Forconi

Riguardo alla protesta che in questi giorni ha infuriato al punto da procurare ad alcuni lievi fastidi, gli italiani hanno dato il meglio di sé nel loro talento di dire di tutto ed il contrario di tutto, ottenendo in modo impeccabile il risultato di dividersi ancora un po’ di più.

Quindi, è chiaramente urgente che io dia l’interpretazione definitiva.

Da dove cominciare?

Un punto mi pare interessante: è una rivolta senza fini chiari. Un coacervo di sigle (e singoli individui), ciascuno con i suoi obiettivi. Chi pretende l’uscita dall’euro, chi propone una dittatura militare. Si accordano unicamente sul punto “i politici tutti a casa!”

Può uscire qualcosa di buono da un marasma simile?

La risposta è ovviamente .

I partigiani, ad esempio. Avevano chiaro che c’era qualcuno che andava cacciato: hanno preso le armi, e l’hanno cacciato -per averlo fatto, sono giustamente considerati eroi. Ma. Avevano un preciso progetto politico? Risposta: alcuni sì, altri no; quelli che l’avevano, erano almeno altrettanto frammentati dei forconari. E sono pronto a scommettere: quelli per i quali il futuro ha assomigliato al sogno che dava loro forza nei boschi, non sono la maggioranza.

E così per tutte le altre grandi rivoluzioni.

Credete che una percentuale rilevante degli operai che scese in piazza in Russia nel 1917 volesse abbattere la millenaria monarchia dello Zar, e dare vita al più grande tentativo di riscrivere le regole della convivenza umana nella storia dell’umanità? I più erano solo esasperati dalla guerra. Sono scesi in piazza perché volevano genericamente cambiare le cose.

Credete che una percentuale rilevante dei sanculotti per le strade di Parigi negli anni ’90 del ‘700 volessero abbattere la monarchia assoluta, e fondare il concetto moderno di Repubblica? I più erano semplicemente esasperati dall’inflazione. Sono scesi in piazza perché volevano genericamente cambiare le cose.

Credete che una percentuale rilevate dei ribelli del tè nel porto di Boston volessero togliere la colonia all’Inghilterra, e creare gli Stati Uniti d’America? I più erano semplicemente esasperati dalle tasse. Sono scesi in piazza perché volevano genericamente cambiare le cose.

Quindi, su una cosa i forconari hanno ragione. Gli ideali non sono né necessari, né sufficienti, per fare una rivoluzione. Le rivoluzioni sono create puramente da un popolo esasperato.

Gli ideali arrivano durante la rivolta; ovvero dopo che è divenuto chiaro che il sommovimento spontaneo è di portata tale da far crollare lo status quo. Allora emergono i leader che porranno fine alla rivoluzione: usando i loro ideali per salvare la rivoluzione (che da sola sarebbe pura violenza, e si autodistruggerebbe) -indirizzandola verso la costruzione di una nuova realtà. Ma, pretendere di conoscere prima quali ideali risulteranno, infine, vincitori, è …semplicemente un po’ troppo.

Certo …è possibile probabilmente indovinare, con un po’ di ragionamento, quali saranno, i lidi di approdo: basta analizzare quali idee vanno per la maggiore tra gli avversari dello status quo in quel momento; e si hanno buone speranze di farsi un’idea. Tuttavia; anche ammettendo questo… l’ultimo a cui andare a chiedere a cosa mira questa rivoluzione è proprio l’uomo che fa la rivoluzione. Lui è lì perché ha fame.

…tuttavia. Ecco: questa stessa cosa che ho detto …continua a suonarmi stranissimo sentirmelo dire dai “rivoluzionari” stessi. Che spesso, appunto, giustificano la loro scelta di partecipare con

quando il popolo è disperato, allora scende in piazza e fa la rivoluzione!!

Apparentemente, si gasano a pensare di essere guidati della Necessità Storica. Mi spiego, sul perché sembra strano.

Se io sto studiando una popolazione di lepri e di volpi, scoprirò presto che se ci sono troppe poche lepri, allora, è legge di natura che molte volpi muoiano di fame. È un meccanismo piuttosto efficace, per ristabilire l’equilibrio.

Ma, il punto è: io posso formulare una frase come

quando la popolazione di lepri scende troppo, allora le volpi cominciano a morire

se sono un biologo. Che un po’ compiange le povere volpi, a cui -perché sono di limitata intelligenza, e non conoscono altro modo di ristabilire gli equilibri- tocca morire in massa …non se sono una volpe.

Allo stesso modo: una frase come

quando il popolo è disperato, allora scende in piazza e fa la rivoluzione

…la posso dire io, storico contemporaneo della domenica. Seduto al calduccio… e compatendo i poveracci che la meccanica della Storia, per ristabilire i suoi equilibri, sta mandando al macelloNon ha molto senso, se sono io stesso un rivoluzionario.

Perché, nelle rivoluzioni, i rivoluzionari muoiono. Devo elencare il numero di vittime della Rivoluzione Francese? O del comunismo? E (se certo muoiono anche gli altri) le prime vittime della rivoluzione sono sempre i rivoluzionari stessi. Robespierre. Trotsky.

Una rivoluzione è un mezzo terribile per ottenere un qualunque fine –se alla rivoluzione ci sei in mezzo (e non sei un comodo osservatore esterno; possibilmente postero). Com’è possibile non rendersene conto?

Certo. Se mi trovassi, per caso, in piazza di fronte al Quirinale (anche, magari, stessi manifestando pacificamente per un preciso obiettivo) -e vedessi una folla incontenibile sbaragliare il cordone di polizia, entrare nei palazzi del potere, e dichiarare in stato d’arresto i parlamentari… forse entrerei a dare una mano. Anche uno strumento incredibilmente inefficiente può essere il migliore -se è di gran lunga il più a portata di mano.

E tuttavia: lavorare per la rivoluzione… è il tacchino che apparecchia per il Ringraziamento. Dirmi “non ho uno scopo mio: lo faccio perché guidato dalla necessità storica” significa rivendicare di essere… massa di manovra dell’equazione del mondo. Carne da cannone della Storia.

C’è qualcuno che vuole (a sangue freddo!) essere massa, e carne da cannone? 

(spiegherebbe tante cose, in effetti)

In qualunque caso in cui non ci sia l’assoluta urgenza del momento (quindi: di certo, se ho il tempo di sedermi a scrivere su internet), cercherei un qualunque altro modo più ragionato. In cui io non sia massa da cannone; ma un agente consapevole. E cercare di ottenere quello che voglio in modo più civile e pacifico; dunque efficace. Se anche ammettiamo che le probabilità di successo siano minori, lo sono anche le probabilità di disastro, tanto personale quanto collettivo. (e credetemi, può andare peggio).

Anche perché, insomma …ci sono modi più civili. Siamo in una democrazia, per chi non se ne fosse accorto.

Certo: una democrazia che, all’atto pratico, è quasi una parodia del modello teorico. Questo è un altro punto… sul quale i forconi hanno di nuovo ragione.

Percentuali di seggi che possono essere anche ben lontane dalle reali proporzioni nel paese (premio di maggioranza); libertà di scelta limitata ad una manciata di opzioni, mentre gli effettivi rappresentanti sono essenzialmente nominati (liste bloccate).

E: anche se così non fosse: l’effetto del “voto utile” ingessa e distorce fondamentalmente tutte le maggiori democrazie …tranne, Australia e Malta.

Già: esiste un sistema di voto quasi perfetto. Che evita la fossilizzazione in due blocchi contrapposti: alle proposte di cambiamento è garantita un’equa opportunità -cioè, senza che qualcuno possa sentirsi in colpa essere accusato di “disperdere il suo voto”

Ecco: scendere in piazza per questa legge elettorale è un eccellente esempio di quello che prima ho chiamato “un altro modo più ragionato”. Questo, e forse un’altro paio di riforme. Nulla che richieda di sovvertire lo Stato -e raddrizza quasi tutte le storture istituzionali di cui è possibile lamentarsi.

Quelle non ascrivibili alla mancanza di cultura civica e politica di base, almeno. Ma, se il problema è quello -auguri, a cambiarlo coi forconi.

Altri punti interessanti… ah, già:

“non manifestano in modo democratico”

Eh, già; arrivano da varie parti filmati e notizie di gente costretta a “protestare”.

Questo solleva un interessante interrogativo: si può pretendere che le rivoluzioni siano democratiche? La risposta dovrebbe essere ovviamente sì.

…ed è purtroppo no.

La democrazia (come ogni sistema di governo) è una serie di regole; regole che, assieme all’evoluzione dell’opinione pubblica, determinano quale sarà la risposta di una comunità in ciascuna situazione.

Guardando la comunità dall’esterno, e facendo una pianificazione di grande scala e lunga durata, queste regole e dinamiche, lungi dall’essere la risposta giusta in ogni caso …sono solo un’altro vincolo alla tua azione. È senz’altro possibile, in teoria, far quadrare anche questo vincolo con gli altri; e lavorare per il disastro a lungo termine della comunità avendo in ogni momento una maggioranza democratica dalla tua parte. Uriel ipotizza esattamente questo scenario.

Quindi si hanno due opzioni. O la popolazione ha almeno altrettanta lungimiranza; e reagisce compatta contro le grandi minacce, anche contro il proprio interesse immediato… ma ho visto molta poca lungimiranza in giro, ultimamente…

…oppure, una rivoluzione che voglia salvare tutti può essere costretta ad essere antidemocratica.

(o in alternativa, rinunciare, andarsene, e abbandonare la comunità al destino che ha democraticamente scelto -e, in fondo, meritato; come sostiene Uriel. È quasi certamente la scelta individualmente razionale)

Ma: è ora di chiudere l’articolo; e come andarsene in bellezza? Veniamo alla grande favorita di tutte le questioni aperte, in Italia: sono fascisti?

Fascisti veri e propri ce ne sono, certamente. Vari noti gruppi fascisti hanno appoggiato la rivolta; e mi sorprenderebbe assai che non avessero provato ad infiltrarsi agli alti livelli. Ma ci sono riusciti? Sarebbe una fallacia disastrosa pretendere di prendere un’inclusione per un’uguaglianza. Ad esempio: per quanto i comunisti abbiano cercato di infiltrarsi, non sono certo riusciti a fare del Pd un partito di sinistra!

È del tutto possibile, insomma, che il grosso dei “forconi” siano semplicemente onesti cittadini senza un colore politico pregresso; semplicemente esasperati.

Tuttavia. Ho spiegato precedentemente come ritengo che sinistra e destra siano concetti sempre meno sensati -e che la vera contrapposizione, oggi, sia tra statalismo e liberismo. Dove il primo è oggi caratteristico di tutti i partiti “estremisti” (dai comunisti ai fascisti), ed il secondo dei “moderati” (dal centrodestra al Pd). Non trovo per nulla strano, dunque, che molti giovani onestamente di sinistra si riconoscano praticamente negli stessi ideali; purché siano estremisti/statalisti.

E però: se proprio vogliamo trovare una differenza tra sinistra e destra -in effetti una c’è. La sinistra ha un progetto, ha una comunità. La persona di sinistra intesse rapporti (umani, non di convenienza), si sente responsabile. Può affidarsi ad un leder, com’è successo ora con Renzi: ma solo dopo averlo eletto, all’interno di una struttura che assicuri la partecipazione. La destra no; è una massa di individui soli: ha solo leader -e rabbia verso qualcun altro.

Ed è esattamente questo il movimento dei forconi. Sono estremisti, chiaro. E sono una massa senza una comunità, senza un progetto: solo (piccoli) leader; e rabbia.

Se proprio vogliamo classificarli: “fascisti”, calza. Anche se molti, probabilmente, non se ne rendono conto.

Per ora è tutto; alla prossima Rivoluzione.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
Questa voce è stata pubblicata in società e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...