Di Battista e il vegetarianesimo sociale del M5S

(il post è restato nelle bozze qualche giorno, causa esami, per questo è un po’ in ritardo)

Ultimamente, sta facendo scalpore un post del deputato grillino Di Battista, probabilmente perché ripreso da Il Giornale …con un titolo che è da Oscar per il terrorismo mediatico -talvolta li capisco, quando si lamentano dei giornalisti!

Comunque, il post io l’avevo già condiviso qualche giorno fa (quando è uscito) -ed aveva scatenato un’interessante discussione.

Che dire? Dopo qualche giorno di riflessione, continuo ad apprezzare il tentativo di allargare lo sguardo. Naturalmente ci riesce solo in parte, perché da vera gggente salta subito alle conclusioni… bisogna aver pazienza.

Ad esempio: sapevate che le mucche inquinano? Buona idea ricordarlo!

…certo, sarebbe utile una lezione o due sul fatto che oltre a “tutto” e “nulla” esistono anche altre intensità: le mucche sono responsabili del 3% dell’effetto serra, Dibba. Un po’ diverso, no?

Comunque, vorrei far notare qual è il vero centro del post, perché è ammirevole. È il tentativo di accontentare l’ala destra del partito (soprattutto ora che ci si è avvicinati a Farage) sposando la solita ridicola (e tipicamente leghista) scusa del “aiutiamoli piuttosto a casa loro”… con l’inedita variazione, però, di provare a farlo onestamente! Ovvero -pensando effettivamente a modi per aiutare gli africani, combattendo le sofferenze che spingono molti a partire. Un’interessante chimera -che, in realtà, in astratto ha qualche possibilità di essere avanti come si proclamano.

Peccato, naturalmente, che Di Battista sia un incompetente. Ed in quanto tale vede il mondo ad una dimensione.

L’allevamento sottrae cereali alla nutrizione umana? Solo da un certo punto in poi. Gran parte degli animali di allevamento o brucano l’erba o, nelle stalle, mangiano scarti agricoli altrimenti inutili (ricordiamo che per 20 cm di pannocchia di mais ci sono due metri di stelo). Finché è così, è un guadagno netto di energia.

E soprattutto: aiutiamo “gli africani”… gli africani chi? Sono tutti uguali? Ci sarà, per dire, almeno una distinzione tra produttori e consumatori? Una parte vicina al 50% degli africani lavora nell’agricoltura. Non è difficile capire che i consumatori sono favoriti dai  minori consumi, e quindi prezzi più bassi -ma i produttori esattamente il contrario.

Tra l’altro, nel suo stesso post parla di “persone che erano pescatori, ma ora costretti a fare gli scafisti perché rovinati da una direttiva dell’Unione Europea”… domanda domanda domanda: secondo lui, la direttiva che ha rovinato i pescatori è stata una che ha portato ad importare più pesce da loro, o meno? Chiaramente, i pescatori sono in difficoltà con meno domanda di pesce -esattamente l’obiettivo che vorrebbe ottenere lui.

Ancora più bello, uno de famosi sette punti dei grillini è

Finanziamenti europei per l’agricoltra finalizzata al consumo interno

Alla luce di questo post, comincio ad intuire che senso avesse “finalizzato al consumo interno”: l’idea è che se produciamo più cibo noi, lasciamo agli africani il loro anziché “sottrarglielo” con le importazioni; così, ognuno sta felice a casa propria.

Peccato che siamo in una economia di mercato -e che dell’economia di mercato i grillini non capiscano una cippa.

Informandosi, si scoprirebe che i sussidi agricoli europei sono già altissimi… e che aumentano l’immigrazione. Il perché è ovvio per chi capisca che il mondo è un mercato unico, e non due sistemi separati che interagiscono soltanto nel modo che vorresti. Semplice: se riduci i costi in Europa, tutta l’agricoltura tende a spostarsi in Europa -ed i braccianti africani con lei.

Un caso iconico è il pomodoro. Perché siamo già al punto che produrre pomodro costa meno in Puglia che in Ghana. Risultato: i contadini che producevano pomodoro in Ghana sono stati rovinati -ed ora sono emigrati in Italia, a fare la stessa cosa sussidiati dall’Europa. Risultato, le campagne ghanesi sono semiabbandonate- ed il Ghana importa pomodoro dall’Italia!

…vuoi impedire le esportazioni di pomodoro? Suicidio -i prodotti agricoli Made in Italy sono una delle cose che ci tiene a galla. Vietarle solo verso i paesi poveri? Finirà che esporteremo pomodori in USA… e gli USA li esporteranno in Ghana, se i prezzi sono tali che abbia senso! Il capitalismo fa quello che è programmato per fare, e cercare di fermarlo è spesso o molto costoso o del tutto inutile.

Non sarebe il caso, invece …di fargli fare il suo corso?

Cosa succederebbe se l’Europa eliminasse (gradualmente, per evitare scompesi) sussidi e protezionismi alimentari?

I prezzi alimentari salirebbero; ma i sussidi risparmiati resterebbero nelle casse dello stato, e pertanto sarebbero redistribuiti al popolo in un modo o nell’altro. Se questi li usassero per pagare i maggiori prezzi dei prodotti europei, tutto resterebbe uguale.

…naturalmente, non sarà così; perché succedono due cose:

  1. cambiano gli equilibri del commercio internazionale: le produzioni europee più costose falliscono, e vengono sostituite da prodotti esteri.
  2. cambiano le abitudini dei consumatori: anziché utilizzare i soldi risparmiati dai sussidi per pagare i maggiori prezzi alimentari, ci sarà in qualche misura una riduzione dei consumi (magari diventando vegetariani?); in modo da consumare di più in altri settori.

Entrambe le cose contribuiscono a limitare l’aumento dei prezzi, ma naturalmente, creano una perdita per gli agricoltori europei.

Notiamo che la riduzione dei consumi sarà certamente inferiore alla riduzione della produzione, per un motivo che è ovvio osservando il resto del mondo.

Cosa succede nel resto del mondo? L’aumento dei prezzi causa anche qui una riduzione dei consumi; ma stavolta causa un aumento della produzione e della ricchezza degli agricoltori. Entrambi i processi creano un surplus di cibo che sarà esportato in Europa, che quindi aumenta le importazioni -per questo il calo dei consumi doveva essere minore del calo della produzione.

Quindi. Specchietto riassuntivo:

  • famiglie europee: BENE. Il risparmio sui sussidi è maggiore dell’aumento di prezzo degli alimentari; inoltre, le famiglie hanno maggiore libertà di scelta su come spendere i propri soldi (mentre prima una parte di ricchezza era sottratta ed indirizzata a forza verso l’agricoltura per via di sussidi), il che comunque aumenta il benessere.
  • famiglie estere: MALE. I prezzi agricoli aumentano e basta.
  • agricoltori europei: MALE. Fine dei sussidi.
  • agricoltori esteri: BENE! Non solo per i proprietari: se c’è più bisogno di loro, i lavoratori possono aumentare le loro pretese salariali.

Ma, vediamo più in dettaglio: chi sono queste famiglie non europee? Alcune sono famiglie ricche. Non ci si pensa -ma sussidiare “l’agricoltura locale” (a meno che non si restringano/tassino le esportazioni? difficile) …significa anche pagare parte del McDonald all’americano sovrappeso. E mi chiedo davvero perché!

E le altre famiglie? La gran parte vive in paesi poveri. Ma che stanno diventando ricchi. La percentuale di malnutrizione si sta rapidamente riducendo, mentre la globalizzazione porta ricchezza all’estero. Per le famiglie degli stati in via di sviluppo, un aumento dei prezzi significherebbe solo rimandare di qualche anno il miglioramento delle condizioni di vita che sta comunque avvenendo.

Viceversa, chi muore di fame è spesso semplicemente perché tagliato fuori dal mercato. Che sia a causa di una guerra, di una dittatura oppressiva, o perché semplicemente vive di un’agricoltura di sussistenza ed ha avuto una cattiva annata …a queste persone, il calo dei prezzi mondiali cambia davvero poco. Mentre, naturalmente, cambierebbe molto un aiuto diretto.

E altre categorie; ad esempio, i disoccupati (sempre dei paesi poveri)? Cosa aiuta di più a trovare lavoro? Io dico l’aumento dei prezzi. Essendo generalizzato, non dovrebbe modificare la competitività industriale. E in effetti, gli europei avrebbero aumentato i consumi industriali (la quota di reddito tolta all’agricoltura con l’abolizione dei sussidi, ma non riutilizzata per comprare prodotti agricoli). Sicché, potrebbero delle due aumentare le opportunità di lavoro nelle industrie. E, naturalmente, creerebbero opportunità in agricoltura.

Che succederebbe nel caso proposto da Di Battista, ovvero una diminuzione spontanea dei consumi europei?

Innanzitutto, è interessante chiedersi: aumenterebbe il benessere degli europei stessi (in quanto consumatori)? La risposta è sì, se e solo se la scelta è avvenuta liberamente; ovvero i cittadini sono stati convinti non costretti. Per definizione: ogni scelta è fatta perché si valuta che porti ad un beneficio maggiore (anche immateriale: la soddisfazione di fare il bene del pianeta?); viceversa, la costrizione è necessaria per portare i cittadini ad una condizione peggiore (individualmente, ciò non toglie che possa essere giustificata se li beneficia come comunità).

Cos’altro? Aumenterebbe il benessere delle famiglie di tutto il mondo; anche se è dubbio che ne abbiano bisogno. Aumenterebbe la domanda di beni e servizi (dato che i soldi risparmiati saranno spesi da qualche parte); ma danneggerebbe l’agricoltura ovunque. Quindi, con ogni probabilità, paradossalmente, beneficerebbe i paesi più sviluppati, a danno delle economie di quelli ancora in gran parte agricoli.

Naturalmente, si possono immaginare infinite variazioni. Cosa succederebbe se gli europei passassero a comprare di meno ma a spendere di più -ad esempio comprando prodotti “biologici”? Beneficerebbe sia gli agricoltori interni che quelli esterni. Naturalmente, a discapito dei lavoratori non agricoli, dato che i costi alimentari aumenterebbero ed allo stesso tempo sarebbe, necessariamente, ridotta la spesa in altri settori.

Oh, e se abolissimo i sussidi… ed utilizzassimo i soldi risparmiati per aiutare direttamente chi è in difficoltà? Esercizio per il lettore, valutare se per caso diminuirebbe di più la fame che sussidiare ancora di più i nostri produttori -o diventare vegetariani. Su, chi lo propone per primo?

Insomma, spero di aver dato un’idea di quanto complicata sia la questione; pur con modelli che sono certamente quanto di più minimale abbia senso considerare.

(e non abbiamo neppure considerato quale sarebbe l’efettivo impatto sulle migrazioni. Davvero la gente emigra “perché ha fame”? Una quota consistente emigra perché vuole un futuro migliore in un senso molto più ampio, che non la mera pancia piena. Altri, al contrario, fuggono per la loro vita:  persecuzioni politiche e religiose, guerre, disastri naturali)

E tuttavia: avremmo parlato di questo, altrimenti? No. Avremmo continuato a lamentarci che l’Europa non fa abbastanza per chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati -ovvero, quando i clandestini sono in mare. O a lamentarcene quando ormai sono qui.

Questa è la possibile utilità del M5S: è un sommovimento tellurico, che porta alla luce un caos magmatico di idee, istanze, prospettive, prima sepolte ed invisibili. Tra tutto questo, assieme a tonnellate di assurdità, può ben esserci qualcosa da cui prendere utile spunto. Anche poche perle nella spazzatura possono valere la pena di interessarsi.

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