La vera partita

C’è molta confusione sotto il sole. Che so, c’è chi chiama Grillo “fascista”. Ora.

Se è perché ha espulso qualcuno… i partiti tradizionali non lo fanno? Lo fanno con molta meno fanfara perché è normale. Può essere usato per negare che sia davvero “il nuovo”, ma da qui a screditarlo rispetto alla media ce ne passa; a memo che non si chiami “fascista” l’intero arco costituzionale.

Ma, mi piace pensare che sia per i contenuti. Allora… no, provate a leggervi questo.

È il programa di un qualche partitino a caso della sinistra estrema? Beh, no. Ci sono continui riferimenti al primato dello Stato (etico), si è favorevoli alle armi nucleari, e ogni cosa bella e buona è stata fatta da Mussolini. Deve quindi trattarsi piuttosto del manifesto elettorale di Casapound Italia.

Ma su tutti i temi sostanziali, in particolare quelli economici, potrebbero benissimo essere di sinistra.

  • Vogliono la rinegoziazione dei trattati europei.
  • Vogliono una regolamentazione feroce della finanza.
  • Vogliono il protezionismo per tutelare i nostri lavoratori
  • Vogliono un forte intervento statale di direzione e stimolo all’economia
  • Vogliono la nazionalizzazione di tutti i servizi fondamentali, dall’energia ai trasporti all’acqua; parlano di “beni comuni indisponibili al mercato”
  • Sono per la protezione specialmente dei redditi più bassi e delle pensioni
  • Sono assolutamente contro la flessbilità dei contratti (“che sancisce la supremazia del capitale sul lavoro”)
  • Ritengono che i lavoratori dovrebbero avere potere decisionale nelle aziende
  • Ritengono che un’azienda che i padroni vogliano chiudere debba essere invece socializzata: acquisita dallo stato sotto il controllo dei lavoratori.
  • Sono a favore della scuola pubblica, e oppositori dei finanziamenti alle scuole private
  • Difendono la rappresentenza studentesca nelle università
  • Difendono l’ambiente e gli animali
  • Denunciano lo stato di polizia, gli abusi polizieschi, le morti nelle carceri.

Certo, non è che su alcuni punti non ci sia differenza. Se sei gay, ad esempio, non ti conviene davvero votare da quelle parti (…per quanto, un simbolo elettorale non si nega neppure agli ossimori).

Comunque -potete ben vedere che, nel momento in cui

  • a sinistra scompare la prospettiva della completa eliminazione della proprietà privata e del capitale; e parallelamente
  • a destra viene meno la prospettiva del militarismo, del colonialismo e del razzismo*

allora “comunisti” e “fascisti” sono, sotto la gran parte degli aspetti, esattamente la stessa cosa.

(*suvvia. Dire “i diversi sono malvagi, devono essere temuti”, come anche “i diversi sono inferiori, devono essere sfruttati”, è razzismo. Dire “l’Italia deve occuparsi prima di tutto degli italiani” mi pare… umh, tautologico? Semplicemente in un mondo di enti egoisti, quali gli stati nazionali, non esserlo è un lusso spesso difficilmente sostenibile. Si valuterà poi se non sia piuttosto nell’interesse dell’Italia superare l’egoismo più gretto e immediato, ed accogliere nuova forza lavoro, nonché integrare al meglio quella già presente e di fatto parte del paese. Ma, cercatelo, sono stati attenti, non c’è un grammo di razzismo nel programma di Casapound. Può poi ben esserci razzismo nelle azioni dei simpatizzanti, naturalmente).

Perché sono così simili, oggi? Perché, tolta l’essenza, tutto ciò che resta è l’antagonismo.

Oggi la sostanza degli estremismi, tutti, è un’idea: che sia colpa di qualcuno. Che lo Stato debba entrare con due piedi nella vita economica per proteggere il popolo dagli sfruttatori capitalisti che lo opprimero -perché se non ci fosse una cricca di oppressori, tutto funzionerebbe bene.

È una visione ovviamente popolarissima. All’uomo della strada pare sempre di lavorare troppo, pagare troppo; e non è possibile che tutto vada così male ugualmente -ci dev’essere qualcuno, qualcuno di particolarmente malvagio e lontano, che lo sta fregando. E, odia scontrarsi con i duri vincoli del mercato: preferisce di gran lunga avere a che fare in ogni ambito con uno Stato con cui, bene o male, può punare i piedi e ottenere qualcosa. Non può non essere visceralmente sensibile all’idea di uno Stato che (ovviamente riformato -anzi purificato, dal Nuovo del rivoluzionario preferito) solertemente difenda, smussi, regoli, assista, calmieri, protegga; naturalmente, a costo zero -o al più, a costo di una piccola casta di privilegiati, che finora se n’è approfittata, e dunque si merita di pagare tutto.

(va detto che la supposta casta potrebbe anche evitare di dare pieno di argomenti di risentimento; se ci fosse un concreto rischio di rivoluzione, forse avremmo meno bonus milionari a dirigenti di istituzioni fallite e salvate dai soldi pubblici, o pensioni faraoniche ad oscuri ex-burocrati)

Vi pare tanto strano, allora, che Grillo possa parlare oggi all’estrema sinistra, domani all’estrema destra, con le stesse esatte parole -ed essere sempre applaudito? Gli basta non insistere troppo su certi temi partiolarmente ideologizzati e viscerali (matrimonio omosessuale, etc): il resto è perfettamente comune.

Certo, dal vespaio che la proposta grillina è riuscita sollevare, si è riusciti finora, pare, a fare un ottimo lavoro; estraendo persone non solo dotate di un autentico entusiasmo, ma anche di serietà e competenza. Sicché, si può quasi essere tentati, dai risultati sul territorio, di affermare che il Movimento 5 Stelle sia la scelta giusta, nei confronti dei partiti tradizionali (soprattutto di questi partiti) anche sotto questi ultimi aspetti… Ma non sono questi l’essenza. La vera idea di Grillo è che era possibile, e vincente, unire i populismi, ora quasi fittiziamente divisi tra destra e sinistra.

Al di là delle frecciatine quasi pavloviane verso il nemico storico, il vero nemico di tutti gli estremismi populisti, e non mancano mai di renderlo palese, è il liberismo. Ovvero l’idea che, al contrario, l’intervento statale, non appena vada oltre il minimo indispensabile, crei spesso sotto il tappeto più danni dei benefici che persegue.

Una visione, proprio perché opposta al populismo, indigesta al popolo. Dall’altra parte, è spesso preferita dagli economisti, e dagli studiosi in generale: che per esperienza storica hanno perso la speranza di poter trasformare uno Stato, ostaggio delle forze incontrollabili e intrinsecamente clientelari della politica, fino a renderlo efficiente; mentre continuano ad aver fede nella razionalità delle leggi matematiche del mercato, dove le loro formule possono calcolare ottimi teorici molto attraenti.

La vera contrapposizione non è dunque tra destra e sinistra. È tra estremisti di ogni colore, che, esclusi dal potere, sono divenuti populisti; e moderati che, chiamati al governo, hanno dovuto constatare che gli economisti non hanno tutti i torti. La “salita in campo” di Monti (nonostante lo spiacevole incidente di percorso dell’alleanza con chi occupava il posto geometricamente opposto al populismo prima, ovvero il cattoopportunismo) sancisce definitivamente la formazione del “polo degli economisti”, al centro. Rendendo palese un sistema bipolare leggermente allucinato: un polo al centro, ed uno ai lati.

Ciò che sta in mezzo -ovvero, tra il centro ed uno dei lati- è, palesemente ormai, né carne né pesce da tempo. Che può voler dire una sintesi equilibrata e costrutrtiva… oppure, può voler dire usare il liberismo per tagliare i servizi, e poi lo statalismo populista per deviare i risparmi su spese peggiori ancora. O usare il liberismo per privatizzare, e il populismo per giustificare il mantenimento del controllo pubblico (e dei finanziamenti pubblici) per vie piú traverse e meno trasparenti. E così via.

Spesso, la cosa genera cortocircuiti quasi divertenti. Come il PD che, in risposta ad un guizzo del Pdl ricordatosi per una volta di aver fatto del liberismo la sua bandiera nominale, ha all’improvviso deciso di sposare l’ala populista sui “beni comuni”: per accorgersi poi, e dover nascondere alla bell’e meglio, che molti suoi sindaci erano in prima linea nelle privatizzazioni.

Date queste premesse, godetevi le elezioni forse più confuse da molto tempo, con gli intecci delle linee di frattura sostanziali e tradizionali… a nozze con la naturale tendenza degli italiani a frantumarsi in piccole e piccolissime patrie, anche politiche.

Auguri, Italia.

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2 risposte a La vera partita

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