Indovinate: Grecia.

Piccola parentesi: ma non sarebbe meglio essere ragionevoli, e umani? A dispetto di quello che si crede, le due cose

  1. spesso vanno a braccetto
  2. sono estremamente rare nella società umana; almeno spontaneamente

Quello che sto dicendo è che

Si ottiene di più con una pistola e un sorriso che con un solo sorriso, ma anche più che con una sola pistola

L’impressione che è passata (l’unica cosa che conta) è che sia stata usata solo la pistola.

I tesdeschi si sono mostrati decisamente più preoccupati dei loro soldi che del destino di una nazione. E con l’affrettarsi a proclamare che i greci non meritavano nulla… non hanno fatto che confermare che, evidentemente, tutti gli aiuti non sono stati finalizzati ad aiutare altri che le proprie banche? Il peggior affare della storia: dare via 250 miliardi ed esserne odiati in cambio …per forza, se i meccanismi psicologici che evochi sono quelli dell’addossare colpe e disprezzo!

Quanto sarebbe stato meglio se si fosse evitato di evitare di guardare in faccia la realtà e fingere che potesse essere un mero aggiustamento contabile, e si fosse detto invece

Siamo accanto al popolo greco, che ha avuto le sue colpe ma è anche stato vittima di una congiuntura inconcepibilmente sfortunata. Naturalmente, ci atterremo alle regole, che esistono per questo questo e questo buon motivo, e non possiamo abbandonarle. Ma non temete lavoreremo insieme per rimettere in piedi la Grecia

A quel punto, i tecnici europei, arrivati non tanto in veste di esattori con un obiettivo puramente contabile, ma di collaboratori per la ricostruzione, avrebbero probabilmente potuto portare a termine misure molto più mirate ed efficaci dei tagli lineari che un governo inetto ha messo insieme per restare attaccato alla polrona.

In fondo, è quello che ha prima suggerito a più riprese e ultimamente esplicitamente chiesto Varoufakis. Leggete:

But, if Greece is to implement these reforms successfully, its citizens need a missing ingredient: Hope. A “Speech of Hope” for Greece would make all the difference now – not only for us, but also for our creditors, as our renaissance would terminate the default risk.
What should such a declaration include? Just as Byrnes’ [the American who annunced to Germany the Marshall Plan] address was short on detail but long on symbolism, a “Speech of Hope” for Greece does not have to be technical. It should simply mark a sea change, a break with the past five years of adding new loans on top of already unsustainable debt, conditional on further doses of punitive austerity.
Who should deliver it? In my mind, the speaker should be German Chancellor Angela Merkel, addressing an audience in Athens or Thessaloniki or any Greek city of her choice. She could use the opportunity to hint at a new approach to European integration, one that starts in the country that has suffered the most, a victim both of the eurozone’s faulty monetary design and of its society’s own failings.

Purtroppo, stranamente, pare che con una pistola e una rivendicazione per crimini di 70 anni fa ci sia una cosa che proprio non si può ottenere -ed è un sentimento di fratellanza. Del resto, è troppo tardi.

Cinque anni fa forse… ma forse è davvero utopia.

Bene, torniamo alla realtà. La Grecia uscirà.

Partiamo dalla situazione degli ultimi giorni -e dall’ovvia domanda: ma che dimine combina il Fondo Monetario Internazionale? Proprio quando sembrava che Tsipras e gli europei si fossero avvicinati quasi fino a toccarsi (e i mercati avevano già stappato lo spumante gran riserva) -il FMI è dovuto saltare fuori demolendolo pressoché riga per riga. Da allora è stato uno stillicidio di meeting convocati all’improvviso e collassati nuovamente a stretto giro.

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Fonte: EUBall

Quindi: a che gioco stiamo giocando?

Ora, il FMI ha naturalmente delle motivazioni tecniche per obiettare alla proposta. In particolare, preferisce fortemente i tagli di spesa alle tasse perché sono “meno recessivi” (trattenete le risate per favore) e perché… non si possono evadere. In pratica, sta dicendo alla Grecia che non si fida che possa raccogliere le tasse che dice. Ovvero, che lo considera uno stato fallito. Quanto è supportata dalla realtà questa visione? Per una volta, temo assai.

Qual è la via d’uscita? Un taglio del debito. E questo non lo dice Tsipras, ma… il FMI! Non il loro (per statuto non possono neppure considerarlo) -il nostro.

Bisogna tenere conto che i salvataggi del FMI comprendono quasi sempre una svalutazione -ed una condivisione delle perdite con i creditori. Questo non è avvenuto in Grecia; la svalutazione era impossibile, ed almeno per il primo bailout nel 2010, le banche europee hanno ricevuto il 100% per titoli che avevano già perso sul mercato il 20-30%. Questo non è passato inosservato. Lo stesso delegato del Sud America ai massimi livelli del FMI ha dichiarato che si è fatto troppo per i creditori. E se la Lagarde non vuole perdere il supporto di nazioni sempre più fondamentali nel mondo -deve assicurare la solvibilità della grecia (come avrebbe dovuto fare fin da subito da statuto)… facendo pagare anche gli stati creditori.

Ma gli europei non sembrano disposti. Non solo i governi, i cittadini. Siamo in democrazia, no? Secondo gli ultimi sondaggi, un solidissimo 70% dei tedeschi si oppone a nuovi aiuti. Per inciso la percentuale che vuole Atene nell’Euro è il 41%; crollata dal 55% di inizio anno. La Merkel forse non è neppure tra questi, ma… non è il tipo da andare contro a questi numeri.

Per cambiare le carte in tavola ci vorrebbe un miracolo, o… una catastrofe.

Attenzione. Perché è necessario che la Grecia resti nell’Euro, dal punto di vista dei creditori, dopotutto? Chiaro: perché con una moneta svalutata, ripagare il 100% di un debito in Euro dventa ancora più inverosimile.

Ma, attenzione. Questo dal punto di vista di tutti i creditori. Come se le cause comuni esistessero davvero -LOL.

Il FMI non deve preoccuparsi di tutto il debitoha solo 23 miliardi in gioco. Ed ha uno status senior. Ovvero, viene ripagato prima di tutti gli altri. E 23 miliardi si ripagano anche in dracme -se la maggior parte del resto viene cancellata! Che è il piano in ogni caso. Dopo Tsipras, lo stato greco è entrato in una mentalità collettiva per cui non potrebbe pagare neppure se volesse.
Deve essersene accorta anche la Germania. Non riavrà tutti i suoi soldi. Ma

    Non può fare concessioni ad un paese ancora nell’Euro. Non con Podemos in agguato in Spagna. Non, naturalmente, senza essere visibilmente costretta da una catastrofe unica… Del resto: esiste un piano migliore.

Una volta svalutato, la Grecia avrebbe la quasi certezza di tornare a crescere. Per forza: il suo costo della manodopera diverrebbe qualcosa con la metà; ma allo stesso tempo, si smetterebbe di comprimere la domanda interna. Tornerebbe a crescere come stato del Terzo Mondo, ovviamente: non come parte di un sistema industriale integrato e all’avanguardia, come vorrebbe essere l’Europa, bensì con la pura forza bruta del basso costo, e delle ricchezze natuali. E tuttavia -alla fine, sarebbe meglio di ora.

Allora, credete che il debito europeo evaporerebbe? No. Dopo qualche anno di transizione, il governo greco vorrebbe normalizzare i suoi rapporti col resto del mondo. E farlo comportebbe immediatamente… pagare i debiti. Non tutti, naturalmente. Il modello sarebbe… l’accordo tedesco del 1953 -dopo una vera catastrofe, diverrebbe politicamente accetabile. Poniamo che in valuta locale il PIL sia dimezzato. Un debito dimezzato sarebbe ancora insostenibile… se non che l’interesse resterebbe quasi nullo -mentre il PIL nominale crescerebbe rapidamente, anziché contiuare a calare! In queste condizioni, non è dificile che la Grecia finisca per pagare più di quanto (zero) farebbe ormai che ha imboccato la strada del ribellismo. In cambio sarà “perdonata”, comunque ad un più che sostanziale sconto, da qualche parte attorno tra 2050 e 2100 (dopotutto il debito tedesco della II guerra è stato considerato completamente estinto nel 2010). Anni che saranno però già prima di crescita, anziché di trappola deflattiva.

Comunque, anche se pagasse solo un 30%, divenuto intanto un sempre non confortevole 120% del PIL… sarebbe un bel colpo ai sovranisti da bar, secondo cui uscire significa “ripartire da zero”. Se perfino la Germania ha pagato buona metà dei debiti del Reich, e la Russia è riuscita a neuralizzare solo dopo un decennio quelli sovietici, facendo ripartire il suo potenziale di crescita…

E il resto dell’Europa? Non andrà in crisi? Certo che sì! Ma -ormai abbiamo avuto tutto il tempo di prepararci. Anche -per sfruttarla.

L’Europa ha bisogno di due cose: un sistema di assicurazione che la tenga insieme alla prossima crisi, ed una buona botta di inflazione che (se distribuita nel modo giusto) riequilibri una volta per tutte la competitività delle varie nazioni. Ne sono certamente convinti gli economisti dell’IMF. E probabilmente, se ne rende conto anche la Merkel. Ma entrambe le cose i cittadini tedeschi non accetteranno mai. A meno che… qual è la procedura standard per far approvare misure impopolari?

Crisi!

Del resto, il governo tedesco sta giocando la partita perfetta per mostrarsi innocente: prima non hanno affatto incoraggiato Tsipras; ma visto che il filibustiere ha insistito, in exremis ci sarebbero stati… e poi per colpa di quei tipacci stranieri dell’FMI, è saltato tutto! Che potevamo fare, siamo stati travolti dagli eventi! E adesso c’è da ingoiare questo per far fronte alla crisi. Ma almeno senza Atene l’Unione sarà più tranquilla e prospera che pria (e sarà vero, sebbene come correlazione e non causazione).

Dall’altro lato, far saltare il blocco tedesco è necessario entro l’autunno per poter prendere in contropiede Podemos: guardate, le cose che volevate le stiamo già facendo! Il che è ormai necessario, ma ovviamente lascia molto più potere di decidere i dettagli.

Mentre il FMI non ha problemi a fare la parte del “cattivo”. Tanto, di rimettere piede in Europa non ha intenzione -e più sarà chiaro a tutti, migliori saranno i meccanismi di sicurezza suoi che l’Europa dovrà implementare. E al ruolo, ormai, è oggettivamente abituato.

Quindi? Pronti… via?

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Katainen – commissario europeo al lavoro, crescita, investimenti e competitività. Fonte: gli Eurocrati

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