A modest proposal

Come risolvere il problema dei morti nel canale di Sicilia.. e soprattutto chi continua a morire dall’altra parte del canale; dato che non mi sembra che chi muore senza aver provato ad introdursi qui illegalmente meriti meno pietà?

Dunque:

  1. Si discute del piano con l’Europa. Se è giudicato che funzioni, si chiederà in prestito il capitale necessario a coprire tutte le spese. Come si vedrà, sarà ripagato.
  2. La prima mossa è inviare ogni nave possibile. Qualunque cosa sia disponibile -o possa essere noleggiata. Navi militari, da crociera, porta-container. Qualunque cosa possa offrire un viaggio… significativamente più sicuro di una carretta del mare.
  3. All’arrivo nei porti libici, annunciare che a tutti è garantito un permesso di soggiorno speciale in Italia; con la garanzia che non sarà revocato finché la Libia non sia tornata in pace… e con la condizione che tutti, uomini e donne al di sopra di 15 anni prestino giuramento e si arruolino nell’esercito italiano -per un contratto di tre anni. Per il quale riceveranno vitto, alloggio (in caserma) e 2500€ mensili. Dopo di che (se la Libia non sarà ancora in pace), il permesso significherà che potranno restare e vivere liberamente in Italia.
  4. I neo-coscritti saranno acquartierati in campi miliari costruiti in tutto il Sud, sotto la sorveglianza dell’esercito italiano esistente.
    • Come tempi, una volta tagliata la burocrazia, un prefabbricato può essere costruto in 2-4 mesi.
    • Quanto alla manodopera, l’Europa ha 25 milioni di disoccupati; in gran parte risiedenti in vicini stati mediterranei e per di più, in buona parte (soprattutto in Spagna) lasciati per strada proprio dal collasso del settore di costruzioni.
    • Quanto allo spazio, Sicilia, Calabria e Basilicata hanno sette milioni di abitanti, con una densità per kmq ben minore della metà di un territorio simile come la Campania. Ovviamente ci sono motivi economici per questo; ma nel momento in cui lo stato italiano paga per tutto (e mantiene l’ordine), ospitare anche tutti i sei milioni di libici è assolutamente fattibile restando su densità di popolazione che sarebbero comodamente all’interno del già esistente in situazioni analoghe.

    I campi saranno organizzati con file di monolocali in cui vivranno le famiglie. Per non offendere sensibilità, le finestre saranno oscurate dall’esterno, in più gli alloggi avranno due uscite opposte e le strade dispari saranno riservate agli uomini, mentre quelle pari a donne e bambini; uomini e donne saranno addestrati in campi ai lati opposti del complesso, da militari del loro stesso sesso, mentre accanto al campo femminile saranno erette scuole per figli.
    Non sarebbero date loro armi. Tuttavia, sarebbero sottoposti a doppi turni dell’addestramento finalizzato a sviluppare disciplina ed obbedienza. Seguirebbero, in aggiunta, corsi di riqualificazione professionale, secondo le esigenze.

  5. Questo dovrebbe mostrare alla Libia il vero significato del terimine “collasso”. Credete che sia adesso? Le pallottole possono creare difficoltà; ma tutto sommato, il tessuto economico di mercato è incredibilmente resistente. Questo perchè, per quanto terribile la situazione, l’alternativa -la traversata del Mediterraneo- è quasi altrettanto piena di incertezza e morte. E finché restano, se vogliono mangiare, gli uomini sono costretti a continuare a funzionare ai loro posti nel paese. Quindi, i prezzi possono aumentare, le quantità possono diventare scarse, ma tutto sommato è comunque possibile vivere (a meno di pallottole, that is). Non importano le condizioni, finché si è disposti a pagare abastanza ci saranno venditori. E il fiume dell’economia, pur con vortici e secche, continua ad irrorare la nazione di beni e a tenerla più o meno viva, mentre chi ha le pallottole se la contende.Ma c’è qualcosa di molto più potente delle pallottole, ed è un incentivo economico -come quello che abbiamo appena costruito.Immaginate di uscire a cercare di procurarvi l’indispensabile per vivere. Vi aspettate già che molti prodotti non siano disponibili negli scaffali, ma venduti al mercato nero al triplo del prezzo. Eccetto, che sempre più non c’è più neppure il mercato, nero o di alcun colore; né al triplo né al decuplo, né al centuplo del prezzo -stanno sparendo direttamente i commercianti, uno dopo l’altro: l’Italia ha fatto loro un’offerta migliore; non per la loro merce, ma per la loro vita.
    E del resto, anche se ci fosse qualcuno a vendere, non c’è più neppure il poco che c’era da vendere: se prima i contadini e gli operai richiedevano alti prezzi per il prodotto che riuscivano a strappare alla terra o alle fornaci, tra un allarme bomba e un altro -ora falci e martelli giacciono abbandonati. L’Italia ha fatto un’offerta migliore.
    Importare? Camionisti, macchinisti, marinai mercantili hanno preso la strada del porto; come del resto l’hanno presa benzinai, operai di dogana, addetti alla manutezione di strade, ferrovie, stazioni e terminali portuali -e non per tornare indietro carichi di merci; nè del resto senza.
    L’organismo della nazione, che tremava, ma sopravviveva, nascondendosi dalle le pallottole, sta ora venendo fatto a pezzi dalla disgregazione delle sue stesse parti, sotto la ben più potente forza economica.
    Che cosa fareste, arrivati a questo punto? A questo punto non c’è davvero scelta: prendereste l’auto con l’ultima benzina che siete riusciti a trovare, o una bicicletta, o del resto un cammello -e andreste a imbarcarvi.
    Il punto del prcesso è che si autoalimenta. Certo: immediatamente fuggirebbero solo i più disperati; ma la piramide sociale, come ogni piramide, poggia sulla base. Il venir meno di clienti, seppure poveri, in numero sufficiente, rende impossibile per le imprese più deboli tenere aperto, per quanto disperatamente si sforzino. E mano a mano che sempre più piccoli imprenditori chiudono le serrande e partono, il Nulla economico risale la piramide.
  6. A questo punto, ben presto svanirebbero come neve al sole anche le piramidi di potere dei signori della guerra -che su quella civile si basano. O meglio, sarebbero sufficientemente ridimensionate.
    Perché, certo, i pozzi di petrolio continuerebbero a fornirgli una enorme fonte di profitto. Abbastanza da pagare i tecnici che vi lavorano abbastanza per convincerli a non partire? Certamente. Ma -abbastanza per pagare anche la truppa uno stipendio che ecceda l’offerta di 2500€?
    Attenzione: a parità di potere d’acquisto. E la Libia si troverebbe in una situazione in cui i pochi produttori e commercianti dovrebbero sfidare ogni giorno le pallottole. Ma, attenzione, neppure sfidarle come prima: bensì con un rischio esponenzialmente aumentato. Perché con la società civile evaporata, la scusa della normalità è svanita. Chi restasse a rifornire una parte in guerra, resterebbe unicamente come parte delle sue retrovie -immediatamente, un bersaglio militare per i suoi nemici.
    Tutto questo, rinunciando all’alternativa di una vita tranquilla in Italia, e più lussuosa dei loro migliori sogni fino al giorno prima -con la sola contropartita dei prezzi che riuscirebbero a spuntare ai dipendenti dei signori dei pozzi.
    Pochissimi resterebbero; e i pochi si farebbero pagare cifre principesche. Rapidamente, i signori della guerra si troverebbero a dover offrire ad ogni singolo sgherro assegni che (nominalmente) farebbero felice un dirigente di Londra. O vederli disertare. Mi pare che le milizie dei vari “governi” sarebbero decimate.
  7. A questo punto, l’esercito italiano potrebbe invadere la Libia. Con gli eserciti locali restati un’ombra di sé stessi, non si inconterebbe praticamente resistenza. Del resto, con la società civile semplicemente altrove, non sarebbe necessario preoccuparsi di danni collaterali, e si potrebbe procedere coi mezzi più spicci.
    I leader decisi a combattere fino alla morte (indicativamente, i filocaliffo) devono ovviamente avere quello che chiedono. Viceversa, altri sono probabilmente ragionevoli; al limite, qualcuno potrebbe ragionevolmente sostenere di aver preso le armi per l’obiettivo altruista di proteggere il paese dal peggio. A questi deve essere offerto di deporre le armi. Saranno ospitati in Italia per sicurezza, con onore; dopo 10 anni potrebbe essergli permesso di tornare in patria.
  8. Ben prima che i tre anni di fermo concordati siano scaduti, l’Italia avrebbe il controllo della Libia. A questo punto, gradualmente, le unità formate da libici sarebbero inviate nelle zone perfettamente pacificate, con gli ordini di servire come manodopera per ricostruire il paese (l’utilizzo civile dell’esercito è una pratica consolidata in Cina, e non si vede perché non potremmo prendere esempio).
  9. A questo punto, la Libia sarebbe pacificata. Il permesso di soggiorno eccezionale sarebbe dunque revocato, e gli ultimi libici eventualmente presenti in Italia sarebbero rimpatriati. Le divisioni libiche sarebbero dunque congedate dall’esercito. I diritti di proprietà precedenti la guerra sarebbero dichiarati decaduti a causa della guerra civile, e le proprietà non petrolifere divise equamente tra i libici; con la sola eccezione che ciascuno avrà diritto di prelazione sui beni che possedeva prima della guerra, ma solo fino al valore della sua quota.
  10. La Libia sarà dichiarata una democrazia semi-indipendente come protettorato italiano, con la promessa di piena indipendenza in 10 anni a meno che sorgano complicazioni; con la sola eccezione di due-tre enclavi vicino alle principali città, dotate di basi militari, che l’Italia si riserva di mantenere finche riterrà oportuno.
  11. I diritti petroliferi sarannno assegnati al nuovo stato, meno una quota che servirà a ripagare lo stato italiano di tutte le spese dell’operazione (quindi estinguere il prestito europeo), e di quelle future per il mantenimento delle basi militari finché saranno in esercizio.

La differenza con l’Iraq, naturalmente, è che si riparte da zero -e quando si riparte, la popolazione è dalla nostra parte.

L’iracheno medio viveva una vita che era… buona? Cattiva? Non importa: viveva l’unica vita che conosceva; e con ogni probabilità, non era particolarmente ansioso di vederla gettata nel tritacarne di un cambio di regime con una guerra -se non per qualcosa di ben più concreto di “democrazia”. E all’improvviso il laeder che, dopotutto, era “suo” viene detronizzato e ucciso senza alcun motivo da un branco di cowboy che pretendono di comandare perché sono più grossi. Che tenda ad ascoltare gruppi che predicano la ribellione agli ‘stranieri invasori imperialisti’ è più o meno la cosa più naturale del mondo.

In questo caso, la situazione è completamente diversa. Questa volta, il libico è stato salvato -materialmente, e visibilmente- da una situazione già infernale di suo, al punto che avevano già cominciato a scappare. E poi gli è stata riconsegnata la sua patria, quando già si stavano rassegnando a, forse, non rivederla mai più. E l’hanno ricostruita loro, come parte di un grande sforzo collettivo -insieme a noi. Ricostruita, ripulita, pacificata, equalizzata.

Ha funzionato l’Italia, ad esempio. Sì, intendo nel 1945. Perché? Ad occhio, perché

  • Eravamo in cattive acque con il governo precedente. Gli italiani hanno visto le merci scomparire dai negozi… e i loro cari in Russia, prima che arrivassero gli americani. Non sorprendente che un cambiamento trovasse terreno fertile per essere chiamato “salvezza”.
  • Gli italiani hanno partecipato. O meno, i relativamente pochi che hanno partecipato hanno regalato agli altri la possibiltà di sentire il nuovo stato come “loro” -nascondere la camicia nera e fasi crescere la barba non richiede molto. Ed il nostro ego, tutto sommato, si accontenta di poco.

A queste condizoni, si direbbe, l’ordine e la democrazia possono essere esportate ed attecchire, anziché finire in una crisi di rigetto.

Sì, il meodo proposto qui è probabilmente fantasioso. Eppure: in un modo o nell’altro, queste condizioni, bisogna riuscire a ricrearle.

Naturalmente, esiste anche l’opzione “lasciamoli seguire il loro percorso”.

Ma, se guardate a quale è stato il percorso dell’Europa, che ha portato all’attuale civiltà, è difficile sorvolare su un fatto -una quantità di sangue sinceramente inquietante.

E con buona pace del Papa e della sua “terza guerra mondiale”, quello a cui assomiglia l’attuale guerra settaria diffusa nei paesi arabi è notevolmente questo -Arabia Saudita ed Iran nel ruolo di Francia e Austria, forse. Significa, come epoca, ~1620-1650. Al più, con i primi tentativi di detronizzare il despota, qui -comunque ~1650.

La Rivoluzione Francese, decisamente, ancora non si vede… e non so se essere ansioso di vederla. Quale sarà la ghigliottina del mondo arabo? Qualcuno ha voglia di aprire un libro di storia per vedere quante atrocità vengono prima della Carta dei Diritti dell’Uomo?

E no, gli stati islamici considerano la Carta incompatibile con la loro cultura. Forse devono arrivarci da sè, forse è inevitabile?

Ma non è così semplice lavarsene le mani e dire “facciano loro”. Noi, che l’abbiamo già vissuta, sappiamo che quella strada vedrà il Mediterraneo diventare rosso ancora molte, molte volte.

islam

…e se la strada continuerà ad essere quella, giusto per essere chiaro, io voterò sempre per una mano tesa per gli onesti progressisti di là, ma allo stesso tempo una flotta ben armata sul confine.

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