se il Paese non funziona, hai un bel da nascondere la merda sotto il tappeto -gira che ti rigira, qualcuno se la beccherà. Qualche dubbio che saranno sempre i più deboli?

(viene naturale chiedersi, che cosa sia successo alla fine degli anni ’80. Apparentemente, nulla; almeno da noi. E forse è proprio questo il problema: probabilmente il mondo ha semplicemente cambiato marcia, come è fatale che di tanto in tanto succeda, e noi occupati al solito a guardarci l’ombelico, e ancora inebriati, come siamo tuttora, da quanto siamo stati bravi negli anni ’60, abbiamo clamorosamente perso il treno)

Ciò nonostante -è piuttosto triste vedere come la grande e tanto osannata costruzione dell’Euro, che pure ha funzionato in tempo di pace, si è rivelata, alla prova della crisi, un immenso ventilatore contro cui la merda si è gioiosamente spiattellata.

E in realtà; a rileggere le motivazioni che hanno portato all’Euro… viene da concludere che costruire il ventilatore fosse proprio parte dell’idea. Perché, se i governi e i popoli sanno di non poter ricorrere a trucchetti (ricordiamo: se tutti ricorrono a trucchetti, il risultato sarà solo un danno per tutti), saranno costretti a prendere i provvedimenti giusti. Ad esempio, nessuna nazione lascerà che la sua produttività crolli per vent’anni di fila, a nessun costo, essendo evidente che le conseguenze sarebbero alla lunga terribili. No?

LOL, no.

Bene, insomma. Bella idea l’Euro di oggi, possiamo provare a proporlo alla prossima fiera di Chindogu.  Per intanto, come sopravviviamo?

Temo, per una volta, di dover quasi concondare con la risposta di Berlusconi… mi si permetta solo di aggiungere una premessa

Se noi non cambiamo, e se l’Europa non cambia, non resterà che uscirne.

La premessa è necessaria per mettere le cose in prospettiva (e non è quel che ha fatto Monti il cambiamento che ci serve, come cominciano a notare anche all’estero). Tuttavia, con questo debito (e questa credibilità internazionale)… potrebbe essere semplicemente troppo tardi.

Una unione monetaria e politica potrebbe funzionare, invece.

Qualcuno ha calcolato che, se il PIL di uno Stato americano cala di un dollaro, in media circa 40 centesimi arrivano automaticamente dal bilancio federale a compensare. Non abbastanza perché eventuali “fannulloni” possano spassarsela con il denaro degli altri all’infinito; abbastanza da evitare un disastro improvviso che si trasformi in avvitamento letale. In Europa siamo attorno al centesimo. Che va bene fintanto che gli Stati sono aree economiche indipendenti; con una sola moneta (a meno di una responsabilità dei governanti che, purtroppo, si è dimostrata del tutto utopica) è chiamare il disastro, come abbiamo visto.

Ma c’è di più, per cui un’unione vera potrebbe funzionare molto bene. Sparate una cifra sul deficit federale USA. 1%? 3% del PIL?

SETTE per cento. E da anni, seppure in miglioramento rispetto agli anni scorsi -che erano peggio ancora, infatti. Vi immaginate per un istante l’Italia con un deficit al 7% -fosse anche per un anno solo? Ora noi siamo attorno al 3%. E, notare: l’avanzo primario è poco meno negativo: con le basse tasse americane, significa che una percentuale a due cifre del bilancio statale è finanziato con nuovo debito. Noi paghiamo il nostro bilancio completamente: senza interessi saremmo in (lieve) attivo. Eppure la cenerentola siamo noi.

Se lo possono permettere: sono una grande nazione. E questo significa… te lo dicono in faccia : possiamo stampare soldi quanto vogliamo. Il dollaro è il dollaro, non perderà mai davvero valore. Funziona. Paradossale quanto volete, il tasso d’interesse del debito USA è in costante diminuzione.

(beh. A dirla tutta, se anziché aumentare poco addirittura scende, forse è perché dall’altra parte ci siamo noi…)

L’Euro potrebbe diventare un altro dollaro. Sembrava avviato a diventarlo. Prima che facessimo di tutto per distruggerne ogni credibilità. Siamo seduti su una miniera d’oro -e ci bacchettiamo su chi tiene più pulito il suo orticello, anziché buttare all’aria tutto e scavare. Ma ovviamente non può funzionare nulla finché la BCE crea denaro …solo per darlo alle banche -perché lo prestino agli Stati con il quadruplo di interesse.

(…intendiamoci: un interesse pienamente giustificato -dal punto di vista delle banche. Investire in un Paese messo come l’Italia, o la Spagna, è un rischio, così stando le cose, ed è giusto che sia remunerato. Il problema è che il rischio è esaltato dall’architettura arlecchino, né-carne-né-pesce attuale. Quindi no, non stiamo regalando denaro alle banche. Ci stiamo prendendo a martellate nelle palle da soli, che è diverso.

Fine della parentesi)

La Banca Centrale deve creare liquidità per sostenere qualcuno di cui si fidi. Ovvero, necessariamente, l’Europa in sé. Che deve emettere debito congiunto, e spenderlo direttamente, non per questo o quel governo, ma nell’interesse comune.

Ovviamente questo richiede una riforma costituzionale: un vero governo, in cui il peso dei governi nazionali sia drasticamente tagliato a favore del Parlamento, e di un Presidente direttamente eletto. Non è una strada facile, ma prima si comincia prima si finisce.

Devono anche esserci tasse europee -e devono essere la maggior parte. Per due motivi.

  1. redistribuire. Ma non è neppure il più importante.
  2. ARMONIZZARE

Armonizzare le tasse è uno dei veri motivi per cui ha senso essere in un Unione. Mi spiego.

Hollande ha tassato i ricchi. E anche noi. Ma mentre la Francia ha messo una super-tassa sui redditi dei ricchi residenti, noi abbiamo messo tasse sui ricchi in vacanza (barche di lusso, etc). Risultato? Il ricco francese che andava in vacanza in Sardegna ora magari ha preso la residenza legale in Italia -e va in vacanza in Corsica. Ricchi 1 – Stati 0.

E magari, quegli stessi ricchi hanno l’auto registrata in Germania. Noi abbiamo il superbollo, loro no… risultato? Fioriscono le società che, per una modesta tariffa, inferiore alla supertassa, si prendono cura dei loop burocratici necessari per farla risultare in ‘trasferta temporanea’ permanente. È solo un ulteriore spreco di risorse: gente pagata per fare danni alla collettività. Ma intanto Ricchi 2 – Stati ancora 0. Eccetera.

Ancora, e ancora, e ancora. Provate a contattare la sede per l’Europa di una qualunque multinazionale; Google, Amazon, Facebook, a piacere. Con quasi certezza vi risponderà qualcuno in Irlanda. Perché proprio l’Irlanda? Eh, perché laggiù hanno le tasse più basse per questo genere di cose; e così vanno tutti là. Questo crea un po’ di occupazione. Ma significa che le tasse raccolte saranno una miseria -se le alzassero, il mese prossimo tutti gli uffici si trasferirebbero magari in Slovacchia o in Estonia.

Oh, e forse non avete notato che Fiat Industrial ora è olandese? Perché mai? Beh, se l’Italia alza le tasse -non c’è motivo per cui dovrebbe essere un problema di chi ha le spalle abbastanza grosse per espatriare; lasciamo che paghi chi è abbastanza romantico o fesso da restare… è ovvio che sia così.

Sono gli Stati che dovrebbero evitarlo, armonizzando le tasse.

Insistere nella frammentazione fiscale è condannarsi all’impotenza -e alla guerra tra poveri.

Naturalmente, subentrare nelle tasse significa subentrare nel debito. Non è necessario che ci sia un esplicito trasferimento: potremmo comunque continuare a pagare allo Stato italiano la quota di tasse necessaria per pagare il debito, indipendentemente dal giro fatto dal resto -ma con gli investimenti per la crescita che arrivano dall’Europa, avremmo qualche speranza di ridurlo senza strozzarci.

Tuttavia, si può fare di meglio. Io favorirei un trasferimento all’Europa del debito fino al 60% del PIL (il massimo teorico consentito da Maastricht -sforato da quasi tutti, Germania non ultima). Che è l’unico modo per non “premiare” gli stati-cicala: i tedeschi non pagherebbero un solo euro di debito aggiuntivo. Basterebbe la loro implicita garanzia per far pagare molto meno gli altri; e se per l’Italia si tratterebbe solo della metà del debito, sarebbero comunque qualche decina di miliardi all’anno gratis -una manna. I tedeschi potrebbero pagare un po’ più sugli interessi; ma mi pare fattibile, con un buono sforzo di serietà, far tendere gli interessi europei a quelli tedeschi. Del resto, la situazione attuale è del tutto eccezionale e semplicemente non può reggere: questo è probabilmente l’unico modo anche per loro per evitare un butto risveglio. Tanto in caso di collasso del continente (la loro economia dipende in gran parte dalle esportazioni, e le loro banche sono esposte), quanto di ripartenza dell’economia (con bond esteri e investimenti privati attraenti, l’effetto di distorsione “safe heaven” sparirebbe). Ora non gli conviene, forse vogliono approfittarne ancora un po’, ma non possono non capire che nell’orizzonte medio non hanno alternative migliori.

Naturalmente, questo comporta qualche vincolo -la spesa dei governi locali deve essere messa sotto controllo dell’interesse comune. Devono poter essere commissariati, se necessario. Tanti saluti alla “sovranità nazionale”; ma la carta della “Comunità di Stati Indipendenti” uno-per-tutti-e-tutti-per-sé ce la siamo giocata; e il risultato è questo: molti Stati semplicemente non sono in grado di funzionare nell’insieme. Un controllo centrale reale è necessario. O crolla l’intero castello di un’Europa credibile; che possa spuntare tassi tedeschi, anziché italiani, per tutti.

Ovviamente, questo dovrà avvenire dopo che ci si sia assicurato che il potere centrale, divenuto potere supremo, sia a sua volta sotto il controllo democratico dei popoli -cosa che, oggi, sarebbe dura sostenere. Ma del resto oggi abbiamo il commissariamento ‘in via eccezionale’ -che ora è permanente. Siamo commissariati in eterno, sul bilancio che è quel che conta, senza davvero rendercene conto, e quindi non ci preoccupiamo neppure di esserlo da un governo che manca dei più classici istituti di democrazia -dalla separazione dei poteri alla possibilità di sfiducia parlamentare. Bell’affare.

E tuttavia, una volta reso un vero governo quello europeo, non riesco a vedere male il commissariamento. In effetti, ora il nostro governo ha una lunga storia nel semplicemente ignorare le regole europee: dalla situazione delle carceri …a certi appalti (questa è solo la più recente delle violazioni del genere contestate) ben poco trasparenti… ci sono pochi dubbi che, se i nostri governanti si impegnassero a risolvere questi problemi, saremmo un paese molto più decente. Invece preferiscono continuare a fare i propri comodi, o semplicemente a farsene, tanto i media li controllano e non diranno nulla, e pagare le multe (in aggiunta ai danni) con i nostri soldi. Viva la sovranità nazionale!

Io sogno un giorno in cui un funzionario tedesco scenderà in Italia, metterà i sigilli a Rete 4 senza che nessuno possa dire nulla, e questa sia la parola fine di quella storia. Quel giorno saprete che l’Europa non è più un coacervo di burocrati in qualche landa nordica a capo di un esperimento-Frankenstein, ma una forza che può riportarci tra le nazioni civili.

Del resto; chissà… un commissario finlandese al posto di Monti; sarebbe stato tanto peggio? Con meno adorazione a prescindere in quanto ‘italiano salvatore della Patria’, una visione davvero nuova, per noi, del funzionamento dell’economia, nessun bisogno di contrattare con un Parlamento Pdl -e non avrebbe guastato, molta meno simpatia per la Chiesa cattolica, nel cui seno invece il nostro Messia ha infine trovato rifugio …magari magari avrebbe davvero ottenuto qualcosa di molto più incisivo.

L’alternativa, è uscire dall’Euro. Se si vuole fare si fa. Nel pieno della crisi si è arrivato a parlare di una svalutazione del 60%; ma con un po’ di calma, il valore è più probabilmente attorno al 20%. Non poi così terribile per risparmi e stipendi, una boccata d’ossigeno immensa per l’impresa. In caso non si giunga a un accordo per convertire il debito estero in lire, sarebbe probabilmente inevitabile il default -ma, hey; siamo in avanzo primario. Se c’è qualcuno al mondo che si può permettere un default -o almeno per cui, perso per perso, non sarebbe poi così tanto peggio dello status quo attuale, quelli siamo noi. Per me si può fare.

Basta solo ricordare che, se un giorno staremo a coltivarci il nostro orticello italiano sempre uguale, con la benedizione congiunta del Papa e della Cigl, e guadagneremo miliardi e miliardi che dovremo mettere da parte per acquistare i beni di prima necessità da un’Europa rimasta solo germanico-slava, ora abbastanza omogenea da essere davvero unita e comunque abbastanza grande da essere protagonista a livello mondiale, senza barriere al suo interno, ma all’esterno capace di vincere qualunque guerra commerciale coi paeselli della periferia; e che, soprattutto, fatte le giuste riforme ha un costo del lavoro della metà con stipendi del doppio (siamo già sulla buona strada)… allora forse rimpiangeremo amaramente di avere perso un treno. (o forse anche no. Finché in Tv c’è la partita…)

Basta anche ricordare, d’altra parte, che restare nell’Europa così com’è, attenendo con certa fede nella valle oscura il giorno in cui la crisi finirà, è prenderlo, il treno. In pieno.

Buona fortuna, Italia.

…dai, per sdrammatizzare un po’, vi lascio con un ultima immagine. L’andamento del PIL greco con la “cura” dell’austerità, a confronto con le previsioni di efficacia della stessa fatte dai “medici” che dirigono l’Europa attualmente. È divertente. Davvero.

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