#coglioneNO, o almeno ci si prova

Ho finalmente visto il video della campagna  #freelanceSI #coglioneNO; per chi non la conoscese, allego uno dei video:

Il messaggio è chiaro: anche una professione creativa è una professione; e dovrebbe essere pagata.

Naturalmente, c’è l’ovvia obiezione: è un problema di domanda e offerta.

…sì; se con questo intendiamo che il problema è da entrambe le parti.

Secondo me c’è effettivamente un problema culturale dal lato della domanda, ovvero dei datori di lavoro. Lo vedo perché c’è esattamente lo stesso problema nell’informatica: lo illustra perfettamente questo comic.

Vedete? Qui non si parla più di rapporti di lavoro; e chi paga non è un’azienda, ma un cittadino (tra l’altro, non siamo neppure in Italia).

Eppure, l’idea è esattamente la stessa: è immateriale, quindi non lo pago.

È un bias psicologico dovuto alla poca familiarità con un mondo non fatto di legno e acciaio -che andrà assolutamente superato, mano a mano che il mondo si sposta verso un’economia immateriale (cosa necessaria per non distruggere del tutto il pianeta, sottolineo). Fino a che non sarà sconfitta, rappresenterà una delle forze distorsive più devastanti di questa fase economica.

…e in Italia, manco a dirlo, la vedo particolarmente dura staccarsi da un modello per cui il lavoro è solo avvitare bulloni.

Però, ci si può provare a cambiare le cose. Richiederà fatica e determinazione, ma ci si può provare [link nsfw].

Poi, c’è certamente una distorsione dal lato dell’offerta.

Ma non è (non solo) quella ovvia; cioè che “sembra facile, quindi lo fanno cani e porci”. Certo: è vero che la preparazione dei giovani al lavoro in Italia è pessima. Ma questo stesso dato dovrebbe escludere dalla competizione molti, troppo incapaci -e allora gli altri, i preparati, dovrebbero essere stimati e ricercati. Perché non è così?

Ipotizzo: per via dell’evoluzione storica dell’Italia.

Negli anni ’70 e ’80, un fiume di denaro a debito ha creato una situazione in cui (ci crediate o no), le famiglie sono molto più ricche e meno indebitate della media internazionale.

Ma ha anche creato una situazione in cui le aziende hanno imparato a contare su questo fiume di denaro, anziché sull’innovazione, per stare a galla.

E quando negli anni ’90 è arrivato il conto …gli è stato dato qualcos’altro su cui rifarsi: i giovani.

Che sono diventati “precari”. Soprattutto i lavoratori creativi.

Già. Nelle professioni manuali, c’è generalmente una tradizione: nessuno accetterebbe di lavorare per molto meno di un prezzo già collaudato. E che, aggiungo, è stato calibrato negli anni del boom, quando il sindacato era forte, e il denaro circolava.

Viceversa, le nuove professioni si ritrovano a fissare un prezzo nuovo, e si ritrovano a farlo nel far west creato dai contratti precari (e dalla fine della dominanza sindacale).

Quindi: le aziende sono inefficienti, ma la cuccagna è finita (ed anzi è iniziato un greve purgaorio). Serve qualcuno su cui scaricare il costo. Sui lavori tradizionali è difficile: ci sono stadard pregressi, legali e psicologici, duri a morire. Viceversa, i “giovani creativi” sono la vittima perfetta. Da una parte, a causa della deficienza culturale di cui sopra, loro stessi non sono sicuri di quanto valgono; dall’altra parte anche, i giovani possono permettersi di lavorare per quasi nulla: quasi tutti gli aspiranti creativi hanno famiglie relativamente ricche, che possono mantenerli mentre lavorano per la gloria.

Date tutte queste forze che lavorano all’unisono -è così sorprendente che l’equilibrio vada verso zero?

Gli autori del video provano ad opporsi; e danno voce ad una ribellione, che già covava, contro il penultimo punto: noi valiamo! E gli auguro ogni fortuna; forse qualcosa farà.

Resterà comunque il fatto che la situazione sarà sempre in salita, per la vittima designata dell’evoluzione delle storture dell’intero sistema. Per vincere questa sfida serve non solo una rivoluzione culturale, ma anche del sistema produttivo, e del patto generazionale, dell’intero paese.

Soluzione, per ora? Andarsene. Se il problema è l’eccesso di offerta… l’eccesso, giocoforza, deve togliere il disturbo. Finché non cambierà nulla perché “siete voi che siete troppi”, l’emigrazione sarà l’unico modo per ritrovare dignità per sè stessi, e per chi resta.

Informazioni su francescodondi

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