Frozen, una fiaba moderna

Dopo aver attinto a piene mani dalle fiabe dei tedeschi Grimm, Disney si è rivolta di nuovo allo scadinavo Andersen, già creatore de La Sirenetta: a fornire ispirazione è questa volta La Regina di Ghiaccio, e i paesaggi della Norvegia.

Ma la magia Disney™ ha completamente trasformato il sognante mondo nordico; per dare vita a qualcosa di completamente diverso -e innovativo.

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[Ovviamente -SPOILER!]

Innanzitutto, una cosa è interessante notare. Contrariamente a quella che può essere la prima impressione, tutto sommato, quello che rende speciale questo film… non è avere una giovane donna coraggiosa ed indipendente protagonista. Insomma: tra Mulan, Esmeralda, Pocahontas… questa ce la siamo un po’ giocata.

Ed in effetti, comparata alle altre, il coraggio non è la caratteristica fondamentale di Anna. È una ragazza forte, piena di vita e di risorse; ciò non toglie che la parola che la descrive, per gran parte del film sia –“ingenua”. Beh; a parte il matrimonio in un giorno…

Mia sorella ha coperto di ghiaccio l’intero regno con un potere che non controlla; vado a cercarla da sola sulle montagne in mezzo alla tempesta magica, cosa vuoi che sia?

Si può essere coraggiosi quando si ha paura? È solo allora che si può esserlo.

Meno male che gli autori Disney sanno il fatto loro -ed è impossibile non amarla 🙂

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Alla fine conosce il tradimento, e la paura. Matura. E quando, al culmine, sceglie di salvare la sorella, sapendo bene che il prezzo sarà trasformarsi in un blocco di ghiaccio, per sempre -allora si conferma davvero l’eroina della storia.

Ma dunque, che cos’è che mi fa essere tanto entusiasta?

Beh; solo l’imbarazzo della scelta.

Uno: un nuovo standard di bellezza per la nuova Principessa Disney:

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…so cute i could burst! 😀

Ahem; tornando a noi.

L’amore fraterno

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Perché; incredibile, ma vero. Forte e indipendente quanto vuoi; la donna Disney, finora, aveva una costante: vuole portarsi a letto qualcuno.

Ok, lasciamo perdere Jasmine per la quale il problema era fin dall’inizio sposarsi -ed Esmeralda: che è un caso perso già in originale… ma; che sia Mulan che va a combattere gli Unni, o Pocahontas che sogna un mondo diverso, o Rapunzel che vuole scoprire cosa c’è fuori dalla Torre …in tutti i casi sappiamo già, da metà film o giù di lì, esattamente quale amore trionferà infallibilmente alla fine.

Nulla di più diverso, in Frozen.

Ed è… rinfrescante? Aria nuova.

Hey; c’è un intero mondo di amore che non avevamo minimamente considerato. Vieni a vedere!

E, giusto a proposito di amore e pattern infranti… beh –lui

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Se mi ha sconvolto così tanto …forse, tutto sommato, un’adeguata distruzione del “principe azzurro” non era mai avvenuta. Ed era anche ora!

Certo; in Notre Dame il ‘Cavaliere in Brillante Armatura’ si prende tutta la ricompensa senza avere una parte comparabile di merito (…almeno fa qualcosa, al contrario dell’originale). In Pocahontas ammette di avere da imparare dalla dama; ed addirittura è lui ad essere salvato. Ed in Rapunzel non è affatto un eroe, ma un ladro per di più recalcitrante… e nonostante tutto, la nostra mente è riuscita ad adattarli comunque, senza troppe scosse, al ruolo iconico. Per andare oltre, ci voleva -Frozen.

E notate: è un Cattivo …molto più reale di quanto siamo abituati.

Usualmente, in effetti: i villani sono villani per motivi… vili, cosa vi aspettavate? La matrigna di Biancaneve è già bellissima: uccide per essere la più bella. Il Governatore Ratcliffe è già ricco; è comunque pronto a distruggere un mondo per più oro. Jafar è già il potente Visir: ma vuole diventare Sultano. Hanno già quasi tutto… e sono ugualmente pronti a distruggere i sogni dei Buoni per fare l’ultimo passo, e avere tutto. Pura avidità: ben difficile provare simpatia.

Hans è …beh, esattamente lo stesso: è già di sangue reale; ma vuole la corona. Eppure -eppure, all’inizio del film viene stabilita una forte connessione emotiva tra la sua solitudine in mezzo a dodici fratelli maggiori, e quella di Anna. Quando ci spiega come non abbia alcuna speranza al trono di suo padre …abbiamo già fatto l’errore di interessarci al suo mondo interiore. Possiamo capire, cosa significa per lui …davvero, noi non faremmo qualunque cosa pur di uscire da un’invisibilità senza speranza; di conquistare quel trono a cui siamo nati così vicini, eppure così lontani..?

…certo: ce lo chiediamo per l’istante prima di renderci conto che per coronare i suoi, pur legittimi, sogni, sta abbandonando a morte certa una ragazza che lo amava con tutto il cuore. E lo sta facendo col sorriso; rivelandole indifferente di averla presa in giro dall’inizio. Una scena di una crudezza profonda.

Probabilmente non sarà altrettanto ricordato… ma, potremmo aver superato la perfidia di Scar. La cui storia è simile, peraltro. “Parliamo di re e successioni…” –ma almeno, il leone sui suoi sentimenti era stato onesto…

E poi… eh, poi c’è lei.

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Elsa; suo malgrado la Regina di Ghiaccio. Già questa identificazione è rivoluzionaria.

La favola originale è completamente diversa: la Regina di Ghiaccio è “regina dei fiocchi di neve, così come c’è una regina delle api”. Di fatto, una dea minore del politeismo in salsa nordica. In quanto Dea, il conflitto le è completamente alieno: usa con assoluta naturalezza i suoi poteri, porta l’inverno solo dove dev’essere; già che c’è rapisce un ragazzino perché le va, gli promette la libertà se risolverà un enigma a cui sa lui non può arrivare -e non si preoccupa minimamente, quando tutto questo finisce. Era solo un gioco. Gli dèi si divertono così.

Quanto diversa la Regina di Ghiaccio che è anche Elsa; figlia, sorella, e Regina.

Inanzitutto, in effetti -siamo costretti a riconsiderare la concezione della magia. Nelle fiabe classiche, la posizione dello straordinario, è …ben all’interno dell’ordinario. Magie e incantesimi sono semplicemente una delle abilità che i personaggi possono avere; e, hanno esattamente l’effetto inteso da chi le evoca. La matrigna di Biancaneve vuole una mela velenosa -e puf, eccola.

Oggi …forse, sentiamo di essere più controllati che controllori, delle forze che sono entrate nel nostro mondo?

Ma la magia non è il punto, naturalmente.

Quello che davvero mi colpisce, è la complessità psicologica.

No, seriamente: al confronto, le favole classiche sono assolutamente lineari. Biancaneve deve nascondersi dalla matrigna… e gran parte del cartone è occupata dalle sue pulizie della casa dei nani assieme agli uccellini. Un’intera canzone di Cenerentola è dedicata alla costruzione del suo abito. Molto poetico; ma sta di fatto, non succede quasi niente. Più tardi, arrivano, naturalmente, situazioni un po’ più elaborate. E tuttavia: si sa chi sia l’eroe, si sa chi sia il cattivo, si sa in genere da che lato è ognuno. Ci sono degli ostacoli, certo; ma saranno spazzati via -si sa.

Qui, per capirle, abbiamo bisogno di seguire l’intera crescita delle due protagoniste. Nonostante il misterioso potere, la storia non esistrebbe, se non per circostanze che hanno spinto Elsa (e di riflesso Anna) in una posizione psicologica senza uscita.

E la complessità continua quando l’azione è entrata nel vivo. Ad esempio; la costruzione del castello di ghiaccio è ovviamente la resa alla perdita di controllo, alla paura, alla solitudine; e divene il centro dell’Inverno Eterno che maledice il regno. Eppure, è presentata con una nota squisitamente positiva!

Ve lo ripropongo (in inglese), perché è bellissimo

…vedete? Sembra onestamente una soluzione. Non possiamo più fidarci neppure dei numeri musicali: come i veri protagonisti dei propri sentimenti.

E così, Elsa diventa… cosa? Onestamente, ho passato un’ora su TvTropes alla ricerca di uno spunto, ed ammetto, non l’ho trovato.

Certo: se non nelle favole, nelle storie “serie” moderne, il tema di un personaggio che combatte contro una forza oscura ed incontrollabile dentro di lui è ben lontano dall’essere nuovo: partendo da Dr Jekyll/ Mr Hyde; fino a, per esempio, Hulk o Spider Man 3 con la tuta nera.

Eppure… non è la stessa cosa. Negli esempi a cui riesco a pensare, l’origine della corruzione può essere conseguenza di

  1. un errore del personaggio
  2. un qualcosa che gli è capitato per colpa di altri

E nella storia, due sviluppi sono possibili

  1. ad essere affetto è l’eroe; in tal caso, affronterà i suoi mostri interiori e li dominerà, da eroe qual è.
  2. il personaggio affetto soccomberà infine al potere oscuro -ed esiste un punto dal quale è un Mostro a tutti gli effetti. E per quanto si possa sperare in una redenzione futura, la priorità della storia è comunque sconfiggerlo con qualunque mezzo.

…a Frozen questo schema sta incredibilmente stretto.

Innanzitutto, i poteri dell’Inverno non sono il risultato di un errore o di un accidente …di modo che si possa semplicemente trasportare all’interno una battaglia tra il “vero me” ancora buono, rimasto “ancora più all’interno”, e questo “qualcos’altro” che si è infilato, o anche ho lasciato entrare, a corrompermi. Ancora troppo comodo.

Elsa non ha queste fortune. La Regina di Ghiaccio è qualcosa che lei è.

Ed inoltre… non è l’eroe. Non sconfigge il suo “io malvagio” in un’epica battaglia interna. Non c’è modo di dirlo in maniera più gentile: soccombe.

Eppure, sorpresa… non diventa un Mostro furioso ed inumano. Resta in ogni momento inquestionabilmente umana -e (relativamente) ragionevole. Quando Hans le parla nella cella, nonostante i suoi poteri stiano distruggendo l’intero regno, anche se sconvolta, è ancora indubbiamente, completamente lei.

Vedete l’abisso, con le storie il cui il focus è combattere il Mostro che si è impossessato di qualcuno? In cui, tipicamente, si può sperare dalla sua sconfita (in qualche modo magico) di riavere indietro la pace E l’amico in potere della forza malvagia? Qui, se Hans avesse sconfitto la Regina di Ghiaccio con la spada -Elsa sarebbe morta.

Perché sono davvero la stessa persona.

Elsa siamo noi. Siamo noi quando non ci accettiamo, quando abbiamo paura del giudizio degli altri, quando vogliamo costringerci ad essere quello che non siamo. Siamo noi quando affrontiamo le nostre paure e i nostri demoni in modo sbagliato; e così lasciamo che ci controllino.

L’unico esempio che mi viene di affiancarle è: Frollo …certo -non quello della Disney. Ma il Frollo di Hugo: un personaggio, inizialmente, molto più bianco e nero, non certo un malvagio (adotta Quasimodo, ad esempio). Ma resta prigioniero di una passione incontrollabile, che cerca inutilmente di soprrimere -e quando infine la esprime, ha risultati catasrofici. Ma nella Notre Dame di Hugo, Frollo e Quasimodo sono drammaticamente soli; e non c’è speranza.

Oggi al contrario, Disney ci mostra che, se i cavalieri possono salvarci (forse) da ciò che si può combattere con la spada …da noi stessi, possono salvarci gli affetti di tutti i giorni. Magari, proprio quelli che avevamo finora trascurato.

E, purtroppo: tra tutte le cose che capita di fare a noi stessi, rinchiudersi in un castello di ghiaccio può essere la più spettacolare; ma forse neppure la peggiore.

Screenshot from 2014-01-07 13:17:13

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