Euro: Reality calling

“Pareidolia”: è la tendenza del nostro cervello a riconoscere facce (ed anche, a leggervi specifiche emozioni) nei più vari oggetti inanimati. Gli effetti, spesso, sono esilaranti:

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Sebbene non esattamente una simpatica illusione (quanto piuttosto un colossale fallimento, forse sucidio, ideologico e culturale) -sembra tuttavia molto simile, l’illusione di chi ha visto nell’Euro una fratellanza solidale.

Tanto, che dopo l’ennesima e più spettacolare stazione della via crucis greca, si indigna -e se ne esce con articoli del cui il più moderato è del tipo

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(…non comincio neppure con la pila di “dittatura finanziaria”, “nazisti” e compagnia cantante)

Ok.

Immaginate un libro che inizi con

Nella mia famiglia, ognuno si guadagna il pane indipendentemente. C’è una sola regola: mai, in alcun caso, può essere deciso di attingere al patrimonio comune per aiutare un membro della famiglia in difficoltà. Se qualcuno rimane indietro -sarà l’occasione per sforzarsi a correre più forte.

Dite. Non vi sembra l’inizio di una bella storia di solidarietà, che scaldi il cuore?

E vi sembra che l’articolo della BCE che vieta di monetizzare i deficit nazionali non sia esattamente lo stesso?

Certo: una compiuta unità politica, fiscale, e allora certo anche monetaria -sarebbe un progetto intrinsecamente molto solidale.

Una unione solo monetaria -no. Soprattutto con queste regole. Non più, di quanto sia sexy un seno mozzato sul pavimento.

Perché allora, tra tutte le cose da fare, si è partiti dall’ultima? Perché i politici (e i popoli) avevano infinite riserve sull’unione politica e fiscale (e già questo è un interessante segno di profonda solidarietà)mentre gli industriali e i banchieri andavano pazzi per la moneta unica.

E così, si è proceduto in tutta fretta a costruire la moneta… con regole che escludono esplicitamente una solidarietà che nessuno davvero voleva.

In effetti, ho sempre detto che è stata un’enorme sfortuna che l’euro sia arrivato proprio poco prima della Grande Crisi USA.

Ripensandoci, non è una coincidenza affatto. È il prodotto della stessa mentalità. Là hanno lasciato che i capitali si muovessero senza controllo tra banche; qui, tra stati. Sul breve periodo crea crescita, sul lungo… nah, cosa vuoi che succeda?

Leggendo i giornali inglesi del periodo in cui il presidente Blair puntava ad abbandonare la sterlina ed entrare nell’Euro (…ebbene sì), ci si rende subito che loro avevano ben chiaro lo scopo: l’Euro serve agli investimenti internazionali.

That the Prime Minister felt the need to make such a pro-euro speech in Japan reveals the pressure the Government feels from Japanese businesses based in Britain, which have threatened to withdraw if the country does not join the single currency.

E avevano ragione! L’investimento estero in Inghilterra, proprio come temuto, è notevolmente affondato tra gli anni immediatamente prima e dopo l’euro

England

Proprio mentre negli stessi anni, gli investimenti in Italia sono letteralmente esplosi (notate dov’è lo zero -in termini relativi, la differenza è enorme)

Italy

Dall’altra parte, c’era anche piena consapevolezza di quale fosse il vero rovescio della medaglia: la perdita di controllo sui tassi di interesse

If the argument for the euro is that it promotes a ‘single market’, the main argument against joining is that it comes with a single interest rate, set by a single central bank. That rate may not fit any particular member country.

Un esempio a caso, la Grecia -non avrebbe potuto vedere il suo tenore di vita decollare senza l’espansione del mercato trans-frontaliero. Ma ora, avrebbe davvero, davvero bisogno della possibilità di uno stimolo monetario extra.

Da quello che vedo, questa consapevolezza in Italia è mancata completamente. E anche SEI anni di crisi non hanno davvero aiutato. La coppia Tsipras-Schauble ci ha fatto esplodere una bomba in casa… e forse ci hanno fatto un favore: a tutto il resto, la nostra intera classe intellettuale finora ha risposto SNOOZE.

Sarà il caso di guardare in faccia la realtà? E ammettere che l’Euro è un esperimento finanzario solo particolarmente spericolato -e non nulla che abbia a che fare con la solidarietà, nella sua forma corrente?

In effetti, l’altra motivazione era tenere sotto controllo la Germania.

Non ridete: anche questo ha funzionato!

Finché fossero rimaste le valute nazionali, quasi tutti i contratti intereuropei sarebbero rimasti denominati in una moneta sotto il completo controllo della Bundersbank -non certo di un italiano come Draghi. L’austerità che abbiamo passato è nulla, rispetto a quella che avremmo dovuto mettere in atto per evitare il caos monetario, conservando la parità monetaria tra Lira e Marco.

Solo che, è ormai evidente che la cultura dell’europa mediterraneo-oceanica è completamente incompatibile con quella continentale. Esperimento per esperimento -non è ora di tentarne un altro? Il problema è la difficoltà a stare dietro al Marco?

Perché non si può avere un altro riferimento? Io dico, sì. Ogni tanto c’è una soluzione alternativa… e ogni tanto, se non puoi unirti a loro -forse puoi batterli; o quantomeno, pareggiare. L’opportunità è ovvia: una moneta unitaria tra Italia, Francia, Irlanda, Spagna, Portogallo -e basta …comanderebbe comunque 5200 miliardi di PIL. Il ‘blocco rigorista’, che è poi tutto il resto, si ferma a 4600.

Allora… chi sarebbe il riferimento europeo? Non più solo il marco, di certo.

E intanto, sarebbe un’area di paesi con culture, strutture prodduttive, esigenze, molto, molto, molto più simili di quanto sia l’Eurozona intera oggi. La politica monetaria e le leggi di bilancio potrebbero essere molto più accomodanti. Potremmo anche mettere in comune parte del debito, volendo.

Poi, quando ci siano le condizioni per uno stato europeo, unico ma anche davvero unito, unire due monete sarà più facile che 19.

Ma non è oggi quel giorno; e probabilmente, non lo sarà per un decennio o due. Nessuna novità qui; non lo è mai stato. Peccato, che tanti non se ne fossero accorti.

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Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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