Che cos’è la crisi

Ho trovato questo video sul sito di Rivoluzione Civile

Fate caso al tono, per un attimo.

La mia reazione

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(Fuffa! Fuffa! Fuffa!)

Forse solo con Berlusconi ho trovato tanta suadenza. (Gli uccellini alla fine. Spettacolare)

(oh, e i miei commenti non sono stati approvati dai moderatori, noterei)

Ma noi vogliamo essere obiettivi. Che dire, invece, dei contenuti?

In verità, è un’analisi più profonda della media. Forse mi ha anche chiarito qualcosa. Per quel che c’è, e soprattutto per quel che non c’è.

C’è il ruolo di… ottimo paragone: ‘spugna’ degli USA. Fino agli anni ’70 gli USA erano la fabbrica del mondo: ma da allora le fabbriche si sono spostate sempre più all’estero. La bilancia commerciale è andata sempre più verso il rosso; un fiume di denaro che se ne va. Per mantenere i consumi, è stato necessario gonfiare una bolla di credito sempre più monstre. Infine è scoppiata… in parte, almeno. E la crisi è il risultato.

Cosa manca? Beh, e noi? …siamo un’economia basata sull’esportazione? Abbiamo una forte esportazione, sì, ma anche le importazioni non scherzano.  Sorry Ingroia & co., la nostra bilancia commerciale (come zona Euro) è circa in pareggio.

Per la precisione, era tendenzialmente in negativo negli anni di espansione, l’inizio del millennio. Ma anche oggi, che la terribile austerità è riuscita a riportarla in forte positivo, stiamo comunque parlando solo di una frazione del deficit USA.

Deve mancare qualcosa. No?

Oh. Forse manca il resto del mondo. (d’oh).

I salari scendono perché i padroni sono cattivi? Magari scendono perché dall’altra parte del mondo i salari sono più bassi. Principio dei vasi comunicanti.

È un dramma? No.

I soldi vanno dove ce n’è bisogno. Sono disposti a lavorare per meno perché sono più poveri. E così… lavorano loro. È ingiusto?

Ricordiamo: un mercato più aperto è più efficiente. Potremmo tassare le importazioni… ma dovremmo dire addio a tutti i prodotti economici cinesi. Ci conviene davvero? No. La produzione va là dove la ricchezza può essere prodotta più efficacemente. La quantità totale di ricchezza aumenta.

Certo, il cambiamento, diranno i nostri rivoluzionari, è favorito dalle élites mondiali perché loro ne sono le prime beneficiarie: potendo spostare i loro capitali in un click, tutto quello che gli importa è che ci siano più soldi, non gli importa dove. E noi?

E noi aspettiamo. Il mercato compensa gli squilibri -si stanno compensando. Non lo avrete notato, ma il prossimo piano quinquennale cinese prevede una crescita dei salari del 13% annuo. Più o meno prosegue la tendenza del precedente quinquennio. Crescita esponenziale: raddoppio ogni 6 anni. Lo squilibrio si sta riequilibrando: attireranno meno investimenti esteri, ma potranno finalmente godersi il frutto del loro lavoro. Comprando anche da noi. (…da chi di noi avrà la capacità di vendere meglio, naturalmente).

Del resto, non so se ve ne siete accorti… ce la stiamo facendo.

Se mettete in comunicazione due vasi a livelli estremamente diversi, il livello nel vaso più “ricco”, beh… scende. A precipizio. Se le cose non stessero andando bene globalmente, la nostra ricchezza sarebbe crollata nell’ultimo decennio, quando la globalizzazione è decollata davvero:

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Cosa che non sta succedendo. Nonostante la crisi iniziata nel 2008, dal 2000 al 2010 l’economia americana è cresciuta del 18%. Nonostante la competizione della manodopera cinese, la bilancia commerciale dell’Europa si aggira attorno allo 0, ed ora è in attivo. Stiamo trovando nuove strade per produrre ricchezza. 

La crisi è un contraccolpo tutto sommato limitato, di fronte all’imponenza di uno dei più ambiziosi esperimenti dell’umanità. Un tentativo spericolato, di necessità. Dare senza togliere. Non può sempre andare liscia. Ma nel complesso sta funzionando.

Signori, i malvagi a cui volete far pagare la crisi stanno costruendo un mondo più uguale e meno povero; stanno scrivendo una pagina fondamentale nella storia dell’umanità. Noi dobbiamo stringere i denti. Ma, anche senza che noi diamo parte della nostra ricchezza (il PIL non scende), miliardi di persone stanno uscendo dalla povertà. Stanno realizzando il sogno di ogni vincitrice di Miss Italia

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Lo stanno facendo per soldi? Tanto meglio -è il modo migliore per fidarci che continueranno ad impegnarsi. Si stanno prendendo gran parte della torta? Parliamone, si può sempre fare meglio. L’evasione e l’elusione fiscale sono sempre più facili in un mondo più ampio, e vanno contrastate con sempre più energia e coordinazione. Ma anche se non è la fetta più grande -meglio che nessuna torta, ricordiamolo.

Che cosa state facendo voi per il mondo, per avanzare pretese?

Certo. Stando in Italia, è ben difficile vederla così rosea. Con la crescita a zero, e le differenze sociali che aumentano come in tutto il mondo, le classi inferiori stanno oggettivamente peggio che dieci, o trenta anni fa. Ma, un attimo: l’Italia è una delle economie che ha fatto peggio al mondo (peggio-al-mondo) negli ultimi dieci anni.

È colpa del malvagio liberismo globale -o è colpa nostra? Non dico che non potrebbe fare meglio l’Europa. Ma, dato l’ambiente esistente, se facciamo peggio di tutti -io direi che è colpa nostra. Il terreno economico, con la concorrenza spietata sui salari, ci sta oggettivamente franando sotto i piedi. Ma il problema è che noi stiamo fermi sulla frana -a ricordare quando eravamo bravi negli anni ’70, e quanto siamo abili a fare scarpe a mano. Intanto gli altri innovano e riescono a continuare a crescere. I nostri “cugini” francesi ci hanno superato di cinque volte (+12,53% contro +2,43% in dieci anni).

Io direi che è ora di smettere di inveire contro il complotto pluto-giudaico-massonico -e metterci nell’ottica di cambiare marcia.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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Una risposta a Che cos’è la crisi

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