Vegetarianismo di Stato

Si sente sempre più spesso “non ce la si fa ad arrivare alla fine del mese”. Intendendo, si fa fatica a mettere insieme anche le necessità più basilari, come mangiare.

Il che è incredibile, considerando l’incredibile progresso che continua ad avvenire. La produzione di cibo per persona è cresiuta costantemente da decennie continua a farlo.

Allora, com’è che negli anni ’50 c’era cibo per tutti, negli ’80 c’era cibo per tutti -e nel ’10 no?

Colpa delle rapine dei CEO, o delle malvagie banche? Solo se mi spiegate come fanno a far sparire cibo. Perché il prezzo è dato da domanda e offerta; il denaro è carta. A meno di perturbazioni, all’equilibrio, il prezzo del pecorino sullo scaffale di fronte a voi è determinato da due cose: quanto pecorino c’è, e quanto il pubblico vuole pecorino. A meno che Bill Gates usi il suo denaro per accaparrare e distruggere tonnellate di pecorino, le sue montagne di denaro contano zero. Se anche fossero confiscate e distribuite, più soldi nella vostra tasca non vorrebbero dire “più pecorino”. Vorrebero dire pecorino più costoso; perché l’aumento di domanda aumenta i prezzi -fino a riportare la condizione giusta: tanto pecorino consumato quanto ne è prodotto.

Allora -che cosa può aver distrutto l’equilibrio di domanda e offerta? A pensarci bene, non è difficile.

Negli anni ’50, molti mangiavano ancora prodotti “poveri”: ovvero, essenzialmente, vegetali. Con gli anni ’70, siamo diventati ricchi -ed abbiamo cominciato a nutrirci in maniera conseguente. Ovvero: a mangiare carne. Che è sempre stata un lusso.

Problema: potevamo permettercelo perché il mondo era nostro. La carne è un modo estremamente inefficiente di nutrirsi. Nel momento in cui potevamo comprare cibo a prezzi stracciati da gente che moriva di fame -allora c’era carne per tutti… ovvero, finché i “tutti” eravamo essenzialmente solo noi.

Ma qui giorni sono finiti. Il consumo di carne in Cina è raddoppiato negli ultimi 20 anni: per raggiungere il consumo occidentale dovrebbe raddoppiare ancora. E tutto il mondo sottosviluppato sta uscendo dalla povertà -ovvero, mangiando di più. La tecnologia, intanto, avanza -ma non può tenere il passo di cambiamenti simili.

Quindi, certe inefficienze non sono più possibili. Non è che richiedono sforzi (quali?): sono impossibili. Mano a mano che la gobalizzazione pareggia le condizioni esterne -un lavoratore occidentale che pretende di mangiare carne non sarà mai competitivo con uno ancora abituato ad ottenere il suo nutrimento in maniera più efficiente. Così, languirà nella disoccupazione -lamentandosi che “è impossibile” arrivare alla fine del mese.

Non so dicendo che dobbiamo salvare “il mondo”, o “i bambini poveri”, tantomeno “gli animali”. Nè che dobbiamo preoccuparci di “domani”. Dobbiamo preoccuparci di noi oggi.

Né, sottolineo, sto  proponendo uno “sforzo” economico -in effetti, esattamente il contrario! Il mercato ci sta già dando i segnali giusti: una dieta vegetale (purché non si pretendano i prodotti naturali/bio/macrobiotici/confezionati a mano dalla figlia vergine dell’imperatore del Giappone, beninteso: buona vecchia verdura da agricoltura indstriale) …permette di risparmiare migliaia di euro l’anno. Lo sforzo c’è; ma è soltanto psicologico.

Eppure, è necessario. Nessuna azienda potrebbe mai pagare stipendi soddisfacenti ad una popolazione che ritenga parte irrinunciabile della sua dieta le perle sciolte nell’aceto: allo stesso modo, sempre meno saranno disposte a pagare per una popolazione che pretenda di assorbire le sue calorie attraverso un processo che ne disperde buona parte.

In Natura, le catastrofi non avvengono con fuoco e fiamme: piuttosto, avvengono con l’estinzione di chi non ha saputo adattarsi ai cambiamenti.

Cosa può fare lo Stato? Tutto.

In un mercato perfetto, i cittadini capirebbero il problema, e riorienterebbero spontaneamente i propri consumi. Questo non avviene, per una serie di problemi …non ultima, l’immagine di petulanti estremisti radical-chic che i primi vegetariani si sono creati. Ma anche problemi oggettivi: era facile, durante il boom, imitare la dieta dei ricchi. Nel nuovo passaggio, l’ignoranza è molto pericolosa. (…non che l’eccesso di grassi non uccida; ma più lentamente, e abbiamo imparato a conviverci). Senza contare, che nessuno dà via volentieri quelli che è nato considerando segni tangibili del benessere. Purtroppo, fare i nobili decaduti che si indebitano per girare in carrozza non ha mai portato nulla di buono.

Per questo, prima che si arrivi a questo, l’assistenza dello Stato è fondamentale: se le masse non si muovono -devono essere mosse. Deve prendere l’iniziativa per insegnare nel minor tempo possibile ai propri cittadini che è possibile ridurre la spesa alimentare -e come farlo. “Pubblicità progresso” a tappeto.

Un inizio: le mense. Sarebbero un’occasione inestimabile per educare molti cittadini -tra cui gran parte delle nuove generazioni. Presentandogli un menu vegetariano, mostrandogli che può essere buono -e garantendogli che è stato studiato per dargli tutti i nutrienti di cui ha bisogno.

nonchè per risparmiare. Si sa che non ci sono i soldi: il costo continua ad aumentare. E si sa anche che la carne costa di più: si possono infatti prendere due primi –non due secondi; perché costerebbe troppo.

Eppure: la vita di un vegetariano in mensa, più spesso che no, è ancora un inferno. Non solo è spesso già difficile sapere cosa sia vegetariano e cosa no -ma non c’è alcuna garanzia che (anche sapendo come fare) sia possibile comporre una nutrizione completa senza ricorrere alla carne. Nel 2014, sembra ancora una conquista che i cibi vegetariani siano indicati come tali; un piccolo segno di attenzione a chi assolutamente abbia la strana fisima di sceglierli.

Per il 2020, il menù vegetariano (studiato per essere sostenibile) dovrebbe essere il default. E quello con la carne -con sovrapprezzo. Non punitivo, assoluamente: solo il costo di mercato. L’esatto costo che oggi gli impedisce di lasciarti prendere due secondi.

Un piccolo sforzo per uno Stato; un notevole sollievo per i bilanci delle famiglie -qui e altrove, perché del calo dei prezzi beneficiano tutti.

Ma bisogna cominciare.

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2 risposte a Vegetarianismo di Stato

  1. Riccardo ha detto:

    Punto di vista interessante, tuttavia anche con una dieta vegetariana dovresti avere allevamenti intensivi per produrre uova e latte ( a meno di non adottare una dieta vegana ). Non sono molto informato sull’argomento ma anche adottando un regime industriale per la produzione di vegetali ( non solo verdura, ma anche legumi, etc ) siamo sicuri che lo spazio coltivabile ( anche rubando terreni agli attuali allevamenti finalizzati alla sola produzione di carne ) sia sufficiente a fornire cibo all’attuale e futura popolazione del pianeta?
    A parte il fattore logistico, ammetto che, al momento, sarei decisamente restio ad eliminare totalmente la carne dalla mia dieta. Secondo me sarebbe già un notevole passo avanti ridurre gli sprechi alimentari ( ho sentito di ragazzi e ragazze che gettano nell’immondizia il pane della sera prima perchè è diventato raffermo – non oso immaginare cosa succeda alla carne che sta in frigo per 2 giorni ), anche se sono sicuro che prima o poi dovremmo rinunciare alla carne, o almeno tornare all’idea che la carne si mangia nelle “occasioni importanti” proprio per il costo che sarà inevitabilmente destinato a salire. Senza dubbio va rivista l’idea che vegetariano = snob.
    Per quanto riguarda la questione ‘fine del mese’ sono dell’idea che andrebbe re-introdotta “economia domestica” alle scuole medie-superiori, magari al posto di relgione; mi spiego meglio: se faccio fatica ad arrivare fino alla fine del mese prima andrebbe tagliato l’inessenziale ( leggi: ho esperienza diretta di persone che fanno un prestito di 2.000-3.000 euro per farsi le vacanze estive, prestito che viene poi rateizzato su 10-12 mesi ) e poi cerco di essere furbo: se voglio mangiare la carne comunque, magari non faccio lo schizzignoso e piuttosto del filetto di manzo prendo delle normalissime bistecche da un taglio meno pregiato, oppure prendo pollame (che è considerata carne di seconda scelta per via del minor prezzo nonostante sia più salubre della carne rossa)…è buon senso, qualità che si riscontra sempre meno tra le persone.

    • francescodondi ha detto:

      Come ho ricordato, la quantità di cibo prodotta per persona continua ad aumentare; non mi preoccuperei per la sostnibilità in generale. Il problema è se noi siamo inefficienti e paghiamo di più.

      Certo, tagliare gli sprechi di cibo sarebbe un’altra strada. Un intervento educativo potrebbe abbassare i consumi e quindi i prezzi di un buon 10%. Cosa aspettiamo?
      Il problema è solo la cultura individualista secondo cui “la gente fa quel che vuole”, punto. Ma ogni singola persona deve informarsi da sola su cosa sarebbe bene fare? Se si parlasse di queste cose sui giornali, sarebbe un discreto balzo in avanti nella qualità della vita.

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