Che cosa è un Governo?

Il M5S si rifiuta di dare “la fiducia” ad un governo Pd. E dal punto di vista puramente nominale -non si può dire che non sia l’unica posizione coerente con la loro essenza stessa.

Ma; andiamo per un attimo al testo costituzionale. Che cos’è un Governo?

Anzi, un attimo: che cos’è per noi un Governo? Quando si dice “il M5S si rifiuta di dare la fiducia ad un Governo”… a che cosa si rifiuta di dare fiducia?

Negli ultimi tempi (seconda repubblica, l’unica che la mia generazione ha visto), “Governo” si identifica con… beh, governo, no? Quello che comanda, insomma! Quello che fa le leggi. No?

Ma -non c’era, una volta… una cosa chiamata separazione dei poteri? Certo che sì. Ma in Italia non c’è più.

Il Governo non dovrebbe fare le leggi. Il suo potere è quello esecutivo …ed io non avevo davvero capito cosa significasse, fino a ieri. Essenzialmente: “esecutivo” significa amministrare gli apparati dello Stato. Esercito, polizia, ospedali, scuole, eccetera. Nominare i vertici, e diramare circolari per dare l’indicazione di come rispondere alle varie situazioni che possano presentarsi.

Immagino la vostra reazione… tutto qui?

In essenza: sì. O meglio: le competenze di un governo sono molte e fondamentali (in dettaglio le trovate qui); per questo è così importante averne uno. Ed avere un Governo in contrasto con il Parlamento (che quindi si opponga alle leggi stesse che dovrebbe applicare) sarebbe un intralcio non indifferente al funzionamento dello Stato. Ma, infine, un potere che si chiama esecutivo non può fare una differenza sostanziale. E stando così le cose -perché mai qualcuno dovrebbe fare un dramma, del dare la fiducia ad un governo? (ma anche: che senso ha l’affermazione della necessità che il prossimo sia “un governo politico”?)

Il punto è, naturalmente, che non è affatto così. Che cosa è successo?

Che ci siamo arresi all’idea dell'”uomo solo al comando”. Berlusconi, certo, è stato l’incarnazione piena di questo principio. Ma anche la sinistra non ha fatto assolutamente nulla per opporvisi. Anzi: tanto è stato fatto, da tutte le parti, per inculcare nel popolo questa nuova filosofia, che quando Napolitano ha nominato Monti, c’è stata una mezza rivolta al grido di è incostituzionale …quando è stato forse il Governo più rispondente allo spirito della Costituzione che si sia fatto negli ultimi anni. Mentre l’idea di “governo politico” è una stridente forzatura del dettame costituzionale… tanto, da sovvertire il principio stesso alla base di ogni costituzione civile: la separazione dei poteri, appunto.

Avere un uomo solo al comando, si sa, è più comodo. Del resto, la dittatura è, incontestabilmente, il sistema di governo più agile ed efficace …finché il dittatore non sbaglia, naturalmente.

La Prima Repubblica era all’esatto contrario. Con il metodo proporzionale quasi puro, il Parlamento era veramente fotografia del Paese; e vero sovrano, nello spirito della Costituzione. Il Governo, suo semplice esecutore, andava e veniva, venendo rinnovato senza troppi drammi non appena non rispondeva più agli equilibri delle alleanze parlamentari.

Naturalmente, però, potere al Parlamento significa anche potere agli accordi sottobanco tra forze politiche, alle spartizioni, agli inciuci… insomma, a tutto quel che, in realtà, continuiamo bene a conoscere. Ma quando l’intera classe politica fu travolta dallo scandalo di Mani Pulite, tutte queste pratiche oggettivamente poco trasparenti furono identificate con il metodo di governo finora seguito. Berlusconi, allora (ai tempi il “Rottamatore” e “l’Eletto” nemico della “vecchia classe politica”, ricordiamo) ebbe buon gioco a demonizzarle: e, pur non modificando la Costituzione, portare a compimento in sua vece quello che, sottotraccia, già andava nella pratica delineandosi. Il paradigma dell’uomo solo al comando.

Come fare? Il Parlamento non si prestava. Per sua natura un organo collettivo, è disegnato (espressamente!) per evitare l’affermazione di una singola personalità: l’unica figura che, in qualche modo, spicca, è il Presidente della Camera. Ma le Camere sono due; e, comunque, grande accento è sempre stato posto sulla “terzietà” richiesta a questa carica, sentita come di garanzia. Cosa rimane, allora? Il Presidente del Consiglio: è l’unica figura che emerge solitaria, e che può (eventualmente, nello spirito della Costituzione) assumere un colore politico.

Ma soprattutto, questo disegno aveva dalla sua varie eccezioni, previste dalla Costituzione, all’indipendenza dei poteri: in “casi eccezionali”, il potere legislativo poteva essere esercitato dal Governo. Due i meccanismi: può il Parlamento delegare attivamente il compito di legiferare su un dato argomento al Governo (“legge delega”); oppure può il Governo di sua stessa iniziativa scrivere una legge immediatamente operativa (“decreto-legge”) -che deve però essere poi approvata dal Parlamento, o decade automaticamente.

Come potete probabilmente ricordare, gran parte delle iniziative legislative più importanti degli ultimi anni sono state prese con questi strumenti legislativi… “di emergenza”!

Un altro tassello completò la trasformazione: la legge elettorale con premio di maggioranza… che è una rara bizzaria mediterranea. Con il Parlamento che è un’immagine distorta della popolazione, la maggioranza assegnata ad una singola singola coalizione, questa sceglierà ovviamente un Governo con cui si identifichi. Ma, attenzione: l’identificazione è una relazione bidirezionale. Se manca la fiducia, non è più soltanto il Governo a non rispondere più al volere del Parlamento sovrano: è anche “la maggioranza” ad essere venuta meno (dal momento che si identifica col Governo), e questa è considerata una “crisi” che, se non risolta con un rimpasto (ma, di regola, senza cambiare il premier) porta, in linea di principio, allo scioglimento del Parlamento. È quasi impossibile una nuova maggioranza: c’è una sola maggioranza, identificata con un leader, sancita dal premio di maggioranza che rende ogni altra forza, anche se nel Paese ha solo uno 0,1% in meno, quasi irrilevante -solo casi veramente drammatici ed alleanze estremamente precarie possono ormai portare ad una maggioranza diversa; è quello che è avvenuto con Monti. Avviene, così, che il voto di fiducia (e la “questione di fiducia” su una legge -cosa che nella Costituzione non esiste, e solo negli anni ’80 comincia ad assumere i connotati attuali) subisce una trasformazione paradossale… da strumento che sancisce il dominio del Governo da parte del Parlamento sovrano, diventa nei fatti uno strumento di costrizione del Governo sul Parlamento: dal momento che votare contro è, per la maggioranza parlamentare, pressoché votare contro sé stessa.

In questo modo: il Governo, l’uomo (quasi) solo al comando nella persona del Primo Ministro, che di regola controlla la coalizione a cui è stata assegnata d’ufficio la maggioranza assoluta, si è arrogato, di fatto, il potere legislativo. Tanti saluti alla Costituzione; e anche ai principi di garanzia democratica, che essa incarna.

Certo: il Parlamento può ancora mettersi di traverso; e quindi si potrebbe sostenere che il legislativo, se lo vuole, sia ancora indipendente. Ma perché dovrebbe volerlo …se, con il premio di maggioranza, controlla la maggioranza assoluta dei seggi una sola coalizione: che dunque esprime il Governo tra le sue file? A meno di divisioni nella maggioranza, una sola alleanza, pur mediante persone diverse, ha tutto il potere. Senza il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, e della Corte Costituzionale (ovvero, quando questi poteri a rinnovo lento fossero ugualmente infiltrati) saremmo potenzialmente ad un passo dalla dittatura vera e propria.

Io stesso, vi dico, non me ne ero reso conto. Fino a quando, in una discussione seguita alle turbolenze di questi giorni, non mi è capitato di affermare che “sono i ministri a fare le leggi”. Per fortuna, qualcuno di più informato mi ha fatto notare che questa è più o meno una bestemmia, dal punto di vista originario della Costituzione. Ma -è, invece, la premessa per qualunque ragionamento politico degli ultimi anni! …ci hanno cambiato Costituzione sotto il naso, e non ce ne siamo accorti -il problema, è che la nuova è una costituzione illiberale.

Oggi, la Seconda Repubblica, fondata su questa nuova pseudo-costutuzione de facto, ha fallito. E, non poteva fallire in modo più eclatante. Che fare?

Ora, io sono stato il primo a farmi grasse risate, quando scoprii la pagina ventenni che rimpiangono la Prima Repubblica. Eppure.

La crisi attuale deriva dal fatto che il meccanismo principale della “dittatura di coalizione”, il premio di maggioranza, è andato in tilt (al Senato) grazie all’ultimo fiore della sua follia, il Porcellum. E di conseguenza, nessuno riesce a prendersi il Governo: ma ovviamente, nessuno intende rischiare di consegnare all’avversario un Governo-dittatore.

Non potrebbe essere che la situazione sia… riaffermare il dettato costituzionale? E quindi -depotenziare fortemente l’immagine del Governo, riconducendolo ad essere, appunto, un esecutore della volontà del Parlamento sovrano? Una volta che il problema sia passato da decidere “chi ha vinto il controllo ultimo della Nazione”, a “chi coordinerà in ultima istanza l’apparato amministrativo dello Stato, obbedendo al Parlamento”… credo di poter dire che gran parte del problema sparirebbe.

Tornerebbe il problema della governabilità? Certo: è antipatico, ogni volta che si discute una legge, dover trovare una maggioranza ad hoc. Molto più comodo e veloce avere una maggioranza già pronta (e all’occorrenza “richiamabile all’ordine” con il voto di fiducia)… più comodo ancora, solo la dittatura. Ma: se anche fare le leggi tornasse più complicato… togliendo tutto il tempo perso dietro le leggi ad personam di Berlusconi (che non potrebbe esistere, senza il “posto per l’uomo forte” garantito da questo sistema) io credo che il Parlamento avrebbe comunque fatto molto di più per il Paese.

Oppure, su tempi più lunghi, potremmo passare al presidenzialismo: con Governo e Parlamento eletti indipendentemente. È l’unica vera indipendenza dei poteri: e al contrario di quanto potrebbe sembrare, dà comunque meno potere al Governo del nostro attuale sistema…

Questo è il momento di fare le riforme –anche se non si trovasse il compromesso per il Governo. Perché, andando a rileggere la Costituzione (e questo è il punto che mi interessava davvero) …non trovo scritto da nessuna parte che serva un Governo per fare leggi -il Parlamento è sovrano! Basta che un parlamentare faccia la proposta, la si vota, e può essere approvata. Quindi, niente scuse. Al lavoro.

EDIT: mi fanno notare che senza un governo, e quindi senza la possibilità di mettere la fiducia, è impossibile non di diritto ma di fatto fare leggi: perché l’ostruzionismo (per fare il quale basta un solo parlamentare in opposizione) rischia di bloccare tutto in eterno. Non ho parole per definire quanto sia disgraziato un sistema che permette questo, ma probabilmente è vero…

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2 risposte a Che cosa è un Governo?

  1. Gaia Gobbo ha detto:

    Tutto ciò è sicuramente interessante, ma assolutamente ovvio per uno che ha fatto quantomeno l’ora di educazione civica alle medie! Nessuno mette in dubbio che basti il Parlamento a fare le leggi, ma non è SOLO sulle leggi che si fonda una Stato! Si fonda su un bilancio, si fonda sugli incentivi, la distribuzione del PIL, sull’ESECUTIVO insomma. Infatti non capivo dove volevi andare a parere con quella domanda sulla fiducia-Governo-leggi… Adesso ho capito, ma comunque rimane il fatto che, sebbene il Parlamento POSSA fare leggi in assenza di Governo, di solito ciò non ha senso di avvenire perché comunque il Paese come prima cosa ha bisogno di un Governo. Inoltre, l’iter legislativo è molto lungo, e come tu stesso hai detto la maggior parte degli emendamenti con forza di legge approvati negli ultimi anni sono decreti legislativi; anche in questo caso si rende necessaria la presenza del Governo.
    Comunque capisco dove vuoi andare a parare: Parlamento, al lavoro a sfornare leggi anche senza che sia chiaro se il Governo c’è, non c’è, chi è… Ok, mi sta bene, ma un Governo ci vuole! Oltretutto, adesso comunque un Governo c’è, modalità standby, tipo sede vacante in Vaticano, ma c’è. Però non può fare tutto, come per esempio la presentazione annua del bilancio o un decreto legge… Insomma, il punto di vista è “nuovo”, però la conclusione mi sembra un po’ sterile…

    • francescodondi ha detto:

      Sì, è un punto di vista nuovo, era questo il punto; se non altro che altri punti di vista sono possibili. Senza dubbio, senza un Governo si va poco in là, però, se può servire a superare l’impasse.

      Del resto, il problema fondamentale, secondo me, è che i grillini non vogliono iniziare con quella che sentono come una “fiducia in bianco”. Una volta che si sia imparato a conoscersi, e votato un paio di leggi importanti condivise, forse ce la faranno anche ad accordarsi su un governo.

      Comunque, vale la pena di notare che un mio amico matematico ha trovato forse una soluzione migliora ancora alla crisi: è possibile far uscire solo una parte dei grillini, mentre gli altri restano e si astengono. E se azzecchi il numero giusto, è possibile avere il quorum anche se il Pdl esce dall’aula, ma la maggioranza anche se il Pdl vota no!

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