Matteo Renzi e la cultura

Senza mezzi termini: “vince matteo Renzi, perde la cultura”, titola “Finestre sull’Arte”.

Il motivo è diretto: Renzi, si dice, ha una concezione de

la cultura come cassa di risonanza mediatica […] al servizio dei soldi e del marketing.

Insomma, lui la cultura la usa.

Non fatico a concederlo.

Però.

Considerate le più famose opere d’arte. Hanno tutte qualcosa in comune. Uno: dietro la sua realizzazione c’era un grande artista.

La Cappella degli Scrovegni, finanziata dall’influente famiglia degli Scrovegni a Padova

La Dama con l’Ermellino, commissionata probabilmente da Ludovico il Moro, Duca di Milano. Si suppone fosse un tentativo di nobilitare la giovane amante del politico. Celebra, inoltre, l’attribuzione al Moro stesso del prestigioso Ordine dell’Ermellino.

Tempio Malatestiano, monumento alla famiglia Malatesta di Rimini

Orlando Furioso, cantato a lode delle nobili origini della Casa d’Este di Ferrara

Cappella Sistina, affrescata a eterna gloria di Papa Sisto IV della Rovere

Due: un po’ più dietro …c’era qualcuno coi soldi . C’era un politico che usava l’arte come cassa di risonanza mediatica. Senza i cui denari, nulla sarebbe stato possibile.

L’Italia è stata riempita di piccoli e grandi tesori dell’arte, grazie all’enorme abbondanza di politici ambiziosi che cercavano risonanza mediatica -al modo del tempo. Erano i “mecenati” …quasi ogni cosa che sia “arte” si deve a loro; e al loro desiderio di prestigio.

Questi poi, come effetto collaterale, hanno riempito l’Italia di oscuri archivisti; al servizio del patrimonio artistico creato.

Ma oggi, i mecenati sono scomparsi: prima declinati in un’aristocrazia parassitaria, con l’avanzare del consolidamento politico, e poi cancellati nella nuova fase storica di cambiamenti violenti. Cosa è restato? Le opere, naturalmente -e le legioni di archivisti; che sono riusciti ad assicurarsi i fondi statali, nel periodo in cui questo era in mano ad una classe politica cristallizzata in una nobiltà parassitaria, incapace di creare, che si limitava ad inorgoglirsi di conservare l’eredità dei loro antenati. Con la decadenza anche di questi, si sono creduti i padroni.

Hanno riempito l’Italia di un’idea che semplicemente non esiste; o meglio, che potevano raccontarsi tra loro finché qualcun altro ci metteva i soldi. Che la cura dell’arte sia un bene fine a sé stesso.

Oggi la tumultuosa “età dei comuni” (degli stati nazionali), dello sviluppo e delle rivoluzioni, è giunta al termine; di nuovo con il crollo degli imperi universali (USA), e viceversa l’aggregarsi delle realtà troppo piccole in blocchi regionali (Europa), si apre la nuova età delle signorie. E il sindaco di, non a caso, Firenze, è il politico giovane e ambizioso; a cui verosimilmente non importa assolutamente nulla dell’arte: ma che vi vede un’utilità -e quindi, giocoforza, ha un motivo per favorirla davvero. Renzi è il tipo umano del Signore, traslato nel terzo millennio.

Non c’è da sorprendersi che i conservatori dell’arte siano sconvolti da Renzi. Lui è il primo di una razza che, in quasi 500 anni di dorata decadenza, avevano completamente rimosso: colui che pone le condizioni non per conservare, ma per creare. (perché in questo -orrore!- ha un fine del tutto mondano, ovviamente. E come altro può essere?)

Ci sarà da divertirsi.

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3 risposte a Matteo Renzi e la cultura

  1. Angelo ha detto:

    Accostare renzi ai signori illuminati del rinascimento è come definire brunetta o alfano o berlusconi dei fini politici ( e non solo dei modesti opportunisti, ad essere generosi e senza andare a scomodare il codice penale e il senso etico e morale).
    Uno che si dedica a pettegolezzi indegni su una persona deceduta (Mike Bongiorno) per far parlare di sé e raccattare qualche voto in più.
    Uno che non ha uno straccio di idea o progetto politico che non sia ciò che vuole la ggente.
    Uno che vuole mettere un’altra lancetta su un prestigioso quadrante, opera di illustri artigiani, solo perché “i giapponesi non capiscono l’ora”.
    Ebbene per me è lui che non ha capito niente, e agisce solo per la sua convenienza a breve termine.
    Architettonicamente lo trovo più simile al benito che ha raso al suolo mezza Roma antica per lasciarci al suo posto dei palazzoni e dei viali che dovevano celebrare la sua gloria.

    • francescodondi ha detto:

      Sì, anche Mussolini rientra nel genere in effetti.
      Beh, tu non rimpiangi la distruzione della Roma medioevale perché allora nessuno ancora se ne preoccupava, ma quante chiese romaniche sono state “sfigurate” per ricostruirle “al passo coi tempi” (del 1400)?

      I politici sono sempre gli stessi, possono solo essere più o meno dinamici e ambiziosi. Renzi lo è, e anche loro lo erano.
      Il problema, è che non abbiamo cambiato idea di cultura; sicché anche l’infimo di allora ci sembra eccelso. Che Renzi sia l’infimo di oggi nessun dubbio; lui ci mette il dinamismo. Per creare davvero servono ovviamente anche artisti nuovi -ma ora c’è qualche speranza che emergano.

  2. Pingback: L’orologio filosofico | Non al Denaro. Non all'Amore. Nè al Cielo.

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