La lezione di Donald

Gli USA sono sempre avanti.

…a questo giro, il fenomeno-Trump ci istruisce magistralmente sulle meraviglie di un sistema a primarie davvero aperte combinato con bassa affluenza: con solo una minoranza che vota ed i voti dispersi tra una miriade di aspiranti a cinque minuti di gloria, ad un pagliaccio sufficientemente ricco per farsi notare basta mettere insieme il 25% della metà che vota il suo partito, del forse 60% che vota = gli servono 1/4*1/2*3/5 = 3/40 = 7,5% di disgraziati pronti a dare la colpa di tutto agli immigrati, per divenire immediatamente il punto di riferimento con cui l’intero partito deve misurarsi.

E non voglio neppure immaginare…

Trump_WhiteHouse_HotelCasino

Essenzialmente, questa storia ci insegna una cosa: non è possibile che la scelta di un leader si riduca ad un singolo grande showdown a favore di telecamera.

Forse la soluzione sarebbe una primaria a più turni: in modo da eliminare i candidati irrilevanti, costringere a sviluppare un discorso più approfondito e articolato, impedendo che un candidato sopra le righe tagli nel burro della frammentazione?
Solo, che se già alle elezioni vengono in pochi, e alle primarie ancora meno, gli stadi pre-primaria finirebbero per assomigliare molto a… un congresso di partito.

Umh?

Notare, comunque -Salvini è comunque riuscito a scalare la destra (non continuiamo a dirci sia ‘centro’ per favore) italiana in ogni caso, anche se in modo più complesso e più tempo. Se la gente vuole davvero quello, un modo lo troverà. È la democrazia.

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