A caccia della fuffa, part I: offerta di moneta ed inflazione.

Oh, finalmente.

Vedete, è almeno un anno che mi imbatto in gente che dà assolutamente per scontato che lo Stato, se avesse la sua famosa “sovranità monetaria”, potrebbe stampare moneta aggratis, e renderci tutti ricchi con un tratto di penna. Questa gente normalmente riserva grasse risate per l’assurda paura che raddoppiare la massa monetaria raddoppi i prezzi …è “talmente ovvio” che non è così, che non si prendono neppure la briga di spiegartelo (ed immagino che, in gran parte, non abbiano chiesto molte prove per crederci in primo luogo).

Bene; oggi invece, infine, ne ho trovato uno che argomenta. Ottimo: c’è sempre da imparare dal confronto di idee. Anche, e forse soprattutto, da quelle meno allineate …talvolta ci sono sotto veri e propri paradossi economici.

Oh, ad esempio: da dove vengono i soldi degli interessi? Supponiamo di essere in un mondo in cui c’è solo una banca, che possiede 1000€, ed un governo. La banca presta i 1000 al governo, e li rivuole indietro al 6%. Dove troverà lo Stato i 60€ aggiuntivi per gli interessi -dato che non esistono altri soldi? È meno peregrino di quanto sembri: ad oggi, effettivamente quasi tutta la moneta viene da prestiti bancari.

(il problema, naturalmente, con questo genere di paradossi …è che in genere ci si trova di fronte persone molto meno piacevoli dei matematici. Per quanto, quanto a perversione mentale siamo lì 😛 )

Ma, bene, andiamo al sodo; si parlava di stampa di moneta ed inflazione: qui potete leggere l’articolo in questione.

Leggetelo, e fatevi un’idea.

….la mia? Uno stile che chiamerei “pescare nel torbido“. L’autore, semplicemente:

  1. innanzitutto identifica come “teoria avversaria” la sua versione più elementare e semplificata; ignorando tutti i raffinamenti più complessi ed aderenti alla realtà che certamente ne sono stati fatti
  2. quindi, gli muove una gragnuola di accuse; accuse la cui validità va da “vero solo in parte” a “proprio il contrario della realtà” -ma presentate in tale rapida successione, e con tale apparente competenza e sicurezza (nonché sottile ma insistente disprezzo per chiunque possa pensare diversamente), che il lettore inesperto finisce per concedergli provvisoriamente una qualche credibilità.
  3. Arrivato alla fine di questo processo, e portato il lettore nello stato mentale di fidarsi  parzialmente del fatto che la teoria “ufficiale” non sia affidabile, si danno un po’ di esempi del perché dovrebbe funzionare invece in maniera completamente diversa …senza spiegare e giustificare una teoria alternativa, attenzione: semplicemente mostrando alcuni casi scelti in cui “evidentemente è così”.
  4. si conclude in bellezza accusando i banchieri malvagi di occultare la verità controllando i politici e i media mainstream, e whatnot.

In caso non abbiate voglia di scorrere i commenti (e in caso venga cancellato), ecco la mia risposta, in cui cerco di fargli notare i principali buchi del suo ragionamento punto per punto:

“Mi spiace davvero di interrompere il coro di commenti osannanti, ma non posso davvero sopportare un articolo fondato sulla palese fallacia logica “non è esatto => è vero il contrario”

M: la quantità di moneta non è ben definita? Gli economisti distinguono bene i vari aggregati monetari, M1,M2,M3, etc. Sono abbastanza convinto che si possa determinare un “M efficace”, funzione dei precedenti, da usare nell’equazione. La chiarezza non c’è solo perché non vuoi riportarla.

V: certo che la propensione al risparmio varia nel tempo -ma semmai lo fa AL CONTRARIO di quanto vorresti. Perché, se siamo in un contesto di recessione, giustamente V è basso. Se però l’immissione di moneta fa ripartire l’economia, la gente avrà meno paura del futuro, risparmierà meno, quindi aumenterà V -e quindi l’inflazione.

T: chiaro che anche questo paametro può variare. Ma tieni conto che farlo aumentare per via “forzata”, aggiungendo moneta anziché con il progresso tecnologico, ‘costa’ sempre di più: le risorse che oggi non sono sfruttate lo sono per un motivo -che sono le meno efficienti. Se i prezzi del grano continuassero a salire, potremmo cominciare a coltivare le montagne, i deserti, il fondo del mare e la Luna, ma chiaramente questo non potrebbe fare altro che rallentare in parte la corsa dei prezzi: certo un effetto benefico c’è, perché se non aumentassimo la superficie coltivata (T davvero fisso) l’inflazione sarebbe ancora maggiore; ma dato che l’efficienza media è diminuita, è ovvio che i prezzi devono essere comunque cresciuti in termini reali. Affermare invece “beh, raddoppiando M potrebbe anche raddppiare T” ha la stessa valenza scientifica di “potrebbe apparire la fata turchina e trasformarci in bambini veri”.

“l’inflazione degli anni ’70 fu causata dallo shock petrolifero”: ok, in quel caso P aumentò per la diminuzione di T. Che al più conferma l’equazione. Ma visto che ora non è questo il problema, il paragone è fuori luogo -almeno finché non si trova un modo di far crescere T, cosa che ho mostrato prima non avviene spontaneamente, non abbastanza.

“le banche centrali non possono forzare il mercato ad accettare moneta in eccesso”: vuoi farmi ridere? Immagina che il mercato sia esattamente in equilibrio quanto all’offerta di moneta. Io banca centrale stampo un milione, e mi offro di regalartelo. Rifiuti? Immagina ora che il mercato abbia un eccesso folle di moneta, con commercianti che aggiornano i prezzi di ora in ora, ed i tagli inferiori di banconote usati per scaldarsi perché più abbondanti ed economici della legna. Nondimeno, io banca centrale stampo un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi (abbastanza per un pacchetto di caramelle, almeno per le prossime ore), e mi offro di regalarteli. Li rifiuti? Suvvia.

“deficit pubblico + ricchezza privata + commercio estero = 0” (nei commenti): ecco il vero problema, la firma di una mentalità che non può che portare all’asfissia. Anche in totale assenza di deficit spending e di commercio estero, la ricchezza privata PUÒ e DEVE aumentare -si chiama “progresso”, per cui le stesse merci possono essere prodotte in quantità sempre maggiori e a prezzi sempre minori. Certo, se la quantità di moneta non crescesse questo si tradurrebe in deflazione, che (nel nostro sistema) metterebbe a serio rischio la crescita; per questo la banca centrale usa le banche per aumentare l’offerta di moneta attraverso il credito (non necessariamente allo Stato), e produrre invece una moderata inflazione. Ma se perdiamo di vista la produttività, tutti i giochetti cartacei non possono fare altro che condurci in maniera creativa al collasso.”

EDIT: Ho chiesto ad un amico economista, e mi ha spiegato che quella formula è stata abbandonata negli anni ’30. Il nostro amico complottista è rimasto un po’ indietro? Vabeh… 😛

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2 risposte a A caccia della fuffa, part I: offerta di moneta ed inflazione.

  1. guido ha detto:

    hahahahaha. ma chi e’ questo minus habens? quindi per lui V DIMINUISCE se si aumenta M ??? non solo ma i soldi stampati get invested in productive activities that create output BEFORE consumption gets increased. seriously, i wish i could show this to my economics tutor. Is this supposed to be the rationale for getting out of the EU?

    • francescodondi ha detto:

      Haha -tu sei già transnazionale invece, vedo!

      Indeed it is, that’s the sad part. The main reason I wanted to understand (and debunk) such reasonings is the risk that they will be taken quite seriously by many politicians in the M5S.

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