Sovranità finanziaria, ovvero: premunirsi contro la crisi anche restando nell’Euro

La finanza può essere molto pericolosa, se usata in modo stupido.

Ma sapete qual è il bello? Che in ogni contratto sei tu a decidere cosa firmare.

E gli Stati possono cambiare il contratto che propongono ai “mercati”. È sempre un gioco a due. Anzi. Per ora gli Stati sono la parte più “grossa”.

Perché non potrebbero cambiare le regole?

Potrebbero cambiarle obbligando le banche a comprare titoli di stato anche se non vogliono. Ma non è una mossa molto furba: e non perché si arrabbia l’Europa cattiva. Perché proprio è una mossa disperata, che inceppa il funzionamento del mercato, ed è un sopruso ai cittadini: è una parziale confisca dei loro soldi. Piuttosto che una tassa infida, è forse meglio una diretta.

Ma secondo me, non c’è alcun bisogno di mosse del genere. Ce ne sono di più intelligenti.

Ad esempio, un cambiamento che potremmo effettuare domani; senza alcun bisogno di chiedere alcunchè all’Europa, e senza forzare i mercati.

I titoli di debito indicizzati alla crescita.

Ovvero, un titolo di valore nominale 100, sarà pagato 103 se il paese è cresciuto del 3%. Ma se all’improvviso è arrivata una recessione, le casse dello stato potrebbero dover rimborsare solo 95!

È troppo bello per essere vero. E lo è! Le banche non pagano 10o un titolo di stato con quel valore nominale; il prezzo è deciso da un’asta. Se le banche si aspettano che il PIL (e quindi il valore del titolo) cali del 5%, offriranno il 5% in meno -e l’interesse effettivo sarà uguale. Niente pasti gratis!

Perché, allora, ha senso? È un po’ più sottile. Ma talvolta le sottigliezze possono molto.

Il punto è che …come funziona il mercato dei titoli di stato, oggi? Se guardate attentamente, vedrete che, in un certo senso… lo Stato lavora come “assicurazione” per le banche. Queste infatti investono nella crescita del paese, ma sono in realtà schermate dall’effettivo risultato dell’investimento: comunque vada (…in teoria), quel titolo sarà pagato lo stesso prezzo. Lo Stato è pagato per il disturbo -con interessi minori, perché le banche sono più invogliate ad investire. Se lo Stato ha “le spalle più larghe” delle banche, questo è efficiente.

Ma se improvvisamente lo stato si scopre debole? In tal caso, il rischio viene passato comunque -ed in maniera incredibilmente abnorme e disfunzionale! Cioè tramutandosi nel rischio di un default completo. Questo crea il temuto rischio di “avvitamento”, con il debito che esplode per conto suo verso un default quasi certo. Normalmente (…fuori dall’Euro), questo viene fermato dalla banca centrale. Se anche stampare soldi per comprare titoli e tamponare l’emergenza porta ad una svalutazione, e quindi ad una perdita di valore dei titoli per gli investitori, questa sarà tipicamente dell’ordine del 10-30%, non del 100%. E sarà comunque reversibile, se le cose migliorano; al contrario di un default parziale, come quello greco. È abbastanza evidente che le banche preferiscono un deprezzamento fisiologico e controllato ad un fallimento improvviso.

I bond legati alla crescita hanno, nei fatti, lo stesso effetto della “sovranità monetaria”. Ovvero: aggiustamento graduale e reversible alle condizioni del paese, non traumatico.

Il rischio di “avvitamento” del debito è debellato per definizione: il rapporto debito/PIL è quasi fisso! Continuerà a variare di anno in anno per effetto del deficit e degli interessi -ma non rischia di espodere all’improvviso, per quanto avversa la congiuntura.

E passando in maniera “onesta” alle banche il rischio del sistema paese, il rischio per loro è notevolmente minore (=minori tassi di interesse) che nel caso di una moneta autonoma. Sotto questo aspetto, è meglio della “sovranità”. Mentre i tassi di cambio sono notoriamente capricciosi, infatti, e a meno di (costosi) sforzi della Banca Centrale, variano anche del 10-20% perfino in periodi normali -anche nella peggiore delle crisi, il PIL non varierà mai più di 5 punti dalle previsioni di crescita. Minore rischio -minore costo.

Ed è meglio anche per lo Stato! Perché, con la svalutazione, il debito cala per le banche estere… ma non per lo stato stesso, il cui Pil è espresso nella stessa moneta! Pertanto, se il Pil cala, il rapporto debito/Pil aumenta, non ci sono santi. L’effetto positivo è dovuto al migloramento della bilancia commerciale causato dalla svalutazione, che tende ad aumentare il Pil; questo rende più sostenibile il debito. Ma è un effetto sempre più debole. Se negli anni ’70 una svalutazione del 30% poteva valere 1 punto di Pil, ed è ancora così per i paesi poco sviluppati che esportano prodotti a bassa tecnologia, più aumenta la tecnologia più diminuisce l’elasticità dei consumi al prezzo. Per una nazione sviluppata, si stima che l’effetto sia dell’ordine di 0.3 punti.

Allora, se una nazione ha un debito del 100% ed il Pil cala del 5%, il debito va al 105%. Se svaluta, il suo debito per le banche estere da 100 diventa 70; ma per lo Stato il rapporto debito/Pil va solo a 104%, se supponiamo un effetto di crescita 1 punto sul Pil. E resta ancora più vicino a 105, se l’effetto sul Pil è più piccolo.

Viceversa, con i tioli indicizzati il debito diventa 95 per tutti -ed il rapporto resta 100%!

Certo, alla Germania conviene continuare ad offrire investimenti senza rischio; ed essere ricompensata per la sicurezza che offre. Ma noi questo non lo possiamo fare; l’illusione degli ultimi 10 anni non tornerà. Con questo metodo, essenzialmente, potremmo avere quasi il meglio di entrambi i mondi -fuori e dentro la moneta unica: stabilità senza impiccarci.

Per ora c’è scetticismo di fronte alla novità. Eppure, ricerche dimostrano che… funzionano. Particolarmente …per gli stati che pagano alti interessi a causa della vicinanza della soglia di default. (guarda, quelli siamo noi!) Nel modello, la freqenza dei default, sostituendo i bond normali con quelli legati al PIL, passa da una volta ogni 55 anni, ad uno ogni… 3.000!

A me sembra valga la pena di pensarci, no?

Ci sono così tante cose che si potrebbero fare, ad osare uscire dagli schemi. Anche per il tormentone di ora, la legge elettorale, ad esempio.

E invece, la scelta del menu politico è quella che è. Buona fortuna, Italia.

Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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