Una soluzione per tutti?

Aiutare la Grecia, ormai sul punto di votare Tsipras, e con lei gli altri stati ‘deboli’ d’Europa -in un modo che potrebbe (dovrebbe) essere gradito a Bruxelles? Forse è possibile.

È ormai noto come uno dei peccati originali dell’euro consiste nel differenziale di inflazione.

La BCE decide una politica monetaria unica; ma l’inflazione dipende anche dalla spesa -tanto dello stato che dei privati: un paese che prenda in prestito molto denaro ne avrà temporaneamente di più in circolazione, causando un aumento dei prezzi. Se si smettesse di indebitarsi, naturalmente, la situazione tenderebbe a riequilibrarsi. Ma non si smette, per un buon motivo: un paese con una forte inflazione ha un minore tasso di interesse reale, quindi, ad ogni agente costa poco continuare ad indebitarsi, perpetuando l’alta inflazione. Viceversa nei paesi a bassa inflazione conviene di più risparmiare (e prestare all’estero, senza rischio di cambio); il che sottrae denaro alla circolazione, e perpetua la bassa inflazione. Risultato: Grecia, e Germania.

Solo la crisi è riuscita a ribaltare la situazione: quando le banche si sono rifiutate di prestare ulteriormente, il castello è crollato. Ora molti paesi della periferia si trovano con un deficit di capitali e quindi in deflazione, o molto vicini. Il che, se da una parte è il prezzo da pagare per gli squilibri precedenti, dall’altra impone sofferenze difficilmente sopportabili alla popolazione.

Insomma, la costruzione attuale è intrinsecamente instabile; se si vuole che l’Eurozona non cada di nuovo in una trappola del genere, è necessaria un’azione aggressiva di stabilizzazione dell’inflazione paese per paese (…oppure una vera unione fiscale, ma non è all’orizzonte).

Ovvero: tassare le nazioni con un eccesso di inflazione, oltre il 2%. E fare trasferimenti invece agli stati con inflazione troppo bassa, diciamo sotto il 1,5%. Ovviamente proporzionati alla serietà dello scostamento; e con particolare aggressività se si rischia una vera e propria deflazione.

Considerato che al momento in Grecia i prezzi stanno scendendo di oltre l’1% l’anno, l’intervento sarebbe automaticamente particolarmente incisivo. Soprattutto se, come ritengo dovrebbe essere, il trasferimento fosse vincolato ad essere usato in modo diretto a favore dei ceti più deboli.

La chiave per renderlo gradito a Bruxelles sarebbe che non è un intervento contro la povertà -quelli non solo fanno tanto ‘900; ma si può con qualche serietà sostenere che siano incentivi perversi. Il governo spreca, i cittadini si impoveriscono -ma non c’è bisogno di preoccuparsi, perché tanto salva tutti mamma Europa con i famosi ‘soldi del contribuente tedesco’?

MA questo sarebbe un intervento contro la deflazione. Questo significa che (nel contesto della crisi) prima il governo fa austerità e riforme; e poi, solo se l’intervento è stato tanto aggressivo da gelare i prezzi, arriva l’Europa. Non è un salvagente per restare a galla se non vuoi nuotare: è più un ricostituente per non morire di esaurimento nel farlo.

Naturalmente, al momento nessuno stato europeo dovrebbe invece pagare, essendo tutti in deflazione; quindi i soldi sarebbero erogati a deficit. Un deficit che, credo, dovrebbe essere completamente monetizzato dalla BCE. Ha senso: se gli stati sono tutti in deflazione, la soluzione è creare soldi. Non si scappa.

Se si avesse sufficiente coraggio, sono confidente che l’inflazione potrebbe “vicina ma sotto al 2%” rapidamente. E restarci.

Perché stavolta, tornata la situazione alla normalità, i governi avrebbero un incentivo di breve termine a controllare inflazione (che si opponga all’effetto di -apparente!- riduzione del peso del debito) -in questo modello, l’inflazione costa! Con gli stati che oscillano davvero attorno al poco-meno-di-2%, la misura sarebbe necessariamente in quasi equilibrio di bilancio -e se invece che creare i soldi dal nulla per finanziare il deficit iniziale si fosse scelto di creare uno strumento finanziario e farlo indebitare, purché si spinga l’inflazione media con tassi BCE un po’ al di sotto dell’ottimo, si potrebbe anche essere quasi certi di ripagare il debito.

In tal modo, con un solo strumento, a breve termine si potrebbe portare un aiuto sostanzioso alle nazioni che soffrono per colpa della deflazione da austerità; e a lungo termine, si direbbe addio alla trappola dei differenziali di inflazione. Allora forse l’Europa potrebbe ripartire in modo armonico. Forse.

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